-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
E ancora una volta si è scelto di non parlare eccessivamente della fiera ma di una Milano in gran spolvero che, da qualche stagione – anche se il movimento era nell’aria da diversi anni – ha scoperto che l’arte contemporanea può essere un vero attrattore per la città.
Lo dicono a chiare lettere il direttore della kermesse, Alessandro Rabottini, che se può sembrare di parte viene supportato dall’Assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, che rivendica come il comune da un paio d’anni abbia istituito insieme a tutte le istituzioni della città (pubbliche e private, altra condizione che si rimarca fortemente) una vera e propria “Art Week” che ufficialmente quest’anno partirà lunedì 9 aprile con il progetto di Jimmie Durham “Labyrinth” alla Fondazione Adolfo Pini e proseguendo con Matt Mullican all’Hangar Bicocca (mercoledì 11 al pubblico), “The Szechwan Tale. Cina, Teatro e Storia” ai Frigoriferi Milanesi fino a mezzanotte di giovedì per arrivare a sabato e ad una “notte dell’arte” molto particolare: fino a mezzanotte Assab One, BOX, Cabinet, Dimora Artica, Edicola Radetzky, FuturDome, The Lift, Mars, Marsèlleria, Mega, Standars, t-space, The Open Box e The Project space ovvero tutti (o quasi) gli spazi indipendenti di Milano saranno aperti al pubblico.
Tornando alla fiera, infatti, importante secondo Rabottini è creare un varco nell’agenda dei collezionisti e degli “art lovers” di tutto il mondo, in cui miart divenga una rassegna da non perdere, fidelizzando gli appassionati e gli addetti ai lavori. Ed ovviamente trattasi di una condizione che non può garantire solo una fiera, per quanto “bella” e interessante sia, ma che invece può arrivare dall’offerta di una città. E le righe scritte poco sopra ne sono la prova lampante.
Per il resto, a tessere un ulteriore filo di coerenza con la città saranno anche diverse gallerie (tra le 184 della fiera, di cui il 42 per cento straniere e provenienti da 19 Paesi) che offriranno solo-show di artisti come Mullican, appunto, o Teresa Margolles (attualmente in mostra al PAC) e anche i sette premi che ogni anno coronano l’offerta della fiera, e – non in ultimo – il nuovo servizio “miarteducational” promosso da Fidenza Village che, nelle giornate del 13, 14 e 15 aprile porterà il pubblico (su prenotazione sul sito di miart) a scoprire gli artisti e le storie delle sezioni “Generations” e “Decades”.
Dulcis in fundo, dopo i grandi nomi (De Carlo che propone uno stand dedicato a Carsten Höller, la tedesca Meyer Riegger con Eva Kot’àtkovà e Il Ponte che ospiterà uno stand in onore di Mauro Staccioli) forse un applauso andrebbe fatto anche a quelle gallerie più “piccole” che contribiscono a rendere forte Milano, e anche miart. Perché, anche come recita il claim di questa edizione 2018, Il presente ha molte storie. Appuntamento a giovedì.
Nelle foto: PRISMA, progetto visivo realizzato per miart 2018 da Alessandro Sciarroni e Masbedo. Foto Alice Schillaci. Direzione Artistica Mousse Agency










