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Era nata nel 1966 negli Stati Uniti la serie Star Trek, ma all’inizio non aveva riscosso molto successo. Le vicende del capitano Kirk, dell’ufficiale Spock e di Mc Coy a bordo dell’Enterprise divennero un cult negli anni successivi, vincendo decine di Emmy, Saturn Award e ricevendo qualcosa come 14 nomination all’Oscar per i successivi film che a partire dalla serie televisiva si realizzarono.
Stasera arriva a NABA, alle 18.00, il teorico statunitense Alan Neil Shapiro, a raccontare di science-fiction e nuovi media.
Riconosciuto come uno dei maggiori esperti delle teorie filosofiche e culturali di Jean Baudrillard, teorico della società post moderna, Shapiro partirà nella sua analisi dall’immaginario con cui Star Trek ha creato il proprio mondo, in cui gusto per l’avventura e teorie fantastiche, ma credibili, si univano attraverso un sofisticato utilizzo del testo drammatico. Ancora oggi, in molti hanno difficoltà a spiegare perché amino Star Trek, e anche gli studi accademici di Science Fiction non riescono a rispondere a questa domanda. Forse proprio perché nonostante sia un prodotto di massa, non ha rinunciato a un sottotesto culturale.
Shapiro, che ha studiato Scienze e Tecnologia al MIT e Filosofia, Storia e Letteratura alla Cornell University, è anche autore del volume Star Trek: Technologies of Disappearance, e sviluppatore di software e traduttore di testi che riguardano i fenomeni culturali contemporanei.
E stasera infatti, anche sulla scia delle teorie di Jean Baudrillard e delle commistioni tra corpo e ibrido, si cercherà di puntare l’accento sugli intrecci tra fiction e tecnologia, si parlerà dell’Intelligenza Artificiale, di androidi, di teletrasporto e dei viaggi nel tempo, dell’holodeck e del “traduttore universale”, della realtà virtuale e delle possibilità tecno-scientifiche per realizzare tutto questo. Un “ritorno al futuro”, per restare in tema, in chiave accademica.














