05 febbraio 2014

Fino al 15.II.2014 Apologia Museo Civico del Marmo, Carrara

 
Le Alpi Apuane e i bacini marmiferi diventano per Greta Alfaro, Fabrizio Prevedello e Juan Pablo Macìas, il contesto in cui innescare la propria azione creativa. Cos’è un territorio e cos’è l’arte rispetto ad esso? -

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Un dialogo a tre, in cui territorio e paesaggio diventano gli elementi e gli attori della riflessione dell’arte contemporanea sui processi di antropizzazione e coscienza ambientale, in un contesto denso di storia sociale e industriale come quello delle Alpi Apuane e dei suoi bacini marmiferi.
Greta Alfaro (Spagna), Juan Pablo Macìas (Messico), Fabrizio Prevedello (Italia) gli artisti invitati in residenza a Carrara per il progetto Database 2013 promosso dall’Ass.ne Ars Gratia Artis e dal Comune di Carrara, sono uniti dal rapporto con l’ambiente e la riflessione sul territorio come oggetto naturale e storico. Seguendo tre differenti approcci, ognuno di loro mette a confronto le potenzialità creative del contesto ambientale di riferimento. Il risultato di questi lavori è raccolto nella mostra collettiva “Apologia”, curata da Federica Forti e allestita presso il Museo del Marmo di Carrara, uno spazio ricco di elementi storici e scientifici, in cui gli artisti espongono, mescolate ai materiali della collezione permanente, le opere realizzate durante la residenza. 
Fabrizio Prevedello, Accumulazione per scomparsa
Il lavoro dello scultore padovano, da anni residente sulle Apuane, Fabrizio Prevedello si concentra nelle zone del Sagro e del Sella, storiche aree di estrazione del marmo le cui cave sono oggi per lo più inattive. Il suo gesto, innestare un pezzo di marmo nero del Belgio nella parete di una cava apuana (documentato da video che ne riprendono il viaggio e l’azione) mette a contatto i diversi tempi della storia del territorio investendolo di un forte potere simbolico e performativo. Prevedello consegna alla montagna non solo il proprio lavoro, ma la possibilità di un’arte più universale, in cui il gesto dell’uomo (e delle tradizioni che esso raccoglie) sia in sincronia con il gesto della natura, in autonomia dal mondo e dalla scena urbana. L’azione diventa espressione di un rapporto diretto e creativo con l’ambiente, e il marmo, soggetto questa volta minore dell’azione, viene declinato attraverso un atto di connessione e rottura con la montagna: sono le sue qualità materiali e proprietà chimiche a definirne origini e storie e a dare senso all’azione artistica stessa. 
Dalla prassi e tecnica che caratterizza l’azione dello scultore, a quella più riflessiva dell’artista spagnola Greta Alfaro che guarda al marmo essenzialmente come costrutto culturale da cui dipendono il carattere e la morfologia del territorio stesso. Alfaro mette in scena un gioco simbolico e conflittuale tra supposti “Adoratori” della pietra bianca e gli artisti, ritenuti produttori di un’arte espressione della rottura con il mondo naturale, la cui azione corrompe e sfrutta la materia. Il marmo nella purezza del suo stato geologico è invece oggetto sacro e inviolabile, metafora di un’origine in cui i processi antropici e culturali sono visti come delittuosi. Nel gioco di rimandi tra arte e storia, il manufatto marmoreo diventa provocatoriamente strumento di morte: lametta, pugnale, pillole, pallottola, in questi oggetti si racchiude una contraddizione e una domanda: è davvero possibile separare la natura dalla cultura, l’origine dalla storia? 
Da Prevedello ad Alfaro, la riflessione procede in un movimento di sempre maggior astrazione arrivando al lavoro dell’artista messicano Juan Pablo Macìas nella cui opera il territorio si smaterializza in oggetto di mediazione: immagine/ suono/testo. Dalle altezze di Campocecina, una sella ai piedi del Monte Sagro, Macìas riprende la vallata sottostante in un’immagine di solo paesaggio a cui il suono giunge da lontano come voce della città e del lavoro in cava, al di sopra della nebbia e della vita quotidiana. Contrassegnata dalla distanza, annullata nella visione ma presente nella voce, la storia dell’uomo ci arriva come suono nato dal paesaggio stesso, articolato in una litania la cui sequenzialità annulla, in una sorta di movimento concentrico, il potere negativo della parola in quanto legge e artificio. Nell’immagine in movimento gli elementi del contemporaneo (paesaggio e rumori) sfumano verso una dimensione più cosmica al cui centro è messa la storia umana, colta nell’origine del proprio atto linguistico e vista attraverso un paesaggio magmatico e indecifrabile, materia per progetti futuri, che scivola nelle mani della storia come il marmo sulle vie delle sue montagne. 
Barbara Galli
Mostra visitata il 14 dicembre 2013

Dal 14 dicembre 2013 al 15 febbraio 2014
Apologia
Museo Civico del Marmo
via XX Settembre 85 – loc. Stadio, Carrara (MS)
Orari: dal lunedì al sabato 9.30-13.30 / 14.30-17.00

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