01 agosto 2001

Fino al 2.IX.2001 Gilberto Zorio e Andrea Marini Firenze, Villa Vogel e Villa Pandolfini

 
Gilberto Zorio e Andrea Marini espongono le loro opere nell’ambito della rassegna “tracce fuori centro”...

di

Si tratta di un progetto che nasce dalla collaborazione tra il Quartiere 4, l’Assessorato alla cultura del Comune di Firenze e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.
Per questa occasione sono stati messi a disposizione il chiostro e la limonaia di Villa Vogel e il loggiato con gli affreschi di Andrea del Castagno di Villa Carducci Pandolfini.
È un’atmosfera di attesa, quella che si respira addentrandosi nei percorsi di questo breve itinerario, in cui le opere rimandano costantemente al concetto di
tempo.
Nel caso di Zorio esso diviene l’aspetto fondamentale per far sì che le sue opere possano trasformarsi, mutare il loro aspetto originario in qualcosa la cui nuova essenza dipende esclusivamente dal trascorrere del tempo e da ciò che casualmente contribuisce a definirlo; in questo modo l’opera non si può mai definire conclusa, ma in costante divenire. Il tema ricorrente nelle opere di Zorio è infatti la trasformazione, una trasformazione che avviene, come nel caso dell’ ”appesa aggettante”, per opera di acidi. Questi reagiscono secondo una combinazione chimica che porterà, nel corso più o meno di un millennio, alla formazione di sali e cristalli.Inoltre l’uso di crogioli e alambicchi, usati per la fusione dei metalli già dagli alchimisti, uniti ad alcuni dei mezzi tecnologici più avanzati, sembrano riaffermare nell’idea della trasformazione la continuità tra passato e presente. A questa Zorio non rinuncia neanche quando a diventare oggetto di trasformazione sono non più le opere ma i temi da lui proposti. È il caso della stella e del giavellotto: qui la trasformazione avviene per opera della ripetizione del tema secondo parametri sempre nuovi. La stella e il giavellotto si trasformano così nel corso delle loro installazioni, nelle forme e nei materiali che li compongono.
In Marini il concetto di trasformazione ci viene costantemente suggerito dalle immagini che le sue opere evocano. Sembrano forme potenzialmente destinate a
diventare altro, come fermate durante l’atto della loro evoluzione. Spostano l’attenzione del visitatore verso il loro possibile divenire.
In “disseminazione” alcuni involucri pendenti da un albero si presentano quasi come fossero elementi organici, colti in uno stato di crescita; l’apparente contrasto tra il richiamo ad una forma vitale e l’artificialità del materiale che la compone è, di fatto, colmato dal desiderio di fondere due mondi possibili, reali.
Con questo intento Marini crea forme virtualmente esistenti, in parallelo con la vita.
È da notare come le opere dei due artisti interagiscano con il contesto che le ospita diventandone parte integrante, e lasciando una traccia significativa nella memoria di questi luoghi.



Paola Amadio




Villa Vogel – Chiostro e Limonaia
Via delle Torri, 23 Firenze
Dal lunedì al sabato ore 9-12 ; martedì e giovedì ore 15-17
Domenica ore 18-20

Villa Pandolfini – Sala degli Affreschi
Via Guardavia, 18 Firenze
Mercoledì, Giovedì, Venerdì ore 18-22


[exibart]

4 Commenti

  1. Cara Maria, l’opera a cui ti riferisci è di A. Marini e il suo nome è “Involucri” (sembrano attrarre, sembrano emettere). Io la trovo davvero molto bella.

  2. Cara Paola Amadio ti ringrazio della tua gentile risposta. L’opera “Involucri” di A.Marini mi ha colpito per quella specie di movimento che gli elementi sembra abbiano, non fermi , statici , ma vivi. Peccato che nell’articolo non si vede bene. Complimenti agli artisti e a te per il tuo articolo. Cari saluti. Maria

  3. Ho potuto vedere le foto ingrandite delle opere di Gilberto Zorio e Andrea Marini e così le ho viste bene, mi hanno colpito per l’austerità e la forza che scaturiscono da esse.
    Opere che rimandano al concetto di tempo perchè possono trasformarsi col trascorrere del tempo
    In disseminazione, di Andrea Marini, gli involucri pendenti da un albero non sono fermi e statici, sembrano vivi per la loro particolare forma che dà l’idea del movimento, quindi in parallelo con la vita.
    La selva ha eleganza e potenza.
    La stella e il giavellotto di Gilberto Zorio sono dotati di grazia e si trasformano nelle forme e nei materiali che li compongono.
    Opere molto belle apprezzate dall’amatore e penso anche da chi, senza conoscenza dell’arte, le studia con lo sguardo per la loro originalità.
    Bello l’articolo di Paola Amadio, complimenti a lei e agli artisti. Maria Pezzica

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui