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La 24esima edizione della Biennale Interieur a Kortrijk ha senza ombra di dubbio ridato l’input europeo a quella che ci si augura sarà una nuova stagione di fiere, eventi culturali ed esposizioni all’insegna dell’alto valore qualitativo della ricerca nel design. Curata da Joseph Grima, l’intera biennale si è snodata attorno al tema del vivere domestico e alla attuale funzione della casa nella società 2.0, a partire proprio dal titolo The home does not exist, un’affermazione forse un po’ cruda, che racchiude però un ampio ventaglio di nuove possibilità legate intrinsecamente da estetica e tecnologia. Alla fiera di Kortrijk, sei padiglioni hanno accolto 270 marchi di arredo attentamente selezionati, dove le aziende sembrano aver subito l’influenza curatoriale dell’intero evento, e hanno distillato pochi prodotti esibiti in modo talmente lineare e discreto da apparire quasi immediatamente iconici. Niente a che vedere quindi con l’ormai iper commerciale Salone del mobile, dove la corsa sembra ormai diventata a chi riesce ad accaparrarsi il più grande e scenografico stand. Nello spazio della fiera, protagonista è stato l’allestimento di Space Caviar, il collettivo genovese fondato dallo stesso Grima lo scorso gennaio. Articolata su una struttura metallica su tre livelli, era qui presentata l’accurata ricerca sull’evolversi del concetto di casa negli ultimi secoli, tra grafici al neon, tweet tra casa e abitanti, e stampe di foto rubate da instagram. Sempre opera di Space Caviar è stata poi una corposa installazione che apre il percorso di Biennale City, una serie di location site nella parte antica della cittadina. La ormai abbandonata Broelschool ha visto nascere il progetto “SQM: the quantified home”, dopo una decina di giornate in cui si è tenuto lo Space Caviar Demolition Workshop. Un filo elettrico giallo con tanto di lampadine ha guidato i visitatori all’interno della scuola decadente, dove su tre piani si è creato un nuovo percorso fatto di buchi nei muri, scale improvvisate, linee di piastrelle rotte, ante di armadi spalancate. Sulle pareti, piccole scritte rosse hanno raccolto tweet e citazioni da libri e canzoni, ripercorrendo la storia del concetto di casa così come si è modificato dal 1919 a oggi. Alla fine di questo lungo saliscendi, un piccolo balcone interno faceva da galleria alla vecchia palestra dove per l’occasione l’interaction designer Pietro Leoni, già presente alla Biennale di Venezia con il progetto Italian Limes, ha inscenato il “Roomba Ballet”. Sulla più celebre composizione di Johann Strauss, 12 aspirapolveri robot hanno danzato programmati in maniera tale da emulare i movimenti dei tre principali passi del valzer viennese. Nella stessa scuola inoltre lo studio Pool ha esposto una linea geometrica di mobili concettuali che era stata originariamente disegnata per il Cabinet de curiosités di New York. Ma non solo, l’agenzia belga Dift ha dato vita al progetto “Eyes/Night Only”, un hotel temporaneo della durata di otto notti in cui ogni stanza è stata arredata e interpretata da un diverso marchio, e che durante il giorno è stato completamente aperto al pubblico. (Elisabetta Donati De Conti)















