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L’onda, ancora, è lunghissima. Dopo Boetti, i protagonisti dell’Arte Povera e, in parte, quelli della Cinetica, arriva la “Linea di demarcazione” di Rodolfo Aricò, nella prima grande mostra che il Regno Unito gli dedica, alla galleria Luxembourg & Dayan, durante la prossima Frieze Art Week.
Concentrandosi sulle opere degli anni ’60 e ’70, la mostra vuole sottolineare l’importanza di Rodolfo Aricò, sia nel contesto storico dell’arte italiana del dopoguerra, sia come collegamento cruciale nel dialogo fra tendenze artistiche americane ed europee in questi due decenni.
Nato nel 1930 e scomparso nel 2002 Aricò, formazione in architettura, è conosciuto principalmente per i suoi “oggetti-quadri”, dove ha scardinato la distinzione tra pittura e scultura. Influenzato dagli scritti di Edmund Husserl e dall’esistenzialismo di Jean Paul Sartre, l’artista ha dialogato a sua volta con la storia della prospettiva, la sua relazione con l’ideologia, e il suo ruolo nell’arte, mettendo in atto queste visioni in una serie di produzioni che sfidano lo spazio pittorico.
A latere di tutta la poesia, però, c’è di buono che ancora qualcosa sotto il sole dei nostri grandi vecchi si muove, in attesa di vedere come andrà l’ormai celeberrima “Italian Sale”.
Nelle foto: Rodolfo Aricò, Assonometria, 1968. Oil on canvas. 90 x 200 cm. Private Collection, courtesy of Luxembourg & Dayan
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