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Ha debuttato due anni fa a Basilea, poi è passato per diversi festival Usa. Ora il film tutto al femminile di Chiara Clemente arriva a Faenza, dove la regista figlia d’arte ne discute con Carlos Basualdo. La superstar si concede anche ad Exibart, per un – rapidissimo – scambio di battute…
– Dal tuo punto di vista, quali sono le differenze sostanziali fra l’artworld italiano e newyorkese?
Beh, a New York ci sono tutti e due! Come ci sono artisti da tutto il mondo, è un po’ un porto che porta tutti insieme… Ormai succede che in America trovi molti italiani, devo dire che in Italia ci sono molti giovani che stanno uscendo fuori con cose belle…
– Il ruolo dell’artista, in queste due società?
Una cosa che io noto, nel raffronto fra Italia e America, è che qui c’è un continuo riferirsi ai “giovani”, vogliamo essere tutti giovani. A New York invece non si è mai giovani abbastanza…
– Qual è dunque la realtà che emerge nel film che presenti anche qui a Faenza?
Our City Dreams vede protagoniste cinque donne artiste, Swoon, Ghada Amer, Kiki Smith, Marina Abramovic e Nancy Spero. Cinque donne che dopo storie diverse si sono trasferite a New York, che è la città dei sogni…
[exibart]












Essere figli d’arte conta troppo in Italia.
… e mi scuserà Riva se non metto il nome ma, si sa, in Italia se parli troppo ti tagliano le gambe…
Veramente molto interessante
“… qui vogliamo essere tutti giovani. A NY invece non si è mai giovani abbastanza…”
Sembra davvero un contrasto insanabile! 🙂
Se in Italia sei figlio della persona giusta a 45-50 anni ti definiscono “giovane artista”.