21 febbraio 2015

Fino al 1.III.2015 Valentina Vetturi Macro, Roma

 
Tu chiamale se vuoi sparizioni

di

«Come possono una nuvola e una guerra stare in uno studio?» chiede una scritta a led bianchi, riassumendo i due lavori presentati da Valentina Vetturi al Macro in occasione di “Artisti in Residenza”. Possono, perché entrambi raccontano una sparizione.
Sparizione della memoria.
Si dice che suono e memoria siano connessi profondamente, non solo nel senso della Recherche proustiana, ma anche perché il nostro apprendimento mnemonico è basato su meccanismi sonori. Partendo da questa suggestione la Vetturi ha effettuato alcune registrazioni tra chi con la memoria ha qualche problema: i malati di alzheimer. Voci, filastrocche, balbettii biascicati e inquietanti, frammenti di ricordi di chi spesso non ricorda più nemmeno il proprio nome: questa sorta di vaga, malinconica ma a tratti anche disturbante, nuvola sonora è resa accessibile al pubblico secondo diverse modalità, a seconda delle differenti forme e luoghi con cui e in cui si manifesta Alzheimer Café.
Al Kunsthalle di Gopingen, per esempio, nel 2014, era una piramide rossa nel cui interno si potevano ascoltare quei suoni da alcune botole. Al MaXXI, in occasione di “Open Museum Open City”, futuristici performer offrivano delle cuffie al visitatore, interagendo con lui. Da quella esperienza nasce il video, non documentativo, che possiamo vedere e ascoltare oggi al Macro.
Valentina Vetturi, Studio Show MACRO_vista parziale della mostra 2015
Sparizione di un fisico.
Alzheimer Café dialoga con Primo movimento (La mossa di Ettore), un altro lavoro sviluppato anch’esso in una sua prima forma per “Open Museum Open City”. Proprio di questi ultimi giorni è la notizia che il fisico misteriosamente scomparso nel 1938, Ettore Majorana, si fosse ritirato in Venezuela, ed è proprio a lui, e al bellissimo libro di Leonardo Sciascia Il caso Majorana, che si ispira il lavoro della Vetturi. Immaginando che la sparizione di Majorana – da alcuni interpretata come scelta di abbandonare una partita in cui non ci si riconosce – fosse una nuova mossa del gioco degli scacchi (Majorana era un giocatore di scacchi), l’artista ha invitato due Maestri della Federazione Italiana Scacchi, Lucaroni e Ortega, a sfidarsi nel suo studio al Macro il giorno 5 ottobre: il giocatore nero, lo scacco matto a portata di mano, sceglie invece di scarificare il cavallo a un pedone bianco dell’avversario, e abbandona il gioco. Al Macro restano tavolino, sedie, registro delle mosse e scacchiera, ove l’artista ha tracciato in foglia d’oro quella ultima mossa di sparizione, o meglio di sottrazione dal gioco, così affine alla scelta di Majorana.
Mario Finazzi
mostra visitata il 30 gennaio

Dal 30 gennaio al 1 marzo 2015
Valentina Vetturi
Macro, 
via Nizza 138, 00198 Roma
Orari: da martedì a domenica11.00, 19.00 
sabato 11.00, 22.00 

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