11 dicembre 2003

fino all’8.II.2004 Unplugged Trento, Galleria Civica di Arte Contemporanea

 
Una musica distorta e poi un assolo. Questo l’effetto provocato dalla jam session messa in scena da Jim Lambie, Urs Fischer, Dan McCarthy e soci. Un’arte inquieta e insofferente fatta cantare senza nemmeno attaccare lo spinotto…

di

Lo spazio che ospita la collettiva di artisti trendy internazionali è attaccato e alterato. Il pavimento è percorso da innumerevoli nastri in pvc adesivo che si moltiplicano seguendo i movimenti delle pareti.
Il bianco, il grigio e il nero si alternano uno accanto all’altro in perimetri concentrici che sembrano rispondere ad una musica psichedelica, ampliandosi all’infinito nei riflessi delle vetrate. E’ il ritmo di Zobop, progettato da Jim Lambie. Gli occhi vanno poi alla parete dove c’è una frase da gridare, illuminata come in un karaoke. Sono i neon alti trenta centimetri di Martin Creed che compongono a chiare lettere lo slang Fuck off. Nella sala successiva sono le pareti ad essere prese di mira e ripensate da Creed, che Henrik Olesen le fa pulsare di una nuova folle vita. E così l’ineccepibile superficie candida si è rigonfiata come una soubrette ricorsa al silicone, formando due campane simmetriche che disturbano la percezione della linearità. La medesima messa in discussione dei limiti delle pareti è lanciata dallo svizzero Urs Fisher: ha animato la tramezza facendone uscire un braccio muscoloso, altrettanto bianco, che blocca per la coda un gatto colto di sorpresa. Una tv a terra ripete fino all’ossessione l’ordine Come here, pronunciato non tanto da un invisibile poltergeist che si nasconde nello schermo, ma da un truce giovanotto voluto da Aïda Ruilova. Al soffitto il lampadario anni Sessanta con più cilindri di vetro di Anselm Reyle crea una luce intermittente e schizofrenica. Attraverso un’apertura improvvisata in una parete posticcia di mattoni creata per l’allestimento, si incontra la scatola di cartone contenente terra scura e tre uova bianche di gallina, opera di Henrik Olesen: sull’esterno è scritto col pennarello Reconstructed News from Same Sex Courtship. Nell’immagine sulla parete di fronte l’artista è bendato e un’altra scritta tracciata a mano pone alcuni interrogativi apparentemente sconclusionati: si legge “Vito Acconci is teaching about gender: what is authority? What does this represent? What is history?” Al piano inferioreUrs Fischer - Martin Creed - Jim Lambie scorre al buio la proiezione del video di Alessandro Pessoli intitolato Caligola: si tratta di immagini dipinte con colori accesi, sulle quali si muovono soggetti delineati da contorni bianchi. Alle pareti di una saletta quadrata sono allestiti invece i disegni di Christian Holstad, realizzati su giornali cancellati. In questo modo le linee scure si alternano a frammenti d’immagini in bianco e nero, creando veri e propri fantasmi mediatici. Di Dan McCarthy è presente una serie di dipinti stonati. Sono tele volutamente brutte e ribelli ad ogni regola artistica, ma coerenti nel loro effetto di inadeguatezza. Pawel Althamer espone invece gli oli su tela della moglie Monika Althamer, attuando la sua ultima performance dove protagonista principale non è lui, ma un suo sosia.

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mariella rossi


Unplugged
A cura di Laura Culpan, con la collaborazione di Ali Subotnick
23/11/03 – 08/02/04
Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, Via Belenzani 46, 38100 Trento
biglietto intero € 2,60, ridotto € 1,60
10-18h martedì-domenica, venerdì10-19.30h, lunedì chiuso, Natale
e 31dic/1 gen chiuso
Tel 0461.98551 fax 0461.237033
galleria_civica@comune.trento.it  www.workartonline.net
Ufficio stampa: Irma Bianchi Comunicazione, Via Arena 16/1 20123 Milano
Tel 02.89404694-89400732 fax 02.8356467 info@irmabianchi.it


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1 commento

  1. che tristezza l’esterofilia che ci attanaglia…ma possibile che nessuno ricordi la mostra Noise di due anni fa curata da Luca Beatrice con gli stessi temi? ma certo Di Caprio, Migliore, Chiesi, Gligorov e gli altri non sono abbastanza TRENDY per essere presi in considerazione…ripeto, che tristezza

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