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Cosa cresce a Manifesta? Svelata una parte del programma, con 10 artisti e 6 nuove sedi

Paesaggisti, filosofi, performer, artisti, videomaker, la dodicesima edizione di Manifesta avrà l’aspetto di un Giardino Planetario ricco di colori e linguaggi, un’antologia della complessità, che fiorirà tra spazi, persone e culture. La Biennale itinerante si svolgerà a Palermo dal 16 giugno al 4 novembre 2018 e, dopo un elaborato percorso di avvicinamento, durante il quale sono state analizzate le strategie di sviluppo più coerenti con le peculiarità del luogo, adesso è giunto il momento di svelare la parte più consistente del programma principale che, insieme ai progetti collaterali, animerà il progetto curatoriale messo a punto da Bregtje van der Haak, Andrés Jaque, Ippolito Pestellini Laparelli e Mirjam Varadinis. Saranno più di 30 i nuovi lavori, tra installazioni pubbliche e interventi urbani, che si dirameranno in 15 spazi tra i più iconici della città siciliana, tra i quali il Teatro Garibaldi, centro nevralgico della manifestazione. 
A partire dal Quartiere ZEN, assunto come simbolo della complessità del contemporaneo, dove Gilles Clément, in collaborazione con lo studio di progettazione multidisciplinare Coloco, ha ideato un giardino urbano. Proprio a uno dei testi capitali del paesaggista e filosofo francese, Il Giardino Planetario, pubblicato in Italia nel 2008, si deve il concept che ha orientato questa dodicesima Manifesta, la cui prima edizione risale al 1996, ad Amsterdam, a seguito dell’impulso della fondatrice Hedwig Fijen, che ancora oggi la dirige insieme a Peter Paul Kainrath
Partendo da tale immagine, l’artista brasiliana Maria Thereza Alves proporrà un’installazione a Palazzo Butera, dedicata al sincretismo floreale della Sicilia. E visto che Manifesta è sempre più incuriosita dall’ibridazione tra l’arte e gli altri ambiti della conoscenza, l’idea è aumentare la portata dei discorsi, ampliandoli, per esempio, alla ricerca sui sistemi agricoli di irrigazione a secco, del collettivo londinese Cooking Sections, oppure alla computer grafica in tempo reale, campo nel quale opera l’irlandese John Gerrard, che porterà i suoi lavori tra Palazzo Ajutamicristo e Palazzo Forcella De Seta. Sul valore della memoria e sul potere evocativo della botanica si concentrerà lo svizzero Uriel Orlow, che sul tema abbiamo visto anche al PAV di Torino e che qui, a Palazzo Butera, porterà una video installazione. E ancora, il visual artist e direttore artistico della Riwaq Biennale, Khalil Rabah, ispirandosi ai mercati palermitani, riprodurrà un mercato di diversi manufatti, assemblaggi e sculture all’Orto Botanico, mentre il collettivo belga Rotor sta realizzando un intervento urbano nell’area di Pizzo Sella, a nord di Palermo. 
E poi, chi ha detto che un vegetale non può muoversi? Sicuramente non Marinella Senatore, che porterà la sua danza urbana nel centro cittadino, il 16 giugno, e nemmeno Jelili Atiku, pioniere della performance art in Nigeria, con la sua performance in strada, il 15 giugno. 
A raccontare queste e altre storie, sarà Giorgio Vasta, scrittore e sceneggiatore palermitano, con il progetto City Scripts, un’app digitale dedicata alla narrazione della città. 

In home e in alto: copyright Manifesta 12. Photo by CAVE Studio