30 settembre 2010

Il museo c’è, il (ricco) programma per l’autunno pure. Al Macro manca solo di inaugurare…

 

di

Installazione di Ragalzi nella hall
Con tante piccole e interessanti molliche, il direttore del Macro Luca Massimo Barbero sta segnando il percorso che lo dovrebbe condurre all’apertura ufficiale del Museo. E, come da protocollo, prima della presentazione dei programmi futuri, sottolinea “i punti che sono la nostra benzina”: elenca, cioè, i risultati, fatti di numeri (in alcuni casi anche sorprendenti) che danno ragione della giustezza del cammino intrapreso: 17mila visitatori durante Macro Summer, 2.267 visitatori al Festival Fotografia al Mattatoio (solo 1800 nelle giornate del 25 e 26 settembre), in conclusione 96mila da maggio. Entusiasmo infuso anche dalla notevole affluenza di visitatori (di qualsiasi età: “giovani, giovanissimi non più giovani”, come ha scherzosamente precisato Barbero) ai tre appuntamenti di Macro Video Drink (che hanno visto la partecipazione di circa 10mila persone, per quattro ore) e dalla positiva risposta che il Festival di Fotografia sta ottenendo in questi giorni.
E la vitalità è confermata, oltre dalla presentazione delle tre grandi opere di Sergio Ragalzi (Genetica 2093) nella Hall e della mostra Odissea dell’homo sapiens di Mario Ballocco, allestita negli ormai famigerati “cassetti del CRDAV” (Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive) della Biblioteca, dal programma autunnale.
Con la contemporaneità d’inaugurazioni di una serie di mostre, raccolta sotto il titolo Macro Fall 2010: immagini in movimento, il 25 ottobre prossimo apriranno ben dieci mostre. Laboratorio Schifano (più di mille immagini realizzate dall’artista negli anni ’80 e ’90, presentate con un allestimento “labirintico” per enfatizzare la grande energia che attraversava Roma in quegli anni); Antony Gormley: Drawing Space (in un percorso costruito con l’artista appositamente per il Macro per raccontare il museo e il suo movimento); MACRORadici del contemporaneo: L’Attico di Fabio Sargentini 1966 – 1978 (raccontato con gli scatti di Claudio Abate e di altri fotografi e da pubblicazioni della galleria stessa); Roommates/Coinquilini: Carola Bonfili e Luana Perilli; Jamie Shovlin: Hiker Meat (col quale l’artista inglese ricostruisce per il Macro la memoria di un passato mai esistito); Nico Vascellari: Blonde (che rientra nel ciclo Macro Progetti Speciali iniziato nel 2009); MACROwall: Eighties Are Back! / Nunzio (che dà seguito al ciclo espositivo dedicato alle “storie dell’arte” degli anni ’80); l’intervento di Nicola Carrino: Ricostruttivo appositamente pensato per la hall del museo; Origine, Forma, Natura. Opere della Collezione Macro (con la presentazione delle opere più significative della collezione del Museo affiancate da quelle prestate dal Museo di Spoleto, sulla scia del dialogo tra musei e collezioni); Incontrati in tv. I documentari di Franco Simongini, realizzati per la Rai sin dagli anni ’70.
Mostre diverse tra loro per la volontà di una differenziazione dell’offerta, col dichiarato intento di soddisfare il palato di un più ampio pubblico, che “raggiunge il museo anche senza la segnaletica”. Quello che manca, adesso, è l’apertura del nuovo museo… (daniela trincia)

[exibart]

8 Commenti

  1. conferenza stampa ridicola…
    tante frasi fatte, senza senso, la parola “vibrante” ripetuta da Barbero con insistenza imbarazzante. L’ansia di dovere spiegare il “contemporaneo”… Autofanatismo a go-go.
    Alla fine la montagna ha partorito il topolino; decine di piccolezze per non farne una come si deve!
    drink happening e “lab” come fosse un centro sociale di snob…
    ormai abbiamo perso la speranza…

  2. sinceramente, cara pina, non condivido la tua opinione. e siccome sono curiosa, dal momento che era una conferenza stampa, perché ridicola? è una presentazione di un programma, cosa ti aspettavi? frasi fatte? che frasi avrebbero dovuto utilizzare, ripeto, per presentare un programma?

  3. resta il fatto che non hai motivato le tue posizioni; sparlare è facile, meno è enucleare la critica, più un vezzo che costruttiva

  4. Cara Daniela, io dico quello che penso, e basta. Non devo motivare le mie posizioni, a te poi!
    Capisco che vorrai fare pure bella figura difendendo qualcuno e qualcosa, ma limitati a fare la giornalista.
    Io dico quello che penso, tu di pure quello che pensi… ma non cadere nel ridicolo difendendo l’indifendibile.
    O ti pagano per questo?

  5. seppur mi pagassero non ci vedrei niente di male, vorrebbe dire che mi guadagnerei bene il mio stipendio e non sarei pagata a uffa.
    però, mi sembra che non leggi attentamente, perché io non sto difendendo ma semplicemente domandando (non è più lecito?), per conoscere.
    è ovvio che puoi dire quello che pensi, ci mancherebbe, siamo in una democrazia. il bello di poter parlare è anche quello di confrontarsi e distinguersi dagli animali. probabilmente la tua non è una democrazia e non sai affrontare un civile contraddittorio. pazienza! il mondo è bello perché è vario e la mamma è sempre incinta. e … buonagiornata.

  6. Ehi voi due, a breve metterete in vendita i biglietti per assistere alla lotta nel fango?
    Interessante, tutto molto interessante.

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