12 maggio 2012

MACAO Milano: dopo gli Afterhours, oggi al via le “visite verticali”. E Pisapia parla di “sostegno”, ma senza nominare lo spazio

 

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«Sono andato ad ascoltare le voci di Macao. Non ho visto antagonismo, né rancore. Solo un entusiasmo contagioso e costruttivo che alimenta un continuo laboratorio di partecipazione e sperimentazione.
A Macao si fa scuola, si discute di economia e geopolitica, si realizzano orti urbani, si progettano eventi di arte pubblica, si fa rete con le imprese creative milanesi e internazionali. Si lavora per la nuova Milano». Sono le parole dell’Assessore Stefano Boeri sul grattacielo più in voga e più chiacchierato di Milano.
Che ha infilato, in una settimana, una serie di strike non indifferenti. Fino a 10 giorni fa in pochi sapevano cosa sarebbe successo, mentre l’altro ieri, all’assemblea pubblica, ha presenziato Dario Fo, che ha dichiarato: «Non mi aspettavo di vedere tanta gente consapevole. Ora la cosa più importante da fare è coinvolgere la gente del quartiere per fargli capire ciò che state facendo, noi abbiamo salvato la Palazzina Liberty dall’acqua grazie alla partecipazione». Lo sgombero secondo il Premio Nobel è la tattica per spaventare, per distogliere l’attenzione dal gesto, perché «stare insieme e lavorare per fare qualcosa che serva a tutti, è già un momento altissimo; significa uscire dalla mediocrità, dallo svuotamento che vedo tutti i giorni per le strade, negli occhi delle persone che non sanno più cosa vuol dire scegliere la propria vita». Insomma, approvazione incondizionata. Che è arrivata anche dai tanti ospiti di queste serate, uno tra tutti gli Afterhours, la rock-band meneghina che ha suonato negli spazi dell’ex Galfa ieri sera, insieme agli Alterazioni Video che hanno realizzato riprese con 40 performer improvvisati per il film “Hotel Milano”. E da oggi iniziano le visite verticali: si potrà salire fino al 23esimo piano e nella salita fermarsi a prender fiato in alcuni piani dove sono state allestite situazioni che raccontano della città. Alle 18 invece la conferenza “Città Bene comune: i conflitti urbani e la rendita” con gli interventi di Lucia Tozzi, Antonio Ottomanelli e Max Guareschi.
Insomma, lo spettro dello sgombero incombe ma per ora c’è anche un messaggio “cifrato” di Pisapia, che nell’anniversario della “Milano libera tutti”, il concerto che si tenne alla stazione Centrale il 10 maggio ha postato su facebook un messaggio in cui dichiarava che «Milano deve offrire spazi, diritti e regole anche alle manifestazioni che nascono spontaneamente, che vanno tutelate». Nessun riferimento esplicito a MACAO ma il referente, almeno ideale, è il movimento che transita nel vecchio grattacielo. PdL e Lega ovviamente sono sul piede di guerra contro chi occupa abusivamente ma, per ora, anche le polemiche sembrano abbastanza blande, come se MACAO fosse davvero un gesto, un’azione, che tutta la città e il mondo della cultura aspettasse da tempo. Uno schiaffo morale alla cultura del potere degli affari e dell’arraffare. 

5 Commenti

  1. Macao è un totem di buon auspicio, ma va riempito di contenuti affinchè non diventi un ghetto, un locale dove passare il sabato pomeriggio. L’ennesimo centro sociale: c’è bisogno di decentramento sociale. Per tanto vorrei invitare ad un progetto “casa per casa” da fare alla prossima Biennale di Venezia 2013 all’interno del progetto indipendente Kremlino, semmai in ogni città italiana. Quindi un Macao che non diventa ghetto ma si decentra nel privato di tutti. Ci state? Potrei coordinare la cosa, e organizzare un incontro proprio a Macao con alcuni miei collaboratori. A presto, Luca Rossi http://kremlino.blogspot.it/

  2. anche se kremlino come nome può esser ritenuto infausto parlando d’Arte, penso che i tavoli di Macao siano pronti ad accogliere positivamente progetti positivi, meglio che la biennale, la quale personalmente ritengo solo un po’ meno potente del kremlino.
    Dal canto mio ho vari progettini che oggi domenica sintetizzerò in una proposta da andare ad intavolare, prima che i Biechi Blu scatenino i protettori del calcestruzzo.
    …tanto per far capire come la penso, potrei chiamarlo kolkòss….

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