in fumo_interviste - Alessio Spataro 1784 utenti online in questo momento
exibart.com
community
La Lavagna
Speciale Biennale/Parlano gli artisti del Padiglione Italia
Ritratto del curatore da giovane
Parola d'artista
Scacco alla crisi
recensioni
rubriche
argomenti
classifiche
acuradi...
curator parade
antidoping
artist parade
cerca persone
notizie recenti
in fumo_interviste
Alessio Spataro
Prima di arrivare alla Ministronza è passato da Bertinotte, Papa Nazingher e Berluscotti. Catanese, classe '77, ha studiato fumetto a Milano ed è autore completo. Dopo il ciclone mediatico che l'ha investito, torniamo a parlare di satira con Alessio Spataro...
pubblicato mercoledì 7 aprile 2010
La satira ha ancora una funzione sociale o, cambiando le necessità, si trasforma anche il suo significato?
Beh, la satira ha sempre un ruolo fondamentale. È capace di catalizzare sentimenti critici in qualunque contesto storico. Se ancora si esprime con un minimo di senso, può legittimamente veicolare la rabbia.

Ma le cose cambiano. E la satira sembra sparire. Perché?
Che non esistano più grandi contenitori satirici collettivi, sia in tivù sia sulla carta stampata, è evidente. E non poter contare sulla coralità di voci diverse rappresenta quindi un grave deficit. Così non esiste più il pubblico. E da parte di testate giornalistiche ed editori viene meno la volontà culturale di fare satira. Capita anche a chi, in passato, si è mosso e ha sperimentato in questo settore.

Qualcosa sembra si stia muovendo. Ma ancora non è abbastanza. I tempi di Cuore sono davvero così lontani?
Una tavola della Ministronza, di Alessio SpataroVedi, da quando Cuore è sparito dalle edicole ci sono stati svariati tentativi da parte dei quotidiani di riproporre riviste o allegati satirici. Non parlo solo del più recente Emme, uscito per L'Unità, o Paparazzin, inserto di Liberazione. Penso anche a Boxer, che fu addirittura censurato dal Manifesto quando si azzardò a dire in modo provocatorio che L'Unità andava buttata. Quella era una critica nei confronti dell'uso (e dell'abuso) del cellophane e dei gadget da edicola.

Cosa vuoi dire?
Che la satira, quando colpisce un gruppo editoriale amico o esprime una posizione scomoda, può essere censurata. E quindi si sgretola di fronte alle scelte prese dai responsabili più impensabili.

Più che di una nuova vita per la satira, sembra si parli soprattutto dei problemi di comunicazione e relazione con gli editori...
Ci sono editori che preferiscono puntare su un autore unico. Io, ad esempio, sto collezionando libri monografici satirici. Ma c'è anche chi si è ritagliato uno spazio sui quotidiani. C'è chi preferisce raccogliere esperimenti satirici su internet, in blog collettivi, cioè là dove i costi sono minimi. Quindi, nel complesso, il panorama è molto frastagliato. È diviso e slegato dal pubblico (e quindi dalla diffusione) di massa. Purtroppo, poi, ci sono autori singoli che in Italia non riescono a lavorare ed emigrano all'estero. Soprattutto in Spagna e Francia.

Online, dai Superamici in su, c'è un gran fermento. Ma non si raggiungerà mai la notorietà di Vauro, ospite in tivù da Santoro. Se non c'è visibilità, e quindi pubblico, si perde efficacia?

Proprio così. E i quotidiani continuano a non investire in luoghi collettivi satirici. Si preferisce sempre l'autore singolo. E questo accade anche per gli editori del settore librario.

Vignetta di Alessio Spataro
Da valutare, poi, gli effetti della satira sui quotidiani. È allineata al potere? O, meglio, all'editore?

Capita. Capisco anche l'esigenza di un editore. Ma se si parla di satira e si vuole scommettere su una critica poco consona a regole e briglie, occorre investire rischiando. Se lo si fa, bisogna andare fino in fondo. Prima ho citato il caso di Boxer, che ha osato criticare un editore amico. E abbiamo visto con quali effetti. Il fatto è che il pubblico, negli ultimi dieci anni, si è disabituato alla satira. Oggi i comici o i satirici sono sparpagliati e divisi. Ma fino a quando sono esistiti programmi televisivi corali, il pubblico c'era. Eccome.

Spesso si confondono i ruoli e al comico è attribuita una funzione politica. In questo contesto qual è il vero obiettivo della satira? Il potere politico, il quarto potere del mainstream o la satira, più semplicemente, è una necessità sociale?
Sicuramente, prima di tutto, la satira è la risposta a un bisogno sociale. È qualcosa che intrinsecamente appartiene all'essere umano. Lo spirito critico è proprio dell'uomo. Ed è bene non confondere i ruoli. Mai.

Una tavola della Ministronza, di Alessio SpataroEsiste una satira di destra e di sinistra?
Faccio un po' di fatica a parlare in questi termini di destra e sinistra. Li ritengo espressioni un po' vaghe. Ai tempi del Male ero appena nato, ma Cuore l'ho sconosciuto bene. Lì, anche se c'erano molti autori antifascisti e di sinistra, non si risparmiavano criticare al Pc e al Pds. D'accordo, era anche satira di partito. Ma ideologicamente indipendente. Quando Cuore si è staccato da L'Unità, ha trovato la sua fortuna perché i lettori continuavano a leggerlo. E nonostante questo il Pc, dall'altra parte, dimostrava di non gradire le critiche a Occhetto. Detto questo, non vorrei si facesse confusione con la presunta esistenza della satira di destra. Sarò forse considerato radicale, ma in certi casi non parlerei di satira. Quelle di destra sono solo cose disegnate che non fanno ridere. Lì non c'è una critica dell'esistente e del potere, ma solo una specie di caricatura degli uomini politici visti come appartenenti a bande che si fanno la guerra.

Cosa diversa è Il Vernacoliere, che dedica la sua quarta di copertina alla satira di destra col Manganelliere...
Quella è una scelta geniale. Si tratta infatti di una parodia che gioca sulla presunzione che esista una satira di destra. Nel complesso, proprio per una questione puramente scientifica, non penso possano fare satira persone che non hanno il pollice opponibile. Poi ci sono state iniziative editoriali diverse, come Par Condicio. Ma al di là delle firme eccezionali che hanno preso parte al progetto, beh, ho preferito non farne parte.

Parliamo di te e della Ministronza. Durante Napoli Comicon sarà presentato il secondo volume. La critiche hanno facilitato anche il successo del libro?
Con il primo volume siamo arrivati alla ristampa in poco più di due mesi. In questo senso è stata sicuramente una fortuna. Ma è poco importante rispetto alla causa che ha determinato la polemica.

Dopo Bertinotte, Papa Nazingher e Berluscotti, perché è stata proprio la Ministronza ha suscitare così tanta attenzione e altrettante polemiche?
Una tavola della Ministronza, di Alessio SpataroSi è trattato della sovraesposizione di un fumetto che da virtuale diventa cartaceo. Ma il problema, in questo caso, è assai subdolo. Si voleva creare una polemica ad arte anche per rispondere in modo immediato all'accusa palese di maschilismo rivolta a Berlusconi. Il giornale che ha deciso di scrivere e pubblicare la prima stroncatura della Ministronza è lo stesso che, qualche giorno dopo, in un altro articolo ha stabilito che la polemica era chiusa. Si sosteneva che in Italia esistevano due tipi di maschilismi: quello buono e cavalleresco di Berlusconi e quello cattivo e volgare di Spataro, motivato da un presunto odio antifascista vetusto e inattuale.

Oltre al fatto di essere stato messo direttamente a confronto con Berlusconi, cosa ti resta di tutta questa bagarre mediatica?
Mi sono trovato a gestire una polemica più grande di me. Ma anche più grande di tutte le piccole persone che l'hanno utilizzata per farsi pubblicità come vittime. In particolar modo penso a Giorgia Meloni: già due anni fa, quando uscirono le prime pagine satiriche, in più situazioni si dimostrava superiore. Non si esprimeva pubblicamente. Ma addirittura si faceva fare domande ad hoc dai giornalisti... Insomma, alla fine sono stato tirato in ballo. Avrei preferito di gran lunga rimanere nella mia nicchia, col pubblico da fumetteria e libreria.

I politici si sono poi espressi con una condanna bipartisan. Un fatto assai raro, non trovi?
Guarda, è capitato spesso che questa classe politica si sia ritrovata a votare all'unanimità cose aberranti. Compresi i finanziamenti alla guerra in Afghanistan. Quindi non mi sorprende che gruppi parlamentari di colori differenti si siano trovati d'accordo nella condanna. Dal mio punto di vista non esiste tutta questa diversità. Li vedo piuttosto omologati sulle varie sfumature del marrone.

articoli correlati
Satira dell'anarchia
Il Misfatto
Napoli is black

a cura di gianluca testa

[exibart]


1 commento trovato 

07/04/2010
Lord Sandwich
Questo è un vero autore.

speed-news
  Exibart.
   Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
   Direttore Editoriale: Adriana Polveroni
   Direttore responsabile Artico Gelmi di Caporiacco
   Responsabile Commerciale: Federico Pazzagli - f.pazzagli@exibart.com - adv@exibart.com - Fax: 06/89280543
   Amministrazione: amministrazione@exibart.com - Fax: 06/89280277