26 ottobre 2022

Fabrizio Prevedello, Mani – z2o Sara Zanin

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Dopo alcuni anni di ricerca, Fabrizio Prevedello in questa mostra sembra aver raggiunto l'armonizzare dei materiali all’interno di un equilibrio tra pieni e vuoti, frammenti e architetture

Fabrizio Prevedello, Mani, Installation view. Ph. Giorgio Benni

Le sculture a parete di Fabrizio Prevedello (1972) possiedono la qualità di oltrepassare la propria fisicità per evocare paesaggi mentali di particolare delicatezza. Esposte fino all’11 novembre alla galleria z2o, esprimono una condizione di ruvida riservatezza, simile al mood presente nelle pagine di scrittori come Paolo Cognetti o ancor di più Erri De Luca. Prevedello appartiene alla loro stessa razza, fatta di persone che frequentano le montagne e si muovono a loro agio tra scoscesi pendii e preziosi silenzi, piuttosto che in piazze affollate e chiassose. Così, l’arte di Prevedello nasce dal rumore di un sasso mosso dallo zoccolo di uno stambecco, dal fruscio di una lepre nel sottobosco o dallo schianto di un ramo di un abete dopo una nevicata troppo abbondante. Dopo alcuni anni di ricerca, in questa mostra l’artista sembra aver raggiunto una consapevolezza che gli permette di armonizzare i materiali all’interno di un equilibrio tra pieni e vuoti, frammenti e architetture, gesti e riflessioni.

Fabrizio Prevedello, Mani, Installation view. Ph. Giorgio Benni

Definito da Antonio Grulli “un rabdomante in cerca di materia”, Prevedello presenta nei tre ambienti della galleria dieci opere, che abitano lo spazio con una sorta di intima ma calcolata discrezione, senza eccessi o strappi. Sculture giocate sul rapporto tra marmi e metalli, come in Cornerstone (247) (2018) o in Tempi (297) (2020) , dove una lastra di marmo bardiglio è posizionata in una sorta di gabbia d’acciaio, che le permette di mostrare la sua trama marezzata e splendente. Una pietra che l’artista dona al nostro sguardo, con un invito all’attenzione propria dell’alpinista in arrampicata, quando un solo piede in fallo potrebbe farlo precipitare nell’abisso. In una delle opere in mostra, Cava, Tacca bianca (184-1°,1) (2017) , Prevedello raggiunge un risultato ancora più alto e poetico, sostituendo l’arroganza del metallo con la soffusa trasparenza del vetro che dialoga con il cemento armato . in un gioco di magiche e intime armonie. Se il titolo della mostra, “Mani”, suggerisce un rapporto con una manualità forte e sapiente, uno dei possibili sviluppi della ricerca dell’artista potrebbe essere l’aprire la materia a nuove ed inaspettate relazioni, più svincolate da un progetto costruttivo e rivolte verso territori magici e poetici, da conquistare con libertà e coraggio .

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