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Parte con un’installazione di Invernomuto il progetto Triennle Live che, da ieri fino al 28 dicembre, dialoga con le mostre e gli eventi della Triennale di Milano. L’intero progetto si pone infatti come un percorso di ricerca nei meandri degli Archivi Storici, che favorisce scambi, influenze e chiavi di lettura tra giovani protagonisti del contemporaneo e un’ampia selezione di documenti d’archivio.
L’episodio uno, curato dal duo Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, si è sviluppato attorno al materiale legato all’architettura africana, in corrispondenza della mostra “Africa. Big Change, Big Chance”, ed è sfociato in un’installazione dal titolo Anabasis articulata, il nome di una pianta desertica che vuole rappresentare la flora africana che proprio “ana-basis” risale la costa e si insinua fino a conquistare il deserto. Ecco allora che la stessa installazione di Invernomuto, si va a inserire tra l’uscita del percorso espositivo sull’Africa e la grande porta di vetro che dà accesso al giardino, vedendo prendere forma la ricostruzione in scala di un ambiente studiato nelle fotografie e nei disegni della Mostra dell’Attrezzatura Coloniale del 1940, combinandolo a testi e immagini tratte dalle edizioni del 1925 e del 1933. I documenti, il materiale, i disegni diventano spazio, sospeso tra set e installazione, tra rilettura del passato e immaginario collettivo; un’installazione in cui natura e architettura convivono tanto quanto è l’allestimento stesso a invadere l’architettura austera della Triennale, in quel margine che separa e al contempo unisce, interno ed esterno, marmo e flora.
Gli ingredienti di questa operazione sono pochi e calibratissimi, in grado di costruire un mondo parallelo di racconti e suggestioni: un patio dominato da terriccio rosso e anabasis articulata, appunto, una scultura in ceramica della mano di Topolino, un moviton – dispositivo ottico e acustico che combina la possibilità di proiettare immagini in movimento con un giradischi a 78 giri – e uno stendardo raffigurante l’illustrazione di una donna africana in bianco e nero. Ad accompagnare l’installazione, un piccolo libro che cita, monta e combina varie parti del romanzo L’Oblio, di Spina, aiutando il pubblico a trovare una propria chiave di lettura dello spazio.
Un’unico ambiente in cui regnano i mezzitoni, le luci soffuse e tagli netti che annullano le dimensionalità, è pervaso da suoni e presenze, dominato da un afrobeat dal sapore antico che sembra portare il vento del deserto direttamente nei corridoi della Triennale, dove in alto si vede sventolare lieve la Venere Nera.
L’episodio due, a partire dal 19 dicembre vedrà il Gruppo A12 costruire “Piazza De Carlo”, un ambiente di sosta e incontro dedicato alla riflessione sulla figura di Giancarlo De Carlo, in corrispondenza a una mostra degli schizzi privati dell’architetto, urbanista e teorico italiano. (Elisabetta Donati De Conti)















