28 agosto 2023

L’isola degli arrusi: il progetto di Luana Rigolli fa luce su una storia dimenticata

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Il festival Vicoli Corti presenta il progetto itinerante che ha portato alla luce la storia del confino alle Tremiti degli omosessuali condannati dal fascismo: ne parliamo con la fotografa Luana Rigolli e il curatore Vincenzo Madaro

Luana Rigolli, L'isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023
Luana Rigolli, L'isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Il progetto fotografico editoriale ed espositivo L’isola degli arrusi di Luana Rigolli (Piacenza, 1983) è stato presentato dal 2020 in varie città, da Catania e Roma, Reggio Emilia e Bologna, a Montréal e La Malbaie in Canada, vincitore quest’anno del Premio Max Spreafico nel Circuito OFF del Festival Fotografia Europea 2023. Viene mostrato per la prima volta in Puglia in occasione della 18ma edizione 2023 di Vicoli Corti_Cinema di Periferia, solido festival che si svolge annualmente a Massafra in provincia di Taranto.

Con foto d’archivio, documenti e suoi scatti originali, la fotografa ricostruisce e interpreta tra ricerca archivistica e ispirazione poetica la storia del confino alle Tremiti imposto agli omosessuali nell’Italia fascista, e in particolare riferisce della vicenda di quarantacinque “arrusi” siciliani che oltre a numerosi altri da tutta Italia nel 1939-1940 vennero detenuti sull’isola di San Dòmino con l’accusa di “pederastia passiva” contro il buon costume e l’integrità della razza: provenienti da Catania, che tra tutte le province italiane spiccò per la quantità di arresti, furono indagati, allontanati da casa e dalle famiglie, e posti in isolamento “circondati dal muro del mare”.

Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Inaugurata il 30 luglio, la mostra a cura di Vincenzo Madaro, fondatore e direttore artistico del festival Vicoli Corti, si terrà fino al 30 agosto nel Palazzo della Cultura “N. Lazzaro”, realizzata con allestimento specifico degli architetti Grazia Patruno e Lillo Montemurro di Studio Heima, con una appendice esterna sul Ponte Garibaldi che affaccia sulla gravina del centro storico massafrese.

Rivolti al pubblico, ad inquisire la consapevolezza contemporanea di questa obliata e amara pagina di storia, i volti e gli intensi sguardi dei quarantacinque protagonisti dei quali Rigolli ha rintracciato e conserva anche nomi e cognomi, oltre che le riproduzioni esposte in mostra dei loro documenti del confino, dalle schede biografiche ai certificati medici e giudiziari che ne attestavano la presunta e colpevole omosessualità, fino alle lettere di suppliche per chiedere la scarcerazione.

Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

A partire dagli ingrandimenti delle foto segnaletiche, che diventano ritratti con alto valore estetico, il progetto si completa con una galleria di immagini simboliche ed evocative dei luoghi e degli oggetti legati all’esperienza degli “arrusi”, sia prima della detenzione a Catania che durante l’isolamento nella piccola San Dòmino. Un’attenta e personale operazione di recupero dell’identità e della memoria storica che continua a interrogare la società sull’evoluzione-involuzione italiana dei diritti LGBTQIA+.

Il percorso di visita vede oltre al corpo centrale, dedicato al centinaio di foto del progetto, una sezione video con il cortometraggio “La guerra dei mariti” (9′ 06”; Italia/2012) della documentarista Paola Manno, vincitrice a sua volta di un Nastro D’Argento con questo film-inchiesta sulle relazioni amorose durante il fascismo, proprio nella piccola comunità delle isole Tremiti.

Luana Rigolli, L'isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023
Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Luana questo tuo lavoro prende forme sempre diverse, dal libro autoprodotto in tiratura limitata ai manifesti murari incollati per strada, alla collocazione in cornice negli spazi museali, come è accolto dalle varie comunità locali?

«Nei luoghi in cui ho già esposto la ricerca ho avuto un riscontro di pubblico molto buono. I visitatori mi ringraziano perché quasi nessuno conosce questa storia, e per me è bellissimo riuscire nell’intento di diffonderla con la mia fotografia. È davvero lo scopo del mio lavoro. In Italia se ne parla poco, sia sui libri di scuola sia nel dibattito pubblico. È un capitolo del nostro recente passato che non è stato affrontato, penso per mancanza di interesse. Motivo per cui quando ne sono venuta a conoscenza il primo sentimento è stato di stupore e poi ho subito pensato di raccontarlo fotograficamente. È un fatto accaduto in Italia solo 80 anni fa e se non si sta attenti ci potrebbe volere davvero poco per la ripetizione dei fatti, magari non con arresti e confino, ma con altre forme discriminatorie e di persecuzione (come del resto pare si stia già tornando a fare). Penso che diffonderla, nel mio piccolo, possa aiutare a non ricadere negli stessi errori, o almeno cercare di non farlo.

L’allestimento di Massafra si aggiunge alle varie modalità con cui questo lavoro è già stato esposto e comunica. L’invito è a camminare tra i volti di queste persone, tra le fotografie appese nella parte centrale della grande sala espositiva, quasi a formare un’isola, quella in cui sono stati confinati. Le stampe degli occhi di alcuni di loro, allestite all’esterno sul Ponte Garibaldi, formano già un invito a scoprire la storia, a immergersi poi entrati nel Palazzo della Cultura nella storia personale di ognuno dei quarantacinque».

Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Da tempo lavori sul concetto di “isola”, sull’immaginario comune e l’esperienza che ne fai in prima persona nei tuoi viaggi, cosa ti ha ispirata?

«Quasi da sempre lavoro sulle isole, mi ispirano moltissimo perché sono luoghi in cui prima di tutto io stessa mi sento bene, e quindi libera di creare. Mi piace il fatto che siano geograficamente ben collocabili su una mappa geografica, occupano uno spazio ben preciso: se dico di essere su una tale isola le persone possono immaginare esattamente dove sono. Un’altra delle cose che mi affascina delle isole piccole è il fatto che tutta la vita è scandita dall’arrivo delle navi, tutte le novità passano dalle navi, e basta un po’ di mare grosso per rimanere davvero “isolati”».

Luana Rigolli, L'isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023
Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Per quanto, come ci insegnano i versi del poeta John Donne e tanto più la storia degli arrusi, che hai così portato a conoscenza, “nessun uomo è un’isola”, “ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto”, sei d’accordo?

«In realtà penso che ogni uomo sia un’isola, ma un’isola viaggiante che si sposta nel “mondo”, alla ricerca del suo arcipelago».

Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Vincenzo, la programmazione cinematografica di Vicoli Corti si apre alle arti visive contemporanee…

«Già dieci anni fa, sempre al Palazzo della Cultura di Massafra, ci fu la prima esperienza espositiva che accompagnava il nostro evento cinematografico, mi riferisco ad “Asa Nisi Masa” la mostra dei disegni dal “Libro dei sogni” di Federico Fellini, che accompagnava la retrospettiva cinematografica a lui dedicata. Era il 2013, l’edizione di Vicoli aveva come tema il sogno.

Nel 2021 invece abbiamo omaggiato Pier Paolo Pasolini attraverso una esposizione en plein air, lungo i vicoli del quartiere Gesù Bambino, il più antico e marginale del paese. Ci sono delle similitudini con l’attuale esposizione di Luana Rigolli. Anche in quel caso c’era stato l’incontro tra foto d’archivio e foto contemporanea. I dettagli delle foto di scena scattate da Angelo Novi (di proprietà dell’Archivio Pasolini presso la Cineteca di Bologna) sul set massafrese de “Il Vangelo secondo Matteo” di PPP dialogavano con le foto di Cosimo Calabrese, frutto di un periodo di sua indagine fotografica nel quartiere. Un lavoro di sovrapposizione di immagini affisse sulle pareti delle case abbandonate della zona. Una mostra volutamente effimera, sottoposta alle intemperie, così come è stata breve ed effimera la memoria di Massafra riguardo l’esperienza pasoliniana in paese. Da tre anni, anche la video arte e il sound design stanno avendo un ruolo importante nella nostra programmazione, frutto della collaborazione con il Collettivo Zeugma e la call internazionale Landscape.

La proposta di questa edizione, di portare in Puglia il lavoro documentaristico di Luana è arrivata da Yàdad De Guerre, che conosce bene Vicoli Corti e che aveva visitato la mostra “L’isola degli arrusi” a Roma. Il tema è in linea con le scelte artistiche che facciamo in campo cinematografico, il sottotitolo di Vicoli Corti è “Cinema di Periferia”. Ci piace presentare e raccontare storie periferiche, non solo dal punto di vista geografico, ma storie di persone ai margini, invisibili, così come lo sono stati gli “arrusi”».

Luana Rigolli, L'isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023
Luana Rigolli, L’isola degli arrusi, Massafra, Vicoli Corti_Cinema di Periferia, 2023

Con rispettosa ironia la mostra offre ai visitatori una collezione di cartoline con i “Saluti dall’Isola degli arrusi”, di che si tratta? Qual è il messaggio lanciato al pubblico?

«L’idea delle cartoline è nata quasi per necessità, lo spazio espositivo a nostra disposizione non era sufficiente per esporre tutto il materiale di archivio presente nel libro fotografico di Luana, mi riferisco in particolare alle lettere di supplica e richieste di grazia che i confinati inviarono alle autorità. Così abbiamo pensato ad una soluzione che potesse renderle note e anche sdrammatizzare con ironia e rispetto la vicenda. Leggendo le lettere e vedendo i documentari che hanno accompagnano la mostra (oltre a “La guerra dei mariti” di Paola Manno in mostra, “Baci rubati – Amori omosessuali nell’Italia fascista” di Gabriella Romano e Fabrizio Laurenti, messi a disposizione dall’Istituto Luce) ci siamo resi conto dello spirito con il quale i confinati hanno vissuto l’esilio sull’isola. Questa sdrammatizzazione vuole andare anche incontro al pubblico, con l’obiettivo di rendere la mostra il più possibile inclusiva e partecipata, in linea con l’anima del festival e rispetto a questa storia ancora poco nota».

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