30 luglio 2010

fino al 26.IX.2010 Mimesi permanente Torino, Gam

 
Prosegue la cavalcata ipogea della Gam contemporanea. E stavolta Elena Volpato lascia le redini a un curatore esterno. Per un tema che, però, non brilla di originalità...

di

Continua la linea intrapresa dalla
nuova direzione della Gam: far dialogare le opere della propria collezione con
proposte più sperimentali. Ne è un esempio la mostra Mimesi permanente, ideata da Alessandro Rabottini.
Capo curatore alla Gamec di Bergamo, è il primo guest curator dell’Underground Project, il cui
disegno generale è affidato a Elena Volpato.

Questo dialogo con il passato più
prossimo, in realtà, non risulterebbe immediato se non ci fosse l’utilissimo
supporto delle didascalie portatili da prendere all’ingresso dell’esposizione.
Nei giorni successivi all’opening non si ha più a disposizione, infatti,
Rabottini in persona a chiosare sulle sue origini: “Ho riflettuto sull’opera
permanente di Giulio Paolini, ‘Anni-Luce’ del 2001, ospitata nel giardino della
Gam, perché è un’illusione prospettica, è un pavimento invertito, rivolto verso
il cielo, ma tutto ciò che è dentro, tele, volta stellata è fatta di marmo. È
pertanto un’immagine finta, una costruzione, una materialità che induce alla
mimesi, all’illusione della realtà”
.

Paragonando lo spazio
dell’Underground Project – così privo di finestre e di qualsiasi apertura
sull’esterno – a quest’opera pavimentale di Paolini, il curatore è dunque partito dalla
seguente considerazione per la realizzazione della mostra: “Oggi
l’esperienza delle immagini è soprattutto di natura immateriale ed è veicolata
da schermi digitali luminosi. Ho notato che certi artisti, invece di
assecondare il presente, hanno invertito la rotta, riportando l’attenzione sulla
manualità”
.


Proprio come quella percepita
sull’apparente blocco di cemento appeso a una parete, che colpisce subito
l’attenzione dopo aver sceso le scale di questo simil-bunker. Si tratta di una
scultura di Giuseppe Gabellone, un composto di tabacco, colla e polvere di alluminio sul
quale è intervenuto giustapponendo, nella parte superiore, la tecnica del
bugnato (rivestimento murario tipico dell’architettura civile rinascimentale) a
quella dello stiacciato (piccoli rilievi usati soprattutto in oreficeria) nella
parte inferiore della superficie.

Di fronte, uno scatto fotografico
di Frank Benson
immortala e solidifica un ingranaggio che, per sua natura, dovrebbe essere in
movimento. I piccoli oli su tavola di William Daniels sono invece disseminati in
diverse sale, a suggellare, in questa prima parte della mostra, l’osmosi tra
pittura, fotografia e scultura. L’artista, infatti, realizza piccole strutture
di carta stagnola che fotografa e poi dipinge fedelmente, registrando i riflessi
di colore che la superficie specchiante restituisce.


Ambiguità e illusione spaziale
sono anche i codici di lettura delle opere di Sterling Ruby, tra le quali si segnala Alpha
Tier/G.o.w.
,
caratterizzata da un fitto reticolato di vernice spray e collage.

C’è una tendenza comune a tutti
gli artisti qui presenti a riflettere sui meccanismi della visione, a
interrogarsi e a interrogare su cosa sia l’atto del guardare. Sicuramente un
esercizio di pazienza.

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giovani rovine della Gam

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dal 9 giugno al 26
settembre 2010

The GAM Underground Project – Mimesi permanente. Una mostra su simulazione e realismo

a cura di
Alessandro Rabottini

GAM – Galleria
d’Arte Moderna e contemporanea

Via Magenta 31
(zona Politecnico) – 10128 Torino

Orario: da
martedì a domenica ore 10-18; giovedì ore 10-22 (la biglietteria chiude un’ora
prima)

Ingresso: intero €
7,50; ridotto € 6; gratuito il primo martedì del mese

Catalogo
Electa

Info: tel. +39 0114429518; fax
+39 0114429550; gam@fondazionetorinomusei.it; www.gamtorino.it

[exibart]

7 Commenti

  1. Mostra assolutamente insipida come le precedenti. Se l’apertura al contemporaneo della GAM vuol dire questo era meglio lasciar perdere ed usare anche quell’area espositiva per far ruotare le collezioni

  2. Per me la chiave della mostra è l’opera di Roman Ondák col video dell’uomo che non entra ma sta fuori… chiaro e senza fraintendimenti… tanto più ora che c’è una stupenda estate!

    d.o)))))

  3. che mostra inutile… bisognava fin chiamare Rabottini per tanta ovvietà? Oppure si è chiamato questo curatore proprio perchè si cercava qualcosa di scontato?

  4. la volpato non ha mai costuito nulla di buono alla Gam di Torino. posto che occupa che sarebbe meglio venisse destinato a chi le mostre le sa veramente curare.
    scusate l’intrusione ma qui a torino non se ne può più.

  5. Purtroppo la GAM è morta..è stata uccisa da Castagnoli su commissione dei salotti torinesi che non volevano si costituisse una solida alternativa all’asse Rivoli-Sandretto e all’invadenza di Arte Giovane. Eccher gestisce solo l’esistente con un minimo in più di apertura verso l’esterno per garantirsi il suo lauto stipendio da direttore di museo dopo la defenestrazione da Roma. Ma la colpa è molto dei torinesi che durante la gestione Castagnoli hanno blandamente protestato solo alla fine quando i danni erano ormai irreparabili

  6. Il fatto che alle mie osservazioni non abbia fatto seguito alcun ulteriore commento dimostra una volta di più l’acquiescenza dei torinesi per la GAM

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