02 settembre 2023

Il salotto della sfinge: cinema e cultura nello scrigno di Villa San Michele, a Capri

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Quinta edizione per la rassegna "Il salotto della sfinge", organizzata dalla Fondazione Axel Munthe negli splendidi spazi di Villa San Michele, a Capri: cultura e imprenditoria, per riflettere sul tema della giovinezza

Il giardino di Villa San Michele

Una cornice davvero unica, Villa San Michele ad Anacapri, ex dimora del medico e scrittore Axel Munthe, lasciata in eredità al governo svedese, ha ospitato la quinta edizione della rassegna Il salotto della sfinge, organizzata dalla Fondazione Axel Munthe. Un’ulteriore testimonianza della vitalità di Villa San Michele che organizza mostre, concerti e talk su temi di attualità su cui riflettere. Mente e motore di questo progetto è la soprintendente Kristina Kappelin – insieme al team guidato da Luca Grossi – che hanno organizzato tre giorni ricchi di interventi e personaggi, dal cinema alla musica passando per l’imprenditoria, tutti chiamati a riflettere sul tema della giovinezza.

Come racconta la stessa Kristina Kappelin: «In questi ultimi anni abbiamo deciso di animare Villa San Michele e rendere questo luogo un vero e proprio salotto culturale, uno spazio in cui il dialogo, la parola, il confronto potessero diventare gli elementi essenziali. Abbiamo scelto ”giovinezza” come tema, per sottolineare e mettere in luce l’impegno e la tenacia di una generazione under 30 che sa esprimere la propria voce e cogliere i frutti di un duro lavoro. La valenza, la creatività, la forza, ma allo stesso tempo la fragilità di un mondo complesso che rappresenta il futuro. Nell’arte, nel sociale, nell’imprenditoria, nella vita di tutti i giorni».

Gli ospiti della quinta edizione de Il Salotto della Sfinge

La kermesse è stata suddivisa in tre giorni (si è conclusa il 26 agosto) con la prima serata dedicata a giovani imprenditori under 30: Alessandro Marinella, che lavora nell’omonima azienda simbolo di eleganza e made in Italy, e Marianna Palella, founder e CEO di Citrus, start up che ha rivoluzionato lo storytelling dell’ortofrutta. Due casi di giovani che sono riusciti a far sentire la propria voce, creando innovazione all’interno delle rispettive aziende.

Alessandro Marinella, vero gentleman contemporaneo, è riuscito nella missione di sviluppare lo storico business famigliare della cravatta, ampliandolo verso nuove linee di prodotto, puntando sul digitale per conquistare ulteriori mercati.  Intuizioni che si sono rivelate nel tempo coerenti, mantenendo le migliori tradizioni produttive, ma rendendo più trasversale il business della cravatta.

Sempre nel segno dell’innovazione è la storia di Marianna Palella che è riuscita a trasformare con un nuovo modello di business l’azienda d’ortofrutta di famiglia che era in fallimento. Ha così lanciato Citrus, che comunica e vende in modo ironico e coinvolgente frutta e verdura con un impegno verso la tutela dell’ambiente e l’impatto sociale: l’azienda devolve una parte dei suoi ricavati a finanziare lo studio di giovani ricercatori della Fondazione Umberto Veronesi.

Come ha raccontato la stessa Marianna: «La cosa più bella è riuscire in questo settore, che ha tanto da raccontare ma spesso resta autoreferenziale. Per questo ho contattato Alessandro Marinella e ci siamo inventati la campagna il “Broccolo incravattato” da Marinella, in cui l’eleganza italiana è stata impegnata per una buona causa: l’importanza della prevenzione già dalla tavola. Il progetto si chiama “Papà non fare il broccolo” e ha promosso una raccolta fondi sempre per la Fondazione Veronesi. Dialoghiamo anche con il cinema: abbiamo preso in prestito tutta la famiglia Addams per comunicare – anche ai bimbi – che è giusto accogliere tradizioni nuove, come Halloween, ma le zucche non intagliamole, cuciniamole! Questo progetto si serve della magia della zucca mantovana che puoi mettere intera in forno, picciolo compreso. Ancora, diffondiamo la cultura dei nuovi snack: carotine a merenda, per esempio. L’innovazione, in questo senso, è dare valore nuovo a tutto quello che, da sempre, può offrire la frutta e verdura italiana».

Kristina Kappelin, Pietro Turano, Victoria Oluboyo, Miguel Gobbo Diaz, Nina Corradini

Il giorno seguente i talk sono stati invece focalizzati sull’attivismo visto da settori diversi, dai diritti LGBTQ+ al cinema, passando per la politica. Victoria Oluboyo, di origine italo-nigeriana e membro della direzione del partito democratico, ha raccontato delle sue battaglie per i diritti delle donne e contro le discriminazioni insieme Miguel Gobbo Diaz, il primo attore italiano nero a ottenere il ruolo principale in una popolare serie poliziesca, Nero a metà. Una testimonianza importante per capire come nel cinema italiano sono ancora pochissimi i ruoli disponibili per persone di colore.

E ancora è stato importante sentire il percorso di Pietro Turano, che dal suo esordio nella serie Skam Italia è arrivato a essere portavoce di Gay Center, responsabile di progetti come Gay Help Line e Refuge, un vero rifugio che accoglie persone LGBTQ+ che vengono allontanate, spesso maltrattate, dalle proprie famiglie dopo avere fatto coming out.

Infine è stata toccante la storia di Nina Corradini, ex ginnasta della squadra italiana nazionale di ginnastica ritmica, che ha rivelato tramite il suo libro, Sorridendo sempre, le pressioni e abusi psicologici degli allenatori: un percorso doloroso ma che vuole essere un monito per le giovani aspirante atlete.

E sempre racconti dal mondo del cinema con Greta Esposito, reduce dal successo della serie televisiva Mare Fuori e Demetra Bellina, attrice e cantante che dal successo della serie Tutta colpa di Freud uscirà a settembre col nuovo film Non credo in niente, di Alessandro Marzullo. Questa opera prima racconta proprio una generazione di giovani che affrontano una fase della vita importante con tutte le loro fragilità, sullo sfondo di una Roma malinconica. Ha concluso nel segno della musica la performance di Greta Zuccoli che ha reso omaggio alla jazzista svedese Monica Zetterlund accompagnata dal pianista Mario Donato Pilla.

Villa San Michele, un museo unico tra arte e cultura: il salotto d Anacapri

«La mia casa sarà aperta al vento e alle voci del mare – come un tempio greco – e luce, luce, luce ovunque», così scrisse Axel Munthe nel suo libro La storia di San Michele. Munthe acquistò il terreno per costruire la casa dei suoi sogni nel 1895.

Villa San Michele a Capri è l’opera di una vita del noto medico e scrittore svedese Axel Munthe (1857–1949) che costruì la sua dimora ricreando l’atmosfera della villa romana circondata da un giardino incantevole pieno di fiori, colonne, pergole e cipressi centenari, con una vista mozzafiato sul Golfo di Napoli. Dietro si innalza la montagna che Munthe comprò per proteggere gli uccelli migratori dalle reti e dalle trappole dei cacciatori.

Nel libro La storia di San Michele (1929), un vero best-seller internazionale ante litteram, scrisse racconti che catturarono i lettori in tutto il mondo. Sono ancora vivi in Villa San Michele, nelle stanze e negli oggetti, nel giardino e nella sfinge proveniente dall’Egitto in granito rosso che guarda il mare. Ne La Storia di San Michele, Munthe racconta come abbia visto la sfinge in un sogno e sia salito sulla sua barca, andandola a cercare. Da dove viene effettivamente l’opera e come sia stata trasportata a Villa San Michele rimane ancora oggi un mistero. Il puteale di Villa San Michele è in marmo bianco e risale alla prima età imperiale. La decorazione è tipica per il periodo con frutta e spesse ghirlande di foglie, tenute insieme da teste di bue. Munthe ricevette questo pezzo dalle suore di clausura dell’ordine chiamato Le sepolte vive, a Napoli, come ringraziamento per i suoi sforzi durante l’epidemia del colera nella città nel 1884-85.

Sono davvero numerose le sculture e i reperti conservati nella Villa, dal Mercurio a riposo alla testa di Medusa in marmo bianco, probabilmente originaria dal tempio di Venere e Roma, fino alla statua di Hypnos, dio del sonno. L’ex dimora del medico e scrittore è stata lasciata in eredità al governo svedese proprio dallo stesso Munthe ed è oggi uno dei musei più visitati della Campania – con una media di 125 mila turisti all’anno – e sede del Consolato di Svezia.
Da sempre un luogo privilegiato di cultura e storia, circondato da un giardino eletto nel 2015 parco più bello d’Italia, qui personaggi come Oscar Wilde, Rainer Maria Rilke, Henry James, Greta Garbo, la marchesa Casati Stampa – per citarne alcuni – hanno dimorato e lasciato un segno indelebile del loro passaggio.

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