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In Emilia Romagna, una mostra e un concerto per riflettere su genere e corpo
Progetti e iniziative
di redazione
Entra nel vivo la terza edizione di Un Problema del Genere – Vulnerabilità Plurale, la rassegna promossa dal Comune di Santa Sofia, in provincia di Forlì Cesena, in collaborazione con istituzioni e realtà del territorio, che per tutto il mese attraversa linguaggi e pratiche differenti per interrogare la vulnerabilità come condizione condivisa. Il programma, articolato tra arti visive, musica, cinema e riflessione teorica, concentra nei weekend i suoi momenti principali, trasformando il paese romagnolo in uno spazio di sperimentazione e incontro.
La giornata di domenica, 22 marzo, curata da Institution, si sviluppa come un percorso che mette in relazione suono, immagine e corpo, a partire da una dimensione esperienziale. Il primo appuntamento è alla Sala Milleluci, dove alle 15:30 il gruppo RN, attivo tra improvvisazione sonora e ambienti performativi, presenta RN in Blu. Il concerto si costruisce in dialogo diretto con Selettore n. 8, installazione permanente del duo Cuoghi Corsello, attivata per l’occasione attraverso una modulazione luminosa sincronizzata con la performance. Le lampadine blu dei lampadari reagiranno agli impulsi sonori, trasformando lo spazio in un ambiente in cui il colore associato simbolicamente alla profondità, alla dimensione interiore e al femminile, diventa elemento percettivo e narrativo. La musica, tra distorsioni e stratificazioni, accompagnerà questo dispositivo visivo verso una dimensione instabile, tra evocazione e immersione.

Nel pomeriggio la rassegna si sposterà alla Galleria civica d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni, dove alle 17 inaugurerà la mostra Corpi invisibili, fuori controllo, doppia personale di Claudia Amatruda e Carla Giaccio Darias, a cura di Lara Gaeta, direttrice della Galleria e curatrice di Institution. Il progetto espositivo affronta il tema della vulnerabilità attraverso il corpo e le sue relazioni molteplici. Le due artiste sviluppano traiettorie differenti e complementari: da un lato, Amatruda, classe 1995, lavora su autorappresentazione, rischio e relazione con l’ambiente naturale, mettendo in scena un corpo esposto, attraversato e sostenuto da presenze spesso invisibili; dall’altro, Giaccio Darias, nata nel 1998, parte da archivi fotografici anonimi per costruire immagini pittoriche che attivano una memoria sospesa, tra riconoscimento e straniamento.

In entrambi i casi, il corpo si configura come luogo instabile, attraversato da stratificazioni temporali e da narrazioni che sfuggono a una definizione univoca. Dalla mostra emergono così i temi legati all’assenza, alla perdita e alla trasformazione, avviando una riflessione sulla possibilità di immaginare forme diverse di esistenza e di contatto. Al termine dell’inaugurazione è prevista una visita guidata, seguita da un talk con le artiste.

La giornata si chiuderà negli stessi spazi con un momento più informale: alle 18:30, aperitivo e dj set a cura di Rumors, che prolungheranno l’esperienza in una dimensione conviviale, coerente con l’impianto della rassegna.








