07 febbraio 2002

Viafarini, tutto il programma fino a giugno

 

di

Il progetto di mostre dell’Archivio Care of – Viafarini per l’anno 2002 prevede due rassegne consecutive con più appuntamenti: dopo Blind Date, a cura di Alessandra Galletta (gennaio-febbraio), che ha presentato Stefano
Calligaro
e Alex Cecchetti, Donatella Di Cicco e Elisa Pavan, Goldi e Chiari e Pennacchio/Argentato, a marzo-aprile la rassegna Note, a cura di Gabi Scardi, prevede altri tre appuntamenti che presenteranno in Viafarini gli
ultimi lavori di alcuni giovani emergenti tra cui Elena Nemkova, Stephanie Nava, Lorenza Lucchi Basili e Dubravka Vidovic (dal 12 marzo); Anna Ramasco, Donatella Spaziani, Sara Serighelli (dal 26 marzo); e ad aprile presso la nuova sede di Care of in via Luigi Nono a Milano i video di Marcella Vanzo, Barbara Brugola, Nada Cingolani, Tessa Den Uyl, Roberta Piccioni, Marina Ballo, Y Liver.
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Durante il Salone del Mobile, dal 10 al 15 aprile, Viafarini ospita un’installazione dell’olandese Studio Job.
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A seguire, il 23 aprile Viafarini inaugura come ogni anno Tracce di un seminario, la mostra di fine corso degli studenti del Corso Superiore di Arte Visiva della Fondazione Antonio Ratti, quest’anno a cura di Marina Abramovic, Giacinto Di Pietrantonio e Angela Vettese: Kristine Alksne (Lettonia), Meris Angioletti (I), Anna Bokstrom (Svezia), Heike Bollig (Germania), Katthy Cavaliere (Australia), Paolo Chiasera (I),Stefano Cossu (I), Tessa Manon den Uyl (Olanda), Vanessa Farinha (Gran Bretagna), Daniele Geminiani (I), Suzanne Geraghty (Irlanda), Alberto Guidato (I), Asdìs sif Gunnàrsdóttir (Islanda), Pawel Kruk (Polonia), John Philip Mäkinen Finlandia), Gianluca Malgeri / Kim S. J. (I/Corea), Marzia Migliora (I), Margherita Morgantin (I), Carlos Navarrete (Cile), Sissi (I), Edith Payer (Austria), Paride Petrei (I), Barak Reiser (Israele), Guillaume Robert (Francia), Andrea Schneemeier (Ungheria), Valeria Sanguini (I), Francesca Tilotta (I)

Tracce di un seminario indaga, a distanza di alcuni mesi dal Corso Superiore di Arte Visiva tenuto da Marina Abramovic, i percorsi maturati nella ricerca personale dei partecipanti.
Dopo il corso a Como, organizzato dalla Fondazione Antonio Ratti, molti dei giovani partecipanti si sono mossi in modo interessante sulla scena artistica italiana e internazionale. Alcuni con mostre personali presso istituzioni pubbliche e private (Chiasera, Migliora, Morgantin), altri con partecipazioni a collettive e fiere di settore (Malgeri, Den Uyl, Cavaliere, Navarrete, Cossu), altri infine sono stati selezionati per premi o programmi di scambio internazionali (Sissi al Premio Furla, Kruk al CCA-Kitakiushu in Giappone) La mostra di Viafarini sarà quindi l’occasione per verificare l’andamento della ricerca nel percorso artistico di ciascuno, attraverso opere di piccolo formato, fotografie, video, disegni e progetti, accompagnati per la prima volta anche da unopera del Visiting Professor. Aprirà infatti la mostra un video di Marina Abramovic della serie ‘Energy Clothes’. Si tratta di un inedito per l’Italia, realizzato all’Atelier Calder con gli ‘abiti magnetici’ prodotti dalla Fondazione Antonio Ratti e presentati per la prima volta a Como la scorsa estate in occasione della mostra di fine Corso 2001.
Il video è stato girato con la partecipazione di alcuni studenti del Corso.
A Como il pubblico poteva indossare gli Energy Clothes esposti, lasciandosi trasportare dall’esperienza energetica creata dall¹interazione tra corpo, calamite, colori e forme di questi abiti particolari.
Il video in mostra presenta invece il concetto che sta alla base del progetto: ‘ritualizzare le attività quotidiane, sedersi, stare in piedi, dormire, bere, dare o ricevere energia usando questi elementi magnetici per
trasformarsi in antenne umane’.
In occasione della mostra di Viafarini sarà inoltre presentato il libro dedicato al corso con Marina Abramovic, pubblicato da Charta nella collana Quaderni del Corso Superiore di Arte Visiva.

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Il 16 maggio inaugurerà Avanti popolo, la personale dell’artista Maja Bajevic, a cura di Gabi Scardi (fino a fine giugno).

Maja Bajevic è nata a Sarajevo nel 1967. A Sarajevo inizia gli studi di Bellle Arti, che prosegue a Parigi presso l¹Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts, dove ha conseguito un diploma e un post-diploma in multimedia.
Nel 1999 è ospite del residence Arts Link a Boston. Nel 2000/2001 insegna come guest professor all¹Ecole Nationale des Beaux-Arts di Lione.
Maja Bajevic si esprime attraverso performances, video e installazioni, che sono state esposte in Europa e negli Stati Uniti. Per comprendere il suo lavoro è essenziale conoscere alcuni fatti della sua biografia personale che hanno determinato i riferimenti della sua attività artistica. Già nel 1989 l’artista si trasferisce a Parigi grazie a una borsa di studio del governo francese. Con lo sgretolarsi dell¹Ex Jugoslavia pochi anni dopo, Maja Bajevic si sente profuga – anche se di una patria che non esiste più -, sensazione che si esaspera quando con l¹occupazione di Sarajevo diventa fisicamente impossibile ritornare alla sua città di origine.
Riprende allora gli studi all’Ecole Nationale di Parigi, e al momento del diploma il suo lavoro è già maturo e ben delineato.
Dal 1997 Maja Bajevic torna a Sarajevo, dove prende parte attiva alla lenta ripresa della scena artistica contemporanea della città dopo la guerra.
Partecipa alle collettive annuali del Soros Center for Contemporary Art e realizza alcuni progetti personali.
Con il ritorno a Sarajevo il suo lavoro si arricchisce di nuovi aspetti sociali, politici e psicologici. I destini individuali e collettivi, l¹esperienza di vivere nella diaspora e lo stato forzato di nomade la portano a mettere in discussione le identità e a percepire la realtà con nuovi occhi. La Sarajevo del dopo-guerra diventa un¹importante fonte per le sue sofisticate espressioni, dirette e indirette. Ogni nuovo lavoro è un memento di un momento intenso della vita. Le forme usate, la materializzazione delle sue personali esperienze, posizioni e strategie di lavoro sono estremamente varie.
Maja Bajevic ha suscitato forte interesse di pubblico e critica con il suo progetto, ‘Women at Work’, realizzato a Sarajevo e presentato con un video in occasione della Biennale Europea Manifesta 3 nel 2000. Maja ha invitato
cinque donne, profughe di Srebrenica, a ricamare quotidianamente per cinque giorni motivi della tradizione bosniaca sulla rete dell¹impalcatura della facciata della Galleria Nazionale di Sarajevo allora in restauro.
Per la personale di Maja Bajevic in Viafarini, l’artista registrerà trenta canzoni nazionali di contenuto patriottico di diversi paesi del mondo. La galleria dello Spazio Viafarini sarà riempito dal suono di tutte queste canzoni riprodotte contemporaneamente a volume molto alto. Il nazionalismo e il falso patriottismo sono alla base di tutti gli eventi sanguinosi della nostra storia. Lo abbiamo visto nell’Ex Jugoslavia ma anche dopo gli eventi dell’11 settembre negli Stati Uniti. Un crimine legittima l’altro? E’ necessario che per sentirsi uniti si debba essere contro qualcun altro?
L’accostamento di queste canzoni, una accanto all’altra, dimostrerà che alla fine l’unico messaggio che trasmettono è quello dell’aggressività. Sentite tutte insieme, rivelano la loro assurdità. (comunicato stampa)

[exibart]

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