13 gennaio 2003

L’energia di Piazza Plebiscito

 
Con grande sensibilità e intuizione femminile l’artista crea una delle più suggestive installazioni mai realizzate per il Natale di Napoli. E’ stata da poco smontata l’installazione di Rebecca Horn. E paiono placarsi anche le tantissime polemiche che ha generato. Ora diciamo noi cosa ne pensiamo…

di

L’artista tedesca, unica donna fino ad ora invitata a misurarsi con l’allestimento natalizio della Piazza, concepisce lo spazio come un immenso campo di energia, divisa tra i due elementi ancestrali della terra e dell’aria.
In questo modo, affrontare lo spazio monumentale si rivela una scelta vincente. Invece di creare un “oggetto”, anche smisurato, come centro focale per lo sguardo (lo fecero in anni passati artisti come Anish Kapoor e Mimmo Paladino), Rebecca Horn evita il confronto con la grandiosità degli edifici circostanti disseminando il suolo di sculture e l’aria di luci. Lo spettatore è catturato in mezzo ai due campi da questa duplice attrazione, sposta lo sguardo dall’orizzontalità della terra alla verticalità della luce e del cielo. Non si può non pensare a Joseph Beuys, perché il grande artista tedesco aveva fatto dell’energia il fondamento della sua filosofia della natura e la base del rapporto tra l’uomo e il mondo naturale. La Horn dimostra di aver assimilato gli elementi di questa visione in modo del tutto personale condensandoli in un’opera dal potente impatto scenografico.Rebbecca Horn Ma per chi non era presente all’inaugurazione, gran parte dell’effetto è perduto. Perché il suono ha una parte rilevante nella percezione che si affida alla multisensorialità fondendo con perfetta sinergia i due poli opposti del campo di energia.
In questa scissione, in questa tensione sta il senso stesso dell’uomo e del divino. Al suolo cosparso di teschi, simbolo di mortalità e fragilità umana, corrisponde un empireo di aureole che illuminano la verità del divino. Su questo limite sta il senso stesso dell’uomo e del divino. L’uomo, al centro di questi due elementi riconosce che al di là del mistero dell’essere e del mistero del nulla, c’è un mistero che non lo sovrasta e uccide, un mistero che è suo, uno spazio intermedio. In questo spazio il suo sguardo non è inchiodato al suolo al mistero della morte, ma si innalza verso la luce, verso lo stupore della perdita della realtà.
Questo è il significato esoterico che la Horn ha rintracciato nella tradizione misterica napoletana, la sua radice gnostica cheRebecca Horn permea di sé il significato più profondo dell’opera. E’ un messaggio di speranza e di riscatto per l’uomo, non un lugubre simbolismo di morte o una facile lettura del culto delle Fontanelle (il cimitero della città partenopea) come è stato detto e scritto da fantomatici benpensanti.
Accanto alle forme della verità, accanto ai fatti della storia di Napoli, la Horn sembra aver rintracciato dei valori più persistenti di questi e di quella nell’immagine che ha preso corpo attraverso la sua idea dell’arte, in una forma che può anche essere effimera e fugace. L’installazione resiste nella sua precarietà come se proprio questa fosse il segno più sicuro e prezioso di esistenza. E rende davvero concreto l’eventuale alone, l’aura delle cose. Eppure, in maniera del tutto concettuale è l’aggregarsi delle cose e chi le percepisce, chi davvero le vede. Se esistono prima o dopo una percezione, se esistono più nella testa, nella mente del soggetto o più in una rete di soggetti e di relazioni. La moltitudine di teschi in dura ghisa, semisepolti nel pavimento, è là, deve solo essere scoperta, percepita sotto i piedi per interrompere il cammino obbligato sui sentieri.
E allo stesso tempo le aureole sono segni di luce nell’aria, come un sogno, perché il sogno sorvola la vita. E’ questo parallelo continuo della vita che possiamo solo sforzarci di ricordare, di ricostruire. E’ nostro, crediamo che sia nostro, e nello stesso tempo ci sfugge come la vita ed è accecante, come la possibilità di pensare e di fermarsi.

maya pacifico

[exibart]

8 Commenti

  1. Premetto che una cosa é leggere l’articolo e visionare le foto di exibart, altra sensazione é far parte, essere lí, respirare quell’atmosfera.
    Che la Horn abbia trasceso con i suoi oggetti esoterici lo spazio circostante e comprensivo degli edifici é forse anche troppo ovvio, anche se, forse per alcuni, questo potrebbe essere discutibile, visto che non sempre tutti percepiamo l’intento dell’opera dell’ artista.
    Avendo visto altre sue installazioni, credo che la Horn consistentemente, razionalmente e scientificamente, sia stata sempre trascendente, qualsiasi spazio abbia avuto modo di eplorare.

  2. Cara Maya,
    e ci avete messo tutto questo tempo per raccontarci queste parole in libertà da temino di terza media?
    Ti rispondo solo perchè sono stato tirato in ballo e per correggere qualche errore di ignoranza molto evidente del tuo pezzo.
    Questa storia l’ho già archiviata da un pezzo e tante cose sono accadute nel frattempo nell’aria e sulla terra che neanche puoi immaginare.
    Vedi io sono uno che vive nella teoria del sogno e credo fermamente nell’unicità dell’individuo attraverso l’espediente e il manifestarsi artistico : unicità = verità = trascendenza.
    Quindi quando parli al plurale non riesco più a seguirti, se addirittura lo evidenzi come premessa allora gradirei sapere a quale corporazione ti riferisci, grazie.
    Per concludere col personale ti faccio presente che non sono affatto un benpensante, anzi ti assicuro che di molte persone e situazioni penso molto male ed a ragione essendo a conoscenza dei fatti come tanti.
    Vedi i veri riti non sono abilitati a prendere corpo attraverso la menzogna che non può che richiamare la sciagura sui finti sacerdoti.
    E’ noto anche ai più piccoli che l’artificiere incauto rischia di farsi scoppiare l’ordigno tra le mani.
    Il tuo pezzo inizia subito male perchè ometti un terzo elemento che era presente nell’ installazione:il fuoco, sono inciampato addirittura in esso sporcandomi un bel pantalone nuovo con la cera dei lumini cheap, sghizzando anche il povero abo che capitava a due passi da me.
    Il quarto elemento mancava del tutto : l’acqua, e questo è già un segnale importante, intenda chi ha da intendere!
    Riguardo alle Fontanelle ti assicuro che non è affatto il cimitero dei napoletani ma qualcosa di molto diverso, i veri cimiteri sono quelli della Doganella e di Poggioreale a due passi dal famoso carcere, si chiamano Nuovo e Nuovissimo.
    Per il resto non voglio turbare la pace degli angeli che per fortuna ancora esistono accanto ai tanti prestanome utilizzati dai politici con l’appellativo di artisti!
    Ho già detto troppo da qualche altra parte ed ho altro da fare.
    Cheers.
    Michele Gentile

  3. il riferimento ai “benpensanti” non è affatto di maya ma mio, che da bravo direttoruccio manometto minimamente tutto quello che mi capita sottomano aggiungendo e sfrondando per rendere il tutto giustamente cattivo, armonioso e fluido come deve essere nello stile di exibart.
    Detto questo non esistono nell’archivio e nei sui tenui passaggi polemici riferimenti a persone singole.
    E se proprio devo dire una persona “benpensante” che mi ha ispirato nell’aggingere la frase, allora questa è da rintracciare nella sagoma (in tutti i sensi, viste le dichiarazioni che si è permesso di fare a Napoli) di Gino Agnese, neodirettore della Quadriennale.
    Ti vedo, caro Michele, preso da qualche mania di protagonismo. Non eri tu il chiamato in causa, sta tranquillo.

    Buon lettura

  4. Caro Max,
    tu sei padrone di fare tutti i giochini che vuoi, anche se eticamente ogni discorso di qualità = verità potrebbe venire a cadere.
    Per il protagonismo ti assicuro che non è il mio forte e non lo cerco affatto ma come ogni individuo libero è chiaro che mi attiro addosso strane sensazioni che conosco molto bene.
    La storia delle Fontanelle l’ho tirata in ballo io per primo proprio in un commento sul tuo sito, puoi controllare la data, ma non mi interessano i primati di questo tipo e le cose a volte sono nell’aria mentre spesso vengono prese in prestito! Da qui è stato molto facile equivocare sul benpensante, sono felice comunque a non essere io quello lì e dei traffici quadriennali, biennali, annualli o settimanali non mi interessa punto!
    Un saluto artistico, ma non mi hai detto però a nome di quale corporazione parlava la desnuda!
    Michele

  5. Un Sogno?…
    Peccato che il tutto sia un FURTO…
    I sogni non si rubano…
    Nè il Dreaming avalla FURTI di SOGNI….
    Ognuno appartiene al proprio SOGNO
    nel DREAMTIME….
    That’s the Tjuringa!!!!!
    Ah Ah Ah ….
    Il paradosso consiste nel voler
    rubare se stessi a se stessi
    per avallare la permanenza nell’Incubo Acido…
    Peccato che ora siamo al
    Teatro e il suo Trino…..
    Ah Ah Ah
    Esoterico? Essoterico?
    Ah Ah Ah
    L’abuso di questi termini
    a fini di FURTO….
    porta a labirinti
    senza via d’uscita….
    e se Arianna non comprende
    viene tradita da Teseo….
    Again and Again and Again…
    Ovvius….
    Ah Ah Ah
    La Terra di Mezzo
    passa attraverso
    l’essenza dell’essere rappresentato
    nelle sue tre dimensioni…
    e porta ben al di là delle Maschere Nude
    note ab originis
    as part of the dream’s theory…
    1 respiro continua
    ad aleggiare su una Terra Vuota
    avvolta dalle Tenebre…
    Ritorno nel Silenzio dei Canali
    ricetrasmittenti
    alone with FAITH…
    Ah Ah Ah
    From Darkness to Revelation
    1 risata uccide il Mondo
    We know !!!!!
    Il Link è aperto da 2000 e rotti
    La CHIAVE è nota…
    Everywhere…..
    NOW!!!!!
    Ah Ah Ah
    Far more….
    in Between Vesuvius and Averno….
    in Between Days….
    Our Head on the Door…
    Identità = Trascendenza…
    See ya…
    Marluna3001
    From the Dreaming Red Planet
    of the Dreamtime:
    il cuore….

  6. In riferimento alla citazione del cimitero delle Fontanelle ci terrei anch’io a far notare l’errore e precisare chè non è il cimitero della città, come è già stato detto nell’intervento di Michele Gentile. Sono innanzi tutto delle caverne sotterranee situate sotto la Chiesa di Maria Santissima del Carmine nel quartire Sanità e nel passato sono state ossario della città specialmente in occasione dell’epidemia di colera del 1836 ma di certo non è il cimitero di Napoli.

  7. ‘A livella

    Ogn’anno,il due novembre,c’é l’usanza
    per i defunti andare al Cimitero.
    Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
    ognuno adda tené chistu penziero.

    Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno,
    di questa triste e mesta ricorrenza,
    anch’io ci vado,e con dei fiori adorno
    il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

    St’anno m’é capitato ‘navventura…
    dopo di aver compiuto il triste omaggio.
    Madonna! si ce penzo,e che paura!,
    ma po’ facette un’anema e curaggio.

    ‘O fatto è chisto,statemi a sentire:
    s’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
    io,tomo tomo,stavo per uscire
    buttando un occhio a qualche sepoltura.

    “Qui dorme in pace il nobile marchese
    signore di Rovigo e di Belluno
    ardimentoso eroe di mille imprese
    morto l’11 maggio del’31”

    ‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
    …sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
    tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
    cannele,cannelotte e sei lumine.

    Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
    nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
    abbandunata,senza manco un fiore;
    pe’ segno,sulamente ‘na crucella.

    E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
    “Esposito Gennaro – netturbino”:
    guardannola,che ppena me faceva
    stu muorto senza manco nu lumino!

    Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
    chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
    Stu povero maronna s’aspettava
    ca pur all’atu munno era pezzente?

    Mentre fantasticavo stu penziero,
    s’era ggià fatta quase mezanotte,
    e i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
    muorto ‘e paura…nnanze ‘e cannelotte.

    Tutto a ‘nu tratto,che veco ‘a luntano?
    Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
    Penzaje:stu fatto a me mme pare strano…
    Stongo scetato…dormo,o è fantasia?

    Ate che fantasia;era ‘o Marchese:
    c’o’ tubbo,’a caramella e c’o’ pastrano;
    chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
    tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.

    E chillo certamente è don Gennaro…
    ‘omuorto puveriello…’o scupatore.
    ‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
    so’ muorte e se ritirano a chest’ora?

    Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
    quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
    s’avota e tomo tomo..calmo calmo,
    dicette a don Gennaro:”Giovanotto!

    Da Voi vorrei saper,vile carogna,
    con quale ardire e come avete osato
    di farvi seppellir,per mia vergogna,
    accanto a me che sono blasonato!

    La casta è casta e va,si,rispettata,
    ma Voi perdeste il senso e la misura;
    la Vostra salma andava,si,inumata;
    ma seppellita nella spazzatura!

    Ancora oltre sopportar non posso
    la Vostra vicinanza puzzolente,
    fa d’uopo,quindi,che cerchiate un fosso
    tra i vostri pari,tra la vostra gente”

    “Signor Marchese,nun è colpa mia,
    i’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
    mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
    i’ che putevo fa’ si ero muorto?

    Si fosse vivo ve farrei cuntento,
    pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
    e proprio mo,obbj’…’nd’a stu mumento
    mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.

    “E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
    che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
    Se io non fossi stato un titolato
    avrei già dato piglio alla violenza!”

    “Famme vedé..-piglia sta violenza…
    ‘A verità,Marché,mme so’ scucciato
    ‘e te senti;e si perdo ‘a pacienza,
    mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…

    Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
    Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
    …Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
    ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

    “Lurido porco!…Come ti permetti
    paragonarti a me ch’ebbi natali
    illustri,nobilissimi e perfetti,
    da fare invidia a Principi Reali?”.

    “Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
    T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
    che staje malato ancora e’ fantasia?…
    ‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

    ‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
    trasenno stu canciello ha fatt’o punto
    c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
    tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

    Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
    suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
    Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
    nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

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