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“Futuro Contemporaneo”: che direzione prende la Milano dei musei, del collezionismo e della cultura? Lo spiegano domani, alla Bocconi

   
   
 
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Paolo Gonzato, Senza titolo, 2007, gelatine fotografiche, Plexiglas, sonoro, misura ambiente. Foto Debora Manca

Organizzato dall'Università Bocconi, Centro di ricerca ASK (Art, Science and Knowledge) e Corso di laurea biennale ACME (Art Culture Media Entertainment ), domani va in scena la tavola rotonda "Futuro Contemporaneo”. Dalle 9.30 in poi, nella sede di via Röntgen, una folta schiera di critici, addetti ai lavori e politici implicati nella promozione culturale, tra cui l'Assessore Stefano Boeri, del capoluogo lombardo si alterneranno per cercare come convogliare le energie verso il sostentamento delle arti visive, con l'adeguamento di spazi, politiche di sovvenzioni e offerta culturale nell'area metropolitana di Milano. Tra gli altri saranno presenti  Pasquale Leccese, Presidente di Startmilano, la curatrice Gabi Scardi, Vincenzo De Bellis, Marina Pugliese e la Presidente di viafarini Patrizia Brusarosco, a cui abbiamo rivolto alcune domande.
Partiamo da Milano, città protagonista del forum "Futuro Contemporaneo”. Quali sono le eccellenze del "presente” culturale e le mancanze da risolvere?
«Le eccellenze sono le tante energie indipendenti presenti in città, nell’ambito delle organizzazioni profit e non profit per le produzioni artistiche, performative, musicali, e più in generale culturali, e nell’ambito delle gallerie e delle riviste di settore.
Milano è una tra le più importanti città europee sul piano delle produzioni culturali, della sperimentazione artistica, della cultura digitale e performativa, della moda e del design e centro del collezionismo contemporaneo. E’ ora tempo di mettere a regime questa ricchezza della società civile tramite una politica culturale che preveda un nuovo modello organizzativo capace di valorizzare finalmente le eccellenze della città. 
Il Forum del 14 organizzato in Bocconi chiama gli operatori culturali attivi in città a analizzare e  condividere bisogni  e priorità assieme alle istituzioni. Sicuramente si evince a Milano ed in Italia l’arretratezza rispetto all’estero nei modelli di gestione, coordinamento e sostegno dei poli culturali istituzionali e non». 
All'indomani della presentazione degli archivi di DOCVA al Museo del Novecento, le istituzioni milanesi che peso danno agli enti non profit? C'è un vero intento di cooperazione?
«L’intento sicuramente c’è ed è reale, forse a scarseggiare sono gli strumenti ed i mezzi. Questo Forum è stato progettato in accordo con le istituzioni nell’auspicio che il dialogo entri nel merito degli aspetti pratici».  
Quale potrebbe essere una strategia per creare una forte rete culturale basata sulle Arti Visive nel territorio metropolitano di Milano?
«All’estero esistono enti pubblici svincolati dalla politica che amministrano la cultura in modo qualificato e indipendente. E soprattutto coordinato. Io sempre penso all’Ars Council  inglese come modello. E è collaudata la pratica delle fondazioni come modalità di collaborazione pubblico /privata. Bisogna però tenere conto che noi viviamo in un contesto molto arretrato che non è semplice modificare, e comunque bisogna studiare qualcosa che si adatti alle specificità italiane. Non è impresa facile.
Più immediato è attivare una rete cittadina fra le organizzazioni stesse, e in questo senso dipende molto anche dalle medesime. E la rete, per essere funzionale, deve mettere in relazione profit e non profit, e deve essere multidiscipinare: oggi non ha senso fare distinzioni fra arti visive, design, musica o teatro: i bisogni e le strategie sono le medesime».
 


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