09 febbraio 2018

Al Musée National de Monaco, l’algoritmo poetico del colore, di Alfredo Volpi

 

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Il Nouveau Musée National de Monaco ospita, a Villa Paloma, la prima retrospettiva di Alfredo Volpi in una istituzione pubblica fuori dal Brasile. Volpi (Lucca 1896 – San Paolo 1988), probabilmente il più amato artista brasiliano del XX secolo, ma fino a oggi poco conosciuto fuori dall’America Latina, è considerato uno dei più importanti artisti della seconda generazione del modernismo brasiliano. 
Dotato di un talento precoce, Volpi iniziò a dipingere già a 12 anni, realizzando dei paesaggi naturalistici influenzati dal più grande paesaggista locale, Ernesto De Fiori. Entrato nel mondo dell’arte come autodidatta, attratto dal primo Rinascimento italiano, da Matisse, Morandi e dalla sfera della cultura popolare, verso la fine degli anni Trenta cominciò a maturare uno stile più personale, muovendo i suoi primi passi in campo artistico con l’esperienza presso il Gruppo Santa Helena, di cui facevano parte una serie di artisti immigrati, quasi tutti di origine italiana. Lavorando inizialmente come imbianchino e decoratore presso i quartieri borghesi di San Paolo, Volpi iniziò la sua produzione con quadri figurativi per passare poi, dopo il secondo dopoguerra, a un astrattismo dove gli elementi del figurativo permangono come motivi modulari. 
La mostra, intitolata “La poétique de la couleur”, a cura di Cristiano Raimondi e in apertura venerdì, 9 febbraio, presenta oltre 70 opere dell’artista, per delinearne la storia e ripercorrere la sua opera a partire dai primi dipinti degli anni Quaranta. Si tratta per lo più di paesaggi naturali e urbani, fino ai lavori degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta nei quali gli stessi soggetti sono trasformati in colorate composizioni geometriche, archetipi onirici di facciate di edifici e di bandiere festose e un semplice e poetico “algoritmo”, che offre all’artista la possibilità di infinite varianti di colore sul medesimo soggetto. Forte caratteristica della sua pittura è il colore e una certa predominanza di alcuni soggetti come piccole bandierine usate nelle feste locali, mastri delle feste popolari, o facciate di case coloniali. (Elisa Eutizi)

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