05 febbraio 2026

Per Società Dolce, l’arte è il linguaggio della cooperazione: il progetto a Bologna

di

Società Dolce apre al pubblico la sua sede a Bologna per Art City e Arte Fiera: il lavoro sociale diventa la materia di prima un laboratorio artistico condiviso

Stefano Arienti, Puzzle

Quando l’arte entra nei luoghi del lavoro e della cura, non lo fa mai in modo neutrale. Porta con sé una domanda implicita: può la forma estetica farsi strumento di relazione senza perdere la propria autonomia? Il progetto promosso dalla cooperativa sociale Società Dolce in occasione di Art City Bologna e di Arte Fiera nasce precisamente da questa tensione, aprendo al pubblico la sede di via Cristina da Pizzano 5 come spazio di attraversamento culturale, di dialogo e di pratica condivisa.

L’apertura, libera e gratuita, si svolgerà venerdì, 6 febbraio, dalle ore 10 alle 20, con vernissage alle ore 18, e proseguirà sabato, dalle 10 alle 22. La giornata conclusiva è segnata da Mixer, il finissage delle ore 19 che affianca all’esperienza espositiva un momento conviviale e un progetto musicale curato da Gianluca Gottardi. Un tempo dilatato, pensato non come semplice visita ma come occasione di permanenza e di incontro, in linea con una visione dell’arte intesa come processo piuttosto che come evento puntuale.

Il percorso espositivo restituisce un progetto stratificato, costruito nel corso di oltre dieci anni, nel quale le opere sono l’esito di una relazione continuativa tra artisti e soci della cooperativa. Le opere permanenti di Giuseppe Stampone, Stefano Arienti ed Eugenio Tibaldi dialogano con le installazioni temporanee di Gabriele Picco e Davide Rivalta, mentre gli interventi di street art di Marco Réa e Daniele Tozzi introducono un segno urbano che amplia la riflessione sullo spazio e sulla sua funzione sociale.

In questo contesto, l’arte è chiamata a costruire visivamente nuovi valori attraverso una pratica condivisa. Inclusione, partecipazione, ascolto e solidarietà emergono come esiti di un lavoro comune che mette in discussione l’idea di autorialità come gesto solitario e riafferma una dimensione relazionale del fare artistico.

L’Abecedario di Giuseppe Stampone

Tra i lavori esposti, L’Abecedario della Cooperazione di Giuseppe Stampone assume un ruolo centrale. Le 26 tavole che compongono il progetto utilizzano la struttura elementare dell’alfabeto per articolare un lessico visivo del mondo cooperativo contemporaneo, restituendone tanto le aspirazioni quanto le contraddizioni. L’alfabeto diventa così strumento educativo e dispositivo simbolico, capace di orientare lo sguardo verso nuove forme di fiducia e cambiamento.

Il progetto T-essere di Stefano Arienti approfondisce ulteriormente il tema della partecipazione. 12 immagini fotografiche, realizzate e selezionate dai soci della cooperativa per la loro forza comunicativa, diventano il supporto su cui l’artista interviene mediante tessere di puzzle, elemento che è, al tempo stesso, segno grafico e simbolo identitario di Società Dolce. La scomposizione e ricomposizione dell’immagine introduce una riflessione sul valore della singola unità all’interno di un insieme, in un gioco di profondità e tonalità che cambia a seconda del punto di vista.

Il tema dell’inclusione attraversa anche il lavoro di Eugenio Tibaldi, presente con Inclusio: 13 autoritratti in forma di selfie e un tavolo per la sala riunioni composto da ripiani e banchi provenienti da case, scuole ed enti diversi. Un oggetto funzionale che diventa dispositivo simbolico, ricordando, a chi vi si siede, che ogni decisione incide sulla vita di molte persone. A questo lavoro si affianca la colonna realizzata con materiali di scarto dai ragazzi del quartiere Pilastro di Bologna, esposta al secondo piano della sede come testimonianza concreta di un processo collettivo e territoriale.

A completare l’iniziativa, un programma di laboratori condotti da Marco Réa, Giuseppe Stampone e Gabriele Picco con studenti di una scuola media di Zola Predosa e di una quinta del liceo Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno, e il talk ad inviti CO-ART, l’arte come processo collettivo, che riunisce artisti, operatori culturali e la critica d’arte Ilaria Bernardi in un confronto aperto sui valori dei processi condivisi nella costruzione di comunità, relazioni e nuovi immaginari.

Questo progetto si inserisce coerentemente nella storia di Società Dolce, cooperativa nata a Bologna nel 1988 dall’iniziativa di un gruppo di giovani universitari animati dall’idea di una società più equa e inclusiva. Nel corso degli anni, la cooperativa ha sviluppato una rete articolata di servizi nei settori dell’infanzia, della disabilità, degli anziani, della sanità e dell’assistenza, anticipando molte delle attuali riflessioni sul welfare contemporaneo.

Oggi Società Dolce è tra le prime dieci cooperative italiane, con circa 4mila lavoratori e un valore della produzione che supera i 127 milioni di euro. Ma al di là dei numeri, ciò che emerge con forza è una visione che intreccia cultura, territorio e responsabilità sociale. In questa apertura, l’arte non arriva a decorare il lavoro della cooperazione, bensì lo attraversa, lo rende visibile, lo mette in comune. E nel farlo, riafferma il proprio ruolo come spazio di pensiero, di relazione e di possibilità condivisa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui