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Parliamo di fotografia, ma stavolta non parliamo di Fotografia Europea, che oggi è nel clou del suo week end, ma torniamo invece a MIA -Milan Image Art Fair, chiusa domenica ma che si conferma, nella sua sola seconda edizione, come una delle più importanti fiere legate all’arte contemporanea in Italia, con un occhio di riguardo verso l’internazionalità.
L’edizione 2012 nei fatti ha superato di oltre 5mila presenze l’edizione 2011, la prima, a cui parteciparono circa 15mila visitatori: la serata inaugurale ha contato 6mila ingressi, con oltre mille accrediti stampa. Insomma la fiera di Fabio Castelli si è dimostrata vincente, anche nel raccogliere 268 espositori, il 15 per cento in più rispetto al 2011.
«Il successo dell’iniziativa non si misura solo attraverso il numero delle presenze ma anche, e soprattutto, dalla possibilità d’incontri che MIA ha reso possibile tra i vari soggetti coinvolti. Uno dei valori aggiunti di MIA è la capacità di creare un agorà nel quale gli operatori del settore, i collezionisti, gli artisti o i semplici appassionati e curiosi, possano confrontarsi. E nonostante la crisi MIA ha avuto un buon riscontro di vendite, così come mi è stato segnalato dagli espositori presenti. E la loro soddisfazione è testimoniata dal fatto che la maggioranza di essi ha già fatto pervenire la loro richiesta di presenza all’edizione del 2013». Qualche esempio? Sabrina Raffaghello di Alessandria ha venduto 6 fotografie di Franco Fontana a 6mila euro ciascuna; la galleria americana Cristinerose contemporary art ha venduto 6 opere, a 7mila dollari ciascuna, di Rodney Smith; Photographica Fine Art di Lugano 3 fotografie del periodo iniziale di Ghirri, una a 5mila euro e le altre due a 10mila euro.
Tutti dunque presenti alla prossima edizione, e chissà quanti chiederanno di essere aggiunti al carro.













