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Prima la foto in posa come il piccolo Aylan e una selva di critiche. Ieri la grande installazione alla Konzerthaus di Berlino, con i 14mila giubbotti di salvataggio legati alle colonne per ricordare i profughi annegati in mare (che, ad ogni modo, ci pare un’installazione degna di nota), e oggi la stampa tedesca e anche il Senatore alla Cultura Tim Renner completamente inferociti per quello che invece, dentro all’edificio, è successo ieri sera.
Alla cena di gala per il Festival del Cinema di Berlino (tralasciando il fatto che star di ogni calibro hanno sfilato con i loro abiti da sera tra giubbotti e gommoni, con l’aria svagata della festa) l’artista cinese ha chiesto ai partecipanti di fare una piccola performance per una foto collettiva: indossare ognuno una coperta termica dorata in solidarietà con i migranti.
Il giornale tedesco Stern ha descritto la scena come una volgare trovata, e Renner ha definito l’operazione come un’oscenità: «Quando Ai Weiwei mostra le dimensioni del terrore e della fuga con 14mila giubbotti di salvataggio provenienti da Lesbo, forse non sarà “sottile” ma è efficace e giustificato; ma quando gli ospiti del Cinema si sono messi sulle spalle la coperta di emergenza per la foto di gruppo, anche se è da intendersi come un gesto di solidarietà, quello che viene fuori è un momento chiaramente osceno».
E anche Artnet non ci è andata sottile, scrivendo: “Mentre gli sforzi dell’artista sono certamente importanti, le sue buffonate estetizzanti hanno indotto molti a mettere in discussione le motivazioni che stanno dietro le sue decisioni”. E Weiwei? «Voglio solo difendere la dignità dei rifugiati». Ma anche stavolta, Ai, sarebbe bastato meno.
















