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Dopo l’annunciato ridimensionamento del progetto per il nuovo museo di Daniel Libeskind nell’area Citylife dell’ex Fiera, il nuovo cambio di rotta cadrebbe come una tegola sulla testa di Milano, sancendo ancora una volta l’inadeguatezza della metropoli a seguire progetti di respiro internazionale, e l’eterna perniciosa divisione fra progetti culturali e strutture destiate a servire l’effimero, centrale per l’identità milanese ma non alternativo.
E segnerebbe una nuova sconfitta per l’assessore alla cultura, Massimiliano Finazzer Flory, che poco più di un anno fa dichiarava, a noi di Exibart, che “gli spazi dell’ex Ansaldo potrebbero riconoscere finalmente che l’identità di questa città è plurale, non indifferente alle differenze. La riconversione creativa di un’area industriale è la grande occasione per ripensare alla parola cultura attraverso una logica capace di coniugare l’estetica e l’etica delle idee e delle opere”.
Ma l’aria che tira è diversa: “circa 4 mila mq dell’edificio dismesso – riferisce Italia Oggi – sono stati messi in sicurezza perché il comune ha deciso di metterli a reddito. Ma la ristrutturazione non ha coinvolto lo studio Chipperfield e il primo inquilino è stata la rassegna di moda White, che ha avuto l’onore della presenza del sindaco Letizia Moratti”. E il restauro degli ex stabilimenti produttivi, che dovrebbero costituire il successivo lotto dei lavori, non è stato ancora finanziato e il comune di Milano potrebbe aver deciso di fare marcia indietro…
[exibart]











