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Mentre la nostra segnalazione di una nuova mostra di George Lilanga a Perugia ha riportato d’attualità l’inchiesta che conducemmo nei mesi scorsi, che prese spunto proprio da un’esposizione romana dell’artista tanzaniano, di arte africana si torna a parlare nella capitale. Dove si inaugura la collettiva Africa Today. The dark side in the art, quarantasei artisti fra i più rappresentativi del panorama contemporaneo africano, presentati presso Vetrina Roma, lo spazio di fronte alla Stazione Termini gestito dal Comune di Roma. Chi la organizza? Si salta quasi sulla sedia nello scoprire che si tratta proprio della National Gallery di Firenze, società al centro delle polemiche in quanto promotrice degli aventi di cui sopra. E che, nell’occhio della bufera, è stata pure inibita dal Tribunale di Firenze a “qualsiasi attività di «sedicente» autenticazione delle opere dell’artista George Lilanga“. Pare tuttavia che le reprimende ufficiali – la sentenza fiorentina è stata pubblicata, su disposizione del giudice Roberto Monteverde, sul quotidiano Repubblica e sul mensile Arte – non facciano che aumentare la popolarità dei discussi curatori presso le pubbliche amministrazioni. Dopo che a Luca Faccenda e Marco Parri della National Gallery ha dato ancora spazio il Museo Nazionale Archeologico di Perugia – nazionale, quindi dirette dipendenze del Ministero dei Beni Culturali – ora anche il Comune di Roma (ma sempre con il patrocinio del ministero) per proporre una mostra sull’arte africana, nonostante esistano decine di realtà accreditate, si affida all’unica tra loro invischiata in polemiche, ridde di voci, controversie legali ampiamente pubblicizzate… Perché, viene ancora da domandarsi? Come mai a Roma le istituzioni continuano ad affidarsi a dei sospetti falsari? Nessuno nega a National Gallery di poter esistere, poter operare e poter perseguire il suo business, ma le istituzioni pubbliche non potrebbero evitare di reiterare collaborazioni con società che presentano ombre presunte e/o dimostrate?
In barba all’immagine “rampante” che Roma ha in questi mesi, tra l’altro. E se a Parigi alle arti dei paesi extraeuropei è stato dedicato il nuovo e meraviglioso Musée du Quai Branly, a Roma ci si continua ad affidare alla società National Gallery, che dei grandi musei internazionali, tuttalpiù, scimmiotta il nome…
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[exibart]
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Veltrons, cosa risponds? Su, su..
Questa è veramente grossa, voglio andare all’inaugurazione. Magari a fare qulache domanda…..
che ci sia forse una certa collusione?
non mi piace l’idea che si organizzino mostre senza attendere la definizione di una controversia molto rilevante.
Niente di nuovo sul fronte Capitale.
Una voce di stampa dalla Tanzania (Business Times, Dar es Salaam, 26. Gennaio 2007, autore: Deo Kafwa, Presidente MIKONO e TANART):
„Sarenko claims to be the only person authorised to deal with Lilanga Art. He narrates a fairy-tale…It is astonishing that a foreigner (who considers himself an expert in the Tanzanian Art-scene) is impudent enough to claim the right of selling the Art of the deceased person by simply giving money to the young and innocent siblings of the artist!… Sarenko and others should stop their greedy ambition of abusing the death of Lilanga to enrich themselves.“
Ancora ulteriori domande…?
Come mai non viene data notizia alcuna sulla nuova sentenza del Tribunale di Firenze? E’ una notizia falsa messa in giro od é vera? Cosa dicono Sarenco e compagnia bella?
Tutti questi gentili signori che hanno immotivatamente sparato a zero su National Gallery Firenze diffamando mostre istituzionali e insinuando voci e sospetti, adesso dove stanno? Dove sono coloro che si sentivano possessori della verità e della troppa sicurezza sull’autenticità dei loro quadri? Dove sono coloro che in maniera repentina dopo Giugno si sono messi a pubblicizzare il nome di Sarenco per via telematica e indirizzavano i nuovi collezionisti curiosi a rivolgersi alla famigerata Fondazione Sarenco? Cosa dicono adesso coloro che rifiutavano il contraddittorio con chi, prima dell’estate, provava ad analizzare in maniera equilibrata la situazione cratasi e, per risposta, riceveva gravi insinuazioni e banali ridicole battutine sarcastiche? Ed invece, rivolto ad Exibart, dove sta la sollecitudine che aveste durante la Mostra di Lilanga a Roma organizzata da Faccenda e Parri, nel pubblicare articoli troppo frettolosi, assecondando le volontà di persone che adesso, ma anche già allora, non avevano una grandissima reputazione. E nell’insinuare sospetti di connivenze e favoritismi su sovrintendenti ed amministratori che, oggi si capisce, facevano lecitamente il loro lavoro.
Forse sarebbe il caso di fare pubblica ammenda per questo? Vedete voi.
Saluti a tutti
Quando era stata data la notizia della sentenza con la quale si inibiva la National Gallery di procedere a delle autentiche, allarmato contattavo la Fabbrica Sarenco per vedere se le mie opere, autenticate dalla National Gallery, potessero essere visionate dalla precitata fondazione.
Senza richiedere foto alcuna mi si diceva immediatamente che erano spiaciuti, ma che sicuramente le opere in mio possesso erano tutte false.
Gentilissimi poi mi dicevano però che avrebbero potuto mettermi in contatto con dei veri collezionisti che, guarda il caso, avevano tutti delle opere pubblicate sul loro catalogo ragionato e quindi autentico.
Ovviamente tutte le opere erano recenti.
Sinceramente dopo tale fatto, dell’autentica me ne infischio, anche perché mi sa che vale la carta su cui é scritta.
Ad ogni, anche se le opere in mio possesso dovessero essere state fatte dal nipote e non da Lilanga medesimo, non mi cambia molto, anche perché sono belle.
D’altronde Lilanga nel 2001 era malato gravemente di diabete ed aveva creato intorno a se un bell’atelier, nel quale lavoravano diverse perone.
E forse, se lo faceva (anche perché era in sedia a rotelle), firmava solo le opere.
Ad ogni modo consiglio a tutti di acquistare un bel paio di mutande in ghisa, dopodiché potete procedere tranquillamente ad acquistare tutti i bei Lilanga in giro.
E’ alquanto strano che Exibart.com non abbia prontamente inserito un articolo dove, come ha fatto inizialmente con la National Gallery, screditasse Sarenco & C., o senza alcuna polemica ammettesse di aver troppo precipitosamente incolpato la suddetta società.
In quanto “giornale” di informazione, dovrebbe limitarsi solo ad esporre i fatti, senza troppa parzialità come erroneamente hanno fatto.
Ci si aspetta pertanto, nella settimana a venire, un buon articolo, dove si annuncia che il 29/10/2007 il Tribunale ha reso nulla la precedente ordinanza, con numero di ruolo 10013/2007, che vedeva inibita la National Gallery dal rilasciare autentiche e che adesso è l’UNICA a poterlo fare.
Si spera quest’articolo verrà inserito, con la stessa partecipazione emotiva dei precedenti, tanto da dimostrare la professionalità e l’imparzialità di Exibart.com .
E’ scandaloso che Exibart non dica nulla sulla recente ordinanza che annulla quella che dava a Sarenco l’autorità di autenticare le opere di Lilanga. Pensate tacendo di fare un buon servizio alla comunità ? Sarebbe onesto fare pubblica ammenda e riportare le notizie di cronaca …
In questioni poco chiare e incerte non bisogna mai schierarsi con nessuno.
Il diritto/dovere di cronaca è doloroso ma indispensabile altrimenti si rischia di prendere posizioni, che troppo lontane dall’etica dell’informazione Giornalistica rischiano di sbiadire il vostro mirabile servizio.