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INVASIONI VIDEOLUDICHE

   
 Arrivano gli invasori. Anzi, sono arrivati più di trent’anni fa. Sono quelli di Space Invaders. Il videogioco giapponese è un mito fra gli amanti degli arcade. E fra di essi non mancano gli artisti. Uno dei quali, che guarda caso si chiama Invader, è in residenza a Roma... giuseppe sedia 
 
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L'invasione continua, o forse non è mai finita. La leggenda vuole che, all'uscita di Space Invaders (1978), la Zoheikyoku, la zecca giapponese di Osaka, abbia ricevuto l'ordine di aumentare vorticosamente la produzione di monete da 100 yen per placare la febbre da videogioco. Oltre al tableau vivant di Guillaume Reymond, Human Space Invaders (2006), con le sue 67 comparse simulanti una partita dal vivo del gioco, Space Invaders è stato oggetto negli ultimi anni di alcune interessanti operazioni di recupero da parte del mondo dell'arte.
Il suo creatore, Tomohiro Nishikado, ha raccontato che il design dei mostri gli è stato suggerito dagli alieni descritti nel romanzo di H.G. Wells, La guerra dei mondi (1898).In un universo videoludico primitivo, popolato da banali navicelle e carri armati, l'iconografia degli alieni di Space Invaders ha portato una ventata di indiscutibile originalità. I mostri del gioco Taito sono forse i primi personaggi a rompere con la mimesis tradizionale
Il videoclip di Reuben Sutherland, Happy up Here (2009), per i Röyksopp, descrive un assalto urbano da parte di gruppo di alieni ispirati ai mostri Taito. Sutherland parte dal tema dell'invasione per tradurre su un piano narrativo le regole del gioco, e l'effetto d’ansia specifico da esso generato. Edric Stanley - Invaders! - 2008Gli alieni avanzano sempre più velocemente verso la navicella. L'invasione è un processo irreversibile. Il giocatore è votato alla sconfitta: fine dei giochi, oppure si prega di inserire un'altra moneta.
Fra i progetti più interessanti, l'ultima versione interattiva di Invaders! (2008), presentata da Douglas Edric Stanley alla Game Convention di Lipsia. Il nocciolo dell'installazione consiste in una versione modificata del gioco in cui la battaglia spaziale si svolge sullo sfondo digitale delle Torri Gemelle in fiamme. La notizia è rimbalzata subito su alcuni network americani, suscitando l'ira delle associazioni per le vittime dell'11 settembre. Edric Stanley ha scelto di ritirare l'opera dal salone dopo aver ricevuto alcune minacce di morte sul suo blog.
Anche se Stanley non è un game designer di professione, la sua versione modificata di Space Invaders si avvicina molto ai political game ideati da alcuni game designer critici quali Gonzalo Frasca e Carlo Pedercini, fondatore della factory mantovana La Molle Industria. Sebbene coadiuvata da un punteggio come nel gioco originale, in questo contesto l'invasione si configura come un'attività estetica senza scopo, finalizzata soltanto a rimettere in gioco il nostro sguardo e le strategie di rappresentazione del reale.
Invasioni urbane digitali ma anche reali, come nel caso dell'artista francese Invader, impegnato da dieci anni a installare in giro per il mondo piccoli mosaici di plastica che recuperano l'iconografia del videogioco. Invader produce installazioni discrete, incollate sotto la segnaletica delle strade, oppure nei punti meno vistosi dei viadotti. Su un piano compositivo, l'opus tessellatum non è forse il modo più efficace per replicare nella realtà i pixel degli avatar primitivi?
Come in un videogioco tradizionale, Invader si assegna per ogni città invasa un punteggio. Al termine del suo "reality game" l'artista disegna una mappa urbana dei siti colpiti per documentare il proprio intervento. Con un approccio videoludico, Invader resta fedele alle regole del proprio gioco, inseguendo il traguardo dell'invasione definitiva, della partita ideale, di quel "best score" che potrà sempre essere nuovamente battuto.
Invader - Palau de la Musica - Barcellona 2002
E quest'estate Invader sbarca nella città capitolina per preparare la seconda sessione autunnale del progetto Living Layers organizzato dalla Galleria Wunderkammern, in collaborazione con il Museo Macro.

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giuseppe sedia

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