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Quando il confine diventa ascolto: il progetto di Matteo Attruia tra Gorizia e Nova Gorica
Progetti e iniziative
di redazione
In un territorio in cui il confine non è mai stato solo una linea sulla mappa, ma una condizione storica e umana profondamente incarnata, prende forma In Ascolto. Tracce lungo il margine, progetto artistico partecipativo ideato da QuiAltrove Associazione ETS e sviluppato con l’artista Matteo Attruia. Il contesto è quello di Gorizia e Nova Gorica, città oggi al centro del programma di GO!2025, che invita a ripensare il confine come spazio di relazione, scambio e trasformazione.
Qui il margine diventa uno stato, più che un limite: uno spazio emotivo e politico che attraversa biografie, comunità e territori. È da questa consapevolezza che nasce un progetto che assume l’ascolto come pratica artistica e come gesto etico. «Il confine non è una retta che separa», spiega Attruia, «Ma un luogo aperto, dove l’altro e l’io convivono. È una condizione in cui il passato resta presente, ma soprattutto si apre al futuro».
In Ascolto si sviluppa come un processo collettivo, fondato sulla relazione con diversi gruppi sociali — giovani, donne migranti, anziani, persone in condizioni di fragilità, rifugiati — coinvolti in una serie di incontri pensati come spazi di condivisione non giudicante. Parole, disegni, gesti ed emozioni emersi durante questi momenti non sono materiali accessori, ma la sostanza stessa dell’opera: una materia viva che prende forma attraverso la partecipazione.

Il progetto si colloca in una zona di tensione fertile tra arte pubblica e arte partecipativa. Da un lato, l’intervento nello spazio urbano interroga il territorio, modificandone la percezione e attivando nuove letture del concetto di confine. Dall’altro, l’arte partecipativa sposta l’attenzione dal risultato al processo, dall’oggetto alla relazione, ridefinendo il ruolo dell’artista come facilitatore e interprete di una narrazione condivisa. «L’opera è per me uno strumento di contatto», sottolinea Attruia. «Cerco linguaggi semplici, non banali, capaci di includere e di spostare lo sguardo».
Articolato in tre fasi, il progetto ha preso avvio tra ottobre e dicembre 2025 con una serie di incontri nei comuni di Gorizia, Monfalcone, Palmanova, San Vito al Tagliamento e Trieste, durante i quali sono emerse narrazioni plurali del confine: l’attesa, l’attraversamento, la fatica del restare, il desiderio dell’andare. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, questi materiali sono stati rielaborati dall’artista in opere di arte partecipata e installazioni site-specific, restituendo una narrazione collettiva stratificata. «Ogni parola e ogni segno sono stati un dono», racconta Attruia. «Io li ho semplicemente messi insieme».

La fase conclusiva, prevista per febbraio 2026, si traduce in una mostra-installazione presso The Circle a Gorizia: non un punto di arrivo, ma un’ulteriore soglia del processo. Un’esperienza immersiva e aperta, in cui documenti, immagini e frammenti visivi e sonori costruiscono un archivio vivo del dialogo tra artista, comunità e territorio. Centrale è il gioco linguistico che trasforma l’espressione “confine di Stato” in “stato di confine”, restituendo il limite come condizione esistenziale e spazio generativo.
Attivo a livello internazionale, Matteo Attruia lavora da sempre sullo slittamento di senso, sul dubbio e sull’ironia concettuale, utilizzando media diversi — dalla pittura al neon, dalla scrittura all’installazione. In In Ascolto, però, il suo linguaggio si mette esplicitamente al servizio di un processo relazionale.
Inserito nella visione di QuiAltrove Associazione ETS, il progetto rivendica il ruolo dell’arte contemporanea come pratica capace di produrre cambiamenti reali, non attraverso la semplificazione ma tramite l’ascolto.










