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Arte Fiera 2011

   
 La regina delle fiere italiane giunge alla 35esima edizione. Consapevole che la maturità e solidità acquisite costituiscono prerogative particolarmente gradite al mercato di una stagione complessa... Alfredo Sigolo 
 
pubblicato
Se si dovesse limitare lo sguardo alla fiera, con gli stand insolitamente affollati, un forte ritorno della pittura, la prevalenza delle gallerie storiche su quelle di sperimentazione, si dovrebbe dire di un ritorno al passato, all’Arte Fiera che precedeva la conduzione di Silvia Evangelisti. Un processo fisiologico che si inquadra in una tendenza generale che potremmo definire di riflusso dopo la crisi.
Si spiega così una certa cautela nel proporre nuovi nomi e nuove idee e, per contro, una tendenza a riscoprire capitoli dimenticati della storia recente.
La novità vera di questa edizione sta invece fuori dalla fiera, nel coinvolgimento finalmente convinto della città, degli operatori e delle istituzioni, con l’intenso programma di eventi a latere. Art White Night si dice abbia registrato oltre 100mila partecipanti. Un programma evidentemente vincente e che si inquadra in una tendenza generale verso eventi di mercato aperti, più flessibili e dinamici.
Probabilmente va constatato che il modello classico ispirato alla storica edizione dell’Armory Show del 1913 è ormai al capolinea; oggi la fiera d’arte tende a confondersi in una congerie di eventi, biennali, festival, notti bianche, opening i cui confini si fanno sempre più labili. Più della straordinarietà dell’arte, conta la straordinaria cornice. Le fiere sono finite? Chissà, certamente questa precarietà e la necessità di continuo rinnovamento spinge piuttosto a riflettere sui destini delle pubbliche collezioni, sui musei decentrati spesso scrigni di tesori ma incapaci di competere nel campo delle sempre più raffinate e complesse tecniche di comunicazione. E per i quali spesso l’unica chance è l’apparentamento con il grande evento.
Ma torniamo alla fiera per il consueto giro esplorativo. Oltre 31mila visitatori dichiarati, più di 200 gallerie coinvolte. Nonostante qualche assenza eccellente e trasversale, Bologna mantiene un certo appeal, che probabilmente potrebbe essere sfruttato per una più attenta selezione, non solo degli operatori ma dei progetti presentati, che troppo spesso si riducono a una carrellata sulla scuderia.

Armory Show 1913
IN GIRO PER GLI STAND

Vanno annoverate tra le occasioni per collezionisti illuminati le gouache e foto in b/n acquerellate di Leonardo Dudreville del periodo futurista presentate da Antologia intorno ai 5mila euro. La galleria cura l’archivio dell’artista, una garanzia d’autenticità.
Occasioni si segnalano anche da Ca’ di Fra’ che, accanto a opere storiche di Agnetti, propone edizioni delle lapidi di Salvo di alta epoca e museali; tirate a 20 o 50, i prezzi variano tra i 9 e i 22mila euro.
Da Di Paolo Arte si transita innanzi a un raro Domenico Gnoli del ’63, poco oltre si vedono da Guidi & MG Art di Roma i più classici collage fotografici di Jan Dibbets dedicati all’orizzonte, proposti anche dall’altra romana Gallerja.
Un inedito Pinna campeggia da Ronchini: il personaggio è riconoscibile ma l’intento tradisce una chiara volontà monumentale, amplificata dall’uso del bronzo virato in grigio grafite. Davvero interessante.
Gino De Dominicis
visto da Claudio Abate è il progetto de Il Ponte: le suggestioni non mancano ma si respira una certa deferenza verso il maestro, che si traduce in esiti documentari.
Climi diversi contraddistinguono gli stand di Arte e Arte, che lascia spazio a gioiose tecniche miste e collage di Tinguely, e L’Elefante, dove invece prevale il rigore e la drammaticità negli scatti che ritraggono le performance di Gina Pane.
Si possono trovare lavori di Fausto Melotti sotto i 50mila euro? Il Chiostro propone interessanti gessi degli anni ’70 (anche da Stein), con prezzi variabili tra i 18 e i 35mila, una produzione molto curata e spesso ispirata. Da segnalare per la galleria varesina anche un interessante dialogo tra generazioni: da un lato Marco Di Giovanni invita a osservare oltre le porte smontate del suo studio, dall’altro campeggia uno storico scatto di Franco Vaccari, Esposizione in tempo reale del ’78, un episodio chiave per l’arte concettuale italiana che si può portar via per appena 11mila euro.
Fabio Viale - Ruote - 2009 - marmo - Gagliardi Art System, Torino
Nella sezione delle giovani gallerie si respira un'aria di cauto ottimismo. Il primo grande pericolo scampato per le gallerie nate in pieno boom e trovatesi a confrontarsi con una dura crisi è stato come un corso accelerato di sopravvivenza che le ha fatte uscire rafforzate anche se con le ossa rotte.
Galleria 42
di Modena punta forte su Luca Pozzi, condiviso con la milanese Federico Luger, che gli affianca provocatorie copie di dipinti cinesi realizzati da Gabriele Di Matteo.
Da Six si vedono opere dipinte dal vento, dai rami degli alberi o che prendono forma durante il trasporto: è questa la ricerca dell’artista inglese Tim Knowles, che non manca certo di originalità, semmai gli si potrebbe imputare una certa indulgenza didascalica che finisce per rovinare la poesia degli intenti. Ma è proprio necessario spiegare sempre tutto?
La piattaforma Glow è un fronte di sette gallerie di varia estrazione che sperimentano nuove forme ci comunicazione collegiale, qui esemplificato da un progetto sul ritratto. Nel dettaglio vanno segnalate almeno, da Fabio Paris, la ricerca glitch di Rosa Menkman, che si può tradurre nella declinazione estetizzante dell’errore digitale, gli autoritratti di bronzo trasfigurati del russo Yerbossyn Meldibekov visti da Nina Lumer e l’originale ricerca del gruppo torinese The Bounty KillArt di Allegra Ravizza, che si cimentano con tecniche desuete come acquatinta e ceramiche, contaminando soggetti classici con divagazioni pop.
Ancora tra le giovani gallerie, Spazio A allestisce uno stand equilibrato con i lavori di Chiara Camoni e le piccole foto di Adrien Missika, un buon lavoro di Adriano Nasuti Wood, che censura le immagini del celebre volume Art Now, e un’efficace accumulazione di vecchie scale di Francesco Carone.
Yerbossyn Meldibekov - Maybe Chingizkhan, maybe Jakometti - Nina Lumer, Milano
Un’originale officina di artisti che lavorano con il suono e la meccanica ha messo in piedi il figlio d’arte Mario Mazzoli a Berlino, qui rappresentata dalla Hurricane (double Reversible) di Donato Piccolo e dalle sirene di Douglas Henderson (Babel III Language).
Novità per la pittura italiana da Glance di Torino, all’insegna del virtuosismo e della sperimentazione tecnica. Alessandro Gioiello realizza lavori classici con lana polverizzata su velcro mentre Dario Costa interpreta tecniche antiche con materiali inusuali, come quando rifà van Gogh con i residui di gomme da cancellare colorate.
La trentina Paolo Deanesi ha ormai acquisito una certa solidità e complessità che alterna al concettualismo di Django Hernandez le visioni pop apocalittiche di Antonio de Pascale che manda alla deriva la storia dell’arte. Tra i due emerge con autorità il giovane Jacopo Mazzonelli, che declina la sperimentazione musicale in forme scultoree.
Usciti dalla sezione giovane, le novità assumono altre vesti, come quella editoriale; ecco allora Corraini che presenta il nuovo libro di Fausto Gilberti, una raccolta di lavori di piccole dimensioni dedicati al rock vecchio e nuovo. Un’occasione per riflettere sulle figure che hanno contribuito in modo significativo alla bistrattata pittura italiana tra gli anni ’90 e gli ’00.
Al capitolo dei nomi da riscoprire assegniamo l’artista sarda Maria Lai, classe 1919, presentata dalla Galleria dell’Incisione. La forbice dei prezzi va dai 4.500 euro ai 18mila per i noti lavori cuciti.
In fatto di nuovi mercati, Marella mostra gli esiti - anche interessanti - delle nuove indagini in terra d’Africa e d’Indonesia. Il collezionismo esplora nuovi mercati e i galleristi si adeguano. Cambia tutto Perugi o quasi. Resta Laurina Paperina ma la nuova direzione la indicano Francesco Fonassi e Roberto De Pol, all’insegna di una sorta di concettuale meccanico. In cantiere anche un imminente trasferimento logistico della galleria che lascia Padova e il Veneto per la Lunigiana.
Una tipica scultura vegetale di Christiane Löhr - Oredaria, Roma
Anche Antonio Colombo allarga gli orizzonti, tentato dalla corrente Lowbrow. I lavori di Baseman, Taxaly, Ausgang sono novità in molta parte d’Italia ma dei veri classici oltreoceano.
Classici di casa nostra sono invece i Penone degli anni ’70 (55mila euro) presentati dal tandem 1000 Eventi e Guy Bärtschi, gli Zorio e i Paolini di Oredaria, dove però non sfigurano i delicati lavori vegetali e in crine di cavallo di Christiane Löhr, recente ospite a Villa Panza di Biumo.
Indiscussa star del weekend bolognese Marina Abramovic lo è anche dello stand di Lia Rumma, dove il suo video Levitazione di Santa Teresa attira i visitatori.
Sembra Oursler ma non lo è: da Gagliardi il duo Daniel Glaser + Magdalena Kunz interpretano la tecnica dell’americano per dar voce agli homeless; poco più in là si vedono anche i lavori in marmo di Fabio Viale, apprezzato all’estero, troppo scultore per l’ Italia.
Davvero notevoli gli acquerelli e inchiostri dei fratelli Chapman esposti da Scognamiglio, pagine miniate contemporanee eredità della mostra sul furto d’identità curata da James Putnam in galleria a dicembre.
Non solo le ceramiche barocche di Fontana e un potente altare di Calzolari fa vedere Studio la Città ma anche un anticipo della mostra del terzetto di fotografi Basilico, Castella e Vitali.
Si celebra l’amicizia tra Pio Monti e De Dominicis con un libro realizzato da Politi editore, si venerano gli Urethra Postcard di Gilbert & George da Alfonso Artiaco - forse l’evento di spicco della fiera -; c’è Gregorio Botta per Il Segno, la sperimentazione fotografica di Adriano Altamira opposta alla suadente pittura di Franco Guerzoni per lo Studio G7 e le originali accumulazioni monocromatiche di Michael Johansson da Massimo Carasi.
Mostra i muscoli Lelong, la qualità la fa da padrone un po’ ovunque. Due segnalazioni: un mistico bronzo di Kiki Smith e una gravure monocroma di Richard Serra, Weight 1, di grandi dimensioni, all’abbordabile cifra di 13mila euro.
Una piccola installazione di Jacopo Mazzonelli - Deanesi, Rovereto (TN)
Fumagalli
celebra Dennis Oppenheim a pochi giorni dalla scomparsa esponendo lo storico 220 yards dash del 1969. Da segnalare qui anche i lavori di Consagra che rimane tra gli scultori italiani più apprezzati all’estero.
Tucci Russo
espone la coppia vincente Tony Cragg e Richard Long, con grandi lavori. Di quest’ultimo è ancora possibile avvicinare le splendide carte, i cui prezzi si aggirano intorno ai 7mila euro.
Cardi
sfrutta l’onda lunga della storica mostra di Immendorf mentre da Michela Rizzo campeggia Piccolo Cinema, opera storica di Fabio Mauri.
Una finestra sugli artisti cinesi. Coraggiosa la scelta di Gao Xingjiang che rinuncia all’olio di molto pop anemico e modaiolo per proseguire la grande tradizione grafica del suo Paese; suoi gli inchiostri su carta visti da Lipanjepuntin e Torbandena. Ancora carte per Zao Wou-Ki; un esemplare lavoro dell’’86 presentava Simon Studer, galleria che riserva più di una sorpresa, dagli scatti di Richard de Tscharner al Dubuffet del ’56 fino ai disegni di Klimt e alla coppia d’amanti di Balthus.
Da Ben Brown e Sperone si notano i lavori di Heinz Mack, nome caldo tra i fondatori del Gruppo Zero sul quale il collezionismo si è concentrato recentemente. A titolo d’esempio citiamo la Dynamic structure del ’59-’60, realizzata con resine su tela sintetica.
In molti hanno avuto rapporti con il Gruppo Zero. Tra questi l’italiana Dadamaino, alla quale dedica l’intero stand la milanese Dep Art, che scegliamo quale esempio di giovani gallerie dinamiche che non si precludono uno sguardo retrospettivo ma che anzi puntano a imporsi per una seria ricerca filologica. Monocromio è un progetto proposto dalla coppia composta da D’Ascanio di Roma e Martano di Torino, tra l’Impronta d’oro di Remo Bianco del 1962 e le opere dell’olandese Jan Schoonhoven del ’65. Di quest’ultimo si segnalano anche lavori dei primi ’70 da Grossetti.
Bugno
suggerisce di riscoprire De Luigi, maestro del grattage, Flora Bigai si fa notare per le grandi opere di Giuseppe Maraniello esposte anche da Cardelli & Fontana Maria Lai - Le parole di Maria Pietra - 1983 - libro cucito - Galleria dell'incisione, Brescia(un esempio: Il gambo dei fiori, 2010). Tutto Scheggi da Niccoli, total white da Rizziero con Manzoni, Castellani e Bianchi mentre da Tornabuoni c’è una rara Ziggurat sumera del 1980 di De Dominicis.
La milanese Pack presenta la collaborazione con Marco Neri con una classica Mirabilandia. L’interno è invaso dai ritratti manieristi e un po’ noiosi di Basilé ma il pezzo forte è un monumentale acrilico di Di Fabio.
Eccessivamente istituzionale e rigido lo stand de Lo Scudo ma le scelte sono un giusto mix di qualità: si va dai grandi bronzi di Consagra a un vibrante Dorazio del ’58, dal trittico dell’’84 di Mattiacci alle opere di Gastini, questi ultimi nomi senza dubbio da recuperare.
Classici ma suggestivi sono i lavori di fumo di Claudio Parmeggiani visti da De Foscherari mentre sono da assegnare alle curiosità collezionistiche il lino cut Ganymedes di Barry Flanagan esposto da Base di Tokio (2.800 euro, tiratura a 50), come pure il capolettera di Max Ernst del ’74 della Galleria Blu e, perché no?, anche l’interessante notturno di Bizhan Bassiri che campeggia allo stand della romana Galerja.
Da Astuni non passa inosservata una centratissima opera di Steven Pippin del 2011: in End of photography una fotocamera registra l’attimo stesso in cui una pistola spara il colpo che la distrugge.
Di Meo
si concentra sul gruppo di San Lorenzo con Nunzio, Tirelli, Gallo; Biasutti e Biasutti sul concettuale con Emilio Prini e Penone di cui propone un frattage del ’72 tirato in 30 esemplari dal titolo Il suo essere fino al 49° anno d’età in un’ora fantastica.
Sovversiva la presenza della newyorchese Jonathan Levine, con artisti totalmente avulsi rispetto al contesto e una ricerca concentrata sulla scena lowbrow, street e new pop che tuttavia, guardandosi intorno, non stonerebbe di certo accostata al lussureggiante Victor Brauner del ’57 esposto dalla Galleria Biasutti di Torino, dal titolo Pré-realité.
La conclusione va alla veronese FAMA che anticipa la personale di Sissi in galleria e propone una bella selezione di lavori di Matt Callishaw, tra cui una complessa installazione dal titolo Ophelia.

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alfredo sigolo


dal 27 al 31 gennaio 2011
Arte Fiera Art First 2011
Orario: giovedì ore 12-17 (su invito); da venerdì a domenica ore 11-19; lunedì ore 11-17
Ingresso: intero € 20; abbonamento 4 giorni € 35
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 051282111;
artefiera@bolognafiere.it; www.artefiera.bolognafiere.it

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indice dei nomi: Adriano Nasuti, Adrien Missika, Alessandro Gioiello, Alfonso Artiaco, alfredo sigolo, Anthony Ausgang, Antonio Colombo, Antonio de Pascale, Ben Brown, Chiara Camoni, Claudio Abate, Claudio Parmeggiani, Dennis Oppenheim, Django Hernandez, Domenico Gnoli, Donato Piccolo, Douglas Henderson, Fabio Mauri, Fausto Gilberti, Fausto Melotti, Federico Luger, Flora Bigai, Francesco Carone, Francesco Fonassi, Franco Vaccari, Gao Xingjiang, Gary Baseman, Gary Taxali, Gilbert&George, Gilberto Zorio, Gino De Dominicis, Giulio Paolini, Giuseppe Maraniello, Guy Bärtschi, Jacopo Mazzonelli, Jan Dibbets, Jan Schoonhoven, Leonardo Dudreville, Lia Rumma, Luca Pozzi, Marco Di Giovanni, Marco Neri, Marina Abramovic, Mario Mazzoli, Matt Callishaw, Michela Rizzo, Pio Monti, Remo Bianco, Richard de Tscharner, Richard Long, Roberto De Pol, Rosa Menkman, Silvia Evangelisti, Tim Knowles, Tony Cragg, Tucci Russo, Zao Wou-Ki
 

5 commenti trovati  

23/02/2011
Giampaolo Abbondio
bravo grande capo!!! il lavoro di Marco Neri è di prima che iniziasse a lavorare con me

23/02/2011
gilda, roma
mancavano tutte le gallerie più importanti! una fiera, uno squallore. solito mercatino di paese

23/02/2011
Ugo, Italia
Le gallerie che hanno propositi piu ambiziosi penso che frequentino altre fiere meno nazional popolari.


23/02/2011
Grande Capo Estiqaatsi
...la milanese Pack presenta la collaborazione con Marco Neri con una classica Mirabilandia... oooh, Ma-esticazzi!
...Pio Monti celebra l'amicizia con De Dominicis... meco-ioni !


22/02/2011
mark10
QUALCHE assenza ? Ma se nel contemporaneo mancavano tutte le migliori gallerie che abbiamo in Italia !

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