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Fisco e Cultura: il futuro (possibile) in tre atti

   
 Industria, sanità, moda: tutte le categorie hanno una visione di politica fiscale. Perché la cultura no? E perché nessuno si indigna? Divertiamoci a immaginare tre possibili scenari stefano monti 
 
Fisco e Cultura: il futuro (possibile) in tre atti
pubblicato

Come cambierebbe la vita degli italiani se ci fossero politiche culturali efficaci? Facciamo studi, analisi, classifiche e scenari. Si trovano pagine su pagine di modelli per ogni cosa. Ma ci sono argomenti che continuiamo a percepire lontani, remoti dalla nostra esperienza quotidiana. Allora ecco come potrebbe cambiare la vita delle persone se ci fossero delle politiche fiscali legate alla cultura in grado, davvero, di avere impatti. Vi proponiamo tre possibili scenari.

Atto I, L’arte nella città. Personaggi:
Luigi: Studente di economia presso l’Università di Roma Tor Vergata
Maria: Studentessa iscritta a Lettere e Filosofia presso l’Università La Sapienza
Luogo: Whatsapp
L: beh, che fai oggi?
M: Buongiorno! Niente, devo studiare!
L: Dai che palle! Esci un po’ che stai sempre chiusa in casa!
M: Lo so, è che c’ho st’esame che proprio non mi entra!
L: Che esame è?
M: Storia dell’arte contemporanea, è un laboratorio di due crediti, ma l’hanno messo come esame propedeutico e proprio non mi entra!
L: E allora esci, che se stai tutto il tempo a studiare non serve a niente! Facciamo così: ti vengo a prendere e andiamo al museo, ci prendiamo una birra e poi facciamo un giro, e poi stasera usciamo. 
M: Non lo so, poi mi sento di perdere tempo!
L: Guarda, ti porti i libri, ci prendiamo una birra, poi tu ti metti a studiare che ci sono le scrivanie, e io mi metto a giocare, che in questo museo hanno messo la Playstation come opera d’arte e ci puoi pure giocare!
M: Vabbè ma poi se non riesco mi accompagni a casa!
L: Ok, basta che poi con la scusa della pausa non ti metti a guardare le vetrine dei negozi! A tra poco..
M: Non lo faccio, promesso! A tra poco ☺
Ipotesi n° 1: Nella legge di stabilità 2016 è stato inserito un articolo che riduce al 4 per cento l’IVA sulle attività di costruzione di immobili legate alla cultura, estendendo tale aliquota anche alla costruzione, purché nello stesso edificio, di spazi con altre destinazioni d’uso (uffici ed esercizi commerciali). Il risultato di questa proposta è stato un incremento nel numero di edifici misti nelle aree meno sviluppate delle città. A Roma, ad esempio, è stato realizzato, nel 2016 un nuovo Museo dell’Arte Contemporanea accanto allo Stadio Olimpico del Nuoto (Anagnina). È stato creato un servizio navetta che porti dalla Metro al Museo e al terzo piano del museo ci sono laboratori artigianali e spazi di co-working, mentre il quarto è interamente dedicato ad un centro commerciale. 

Tom Molloy, Swarm, 2006, folded u.s. dollar bills


Atto II, Il Business. Personaggi: 
Dr. Demetrio De Angelis: Collezionista
Dr. Frank Exile Consulente 
Luogo: Londra (i dialoghi avvengono in inglese, ma vengono qui riportati in italiano per esigenze di redazione e per delicatezza nei confronti del Dr. De Angelis)
D: …e poi ho acquisito questa nuova opera che mi pare si integri bene nella mia collezione, ma ho bisogno di cedere alcune cosette di cui sono entrato in possesso molti anni fa
F: Di cosa si tratta?
D: Niente di particolare, un paio di Schifano, un Heartfield e poi un Kippenberg che ho acquistato da poco perché era un affare, ma adesso vorrei provare a venderlo.
F: Ho capito a quali si riferisce. Dunque, abbiamo preso visione della sua collezione e la prima operazione che ci è parsa necessaria è proprio quella di consolidare e rendere più omogenee le scelte estetiche. Oltre a quelle che ha citato, abbiamo evidenziato altre opere che, a nostro avviso, potrebbero essere cedute. In questo modo potrebbe non solo acquisire liquidità ma aumentare anche il valore totale della sua collezione.
D: E cosa mi suggerisce il suo studio?
F: Lei nel tempo è entrato in possesso di numerose opere; potrebbe, ad esempio, aprire una galleria con le opere che ha a nel freeport di Pechino e aggiungere quelle che a nostro avviso potrebbero essere cedute senza arrecare danno al valore totale della collezione.
D: Una galleria? Non so, mi sorprende. Sa, finora ho sempre proceduto con canali privati per evitare le tasse.
F: Per questo si rivolge a noi. In Italia è stato approvato un emendamento che introduce una riduzione delle aliquote fiscali per la vendita delle opere in galleria. Ora conviene più che farlo da privati. E in genere, i costi fissi vengono recuperati attraverso l’aumento del valore che il passaggio in galleria permette. Inoltre, può usare la galleria come agente di talent-scouting e aggiungere alla sua collezione opere di artisti emergenti. Questo porterebbe ad una differenziazione del suo portfolio di investimento, aumentando anche il numero di transazioni a breve termine.
D: Non so, ci devo pensare. E le risorse umane? 
F: Alle risorse umane penseremmo noi, abbiamo già realizzato operazioni di questo tipo a Milano e a Roma e, sinora, i trend mostrano che i costi vengono ampiamente recuperati. Le invieremo per email il dettaglio della proposta così che potrà consultarsi anche con i suoi legali. Ad ogni modo, ci sembra la modalità di intervento più appropriata.
D: Perfetto. Grazie. Ora scappo che ho l’aereo. Ma attendo l’email. 
F: È sempre un piacere.
Ipotesi n° 2: Viene introdotta in Italia una policy fiscale che permette alle gallerie d’arte di scegliere tra il regime dei margini e l’aliquota al 4%; viene digitalizzato il catalogo delle opere soggette a notifica ed inseriti vincoli più restrittivi alla sua applicazione. Viene inoltre stanziato un fondo di credito per l’apertura di nuove gallerie d’arte negli immobili in possesso degli istituti di credito.

Laboratorio di ricerca Airc

Atto III. Ricerca & co., Personaggi:
Prof. Antonio Mostrino: Professore Universitario
Dr. Lucio Arbano: AD di una società impegnata in progetti di sviluppo
Luogo: Cena di Lavoro post-convegno
A: Mi è piaciuto il tuo intervento, oggi. Fate cose interessanti.
L: Grazie, anche il tuo mi ha fatto riflettere su un po’ di cose. Dovremmo vederci poi con calma per parlare.
A: Pensavo lo stesso. Sai, sulla linea di sviluppo che hai accennato, potrei presentarti alcuni ragazzi in gamba che hanno lavorato con me.
L: Dottorandi?
A: No, si sono dottorati con me a luglio e ora non ho più le risorse per tenermeli, ma secondo me potrebbero esserti molto utili.
L: Hanno partita IVA?
A: No, ma potresti assumerli con un contratto di ricerca. Una cosa leggera, senza troppi impegni.
L: Io pensavo piuttosto ad una collaborazione con l’Università, un progetto di ricerca condiviso.
A: E ti conviene? Così i tempi sono più lunghi. E poi il tuo progetto tiene e non ha bisogno del cappello istituzionale. In più, ti prendi questi ragazzi, che sono in gamba, e non paghi nemmeno le spese fiscali. Vedi come ti funzionano e poi, se non ti convincono, pensiamo a qualcosa di più strutturato. 
L: Scusa, non è meglio che io firmi l’accordo con l’Università e i ricercatori li mettiate voi?
A: Non credo. Se firmi l’accordo poi c’è tutta la gestione dei diritti, e praticamente ti vincoli tantissimo. Lo dico contro il mio stesso interesse. Invece ti prendi queste due risorse, le metti a fare ricerca e paghi solo due terzi della quota INPS, così hai i vantaggi dell’università senza vincolarti.
L: Mi stai convincendo. Ti lascio l’indirizzo email del responsabile delle risorse umane. Fammi contattare da questi ragazzi che così li conosco e ci penso.
A: Perfetto. Poi però incontriamoci che sul versante istituzionale ci sono un po’ di cose di cui vorrei parlarti.
L: Contaci.
Ipotesi n° 3: Un decreto legge ha stabilito l’equiparazione, sotto il profilo fiscale, dei lavoratori dipendenti che svolgono attività di ricerca con i ricercatori universitari. Questo ha favorito l’insorgere di team multidisciplinari all’interno delle PMI. I datori di lavoro assumono ricercatori alle stesse condizioni delle università per migliorare i propri prodotti o per creare nuove linee di servizi. L’adesione, dapprima incerta, è stata poi sempre più marcata. Gli effetti sono una maggiore mobilità per i ricercatori (alcuni parlano anche di maggiore precarietà), una più elevata qualità dei progetti di ricerca, e un maggior tasso di successo sui progetti di natura europea. I ricercatori, dal canto loro, possono contare su un maggior numero di richieste e sullo sviluppo di skill e competenze nel mondo dell’imprenditoria, fattore che giova la loro carriera di ricerca e che offre loro una maggiore capacità di management che poi si tradurrà in una migliore gestione delle risorse dei dipartimenti universitari, se decideranno di proseguire la carriera accademica.

Dimitrit Tsykalov, AmEx CARD , 2005

Parlare di fisco è noioso, è vero. Ma necessario. Perché si smuovono risorse incredibili per il Paese e perché un semplice emendamento può fornire grandi vantaggi competitivi ad un’intera catena del valore. Le politiche fiscali rappresentano concretamente gli interessi e gli indirizzi della classe dirigente, ed è per questo che bisogna essere attenti, fare pressione. Comprendere che uno zerovirgolaqualcosa per cento può realmente fare in modo che la vita delle persone possa svolgersi in un modo o in un altro. In questi scenari ci saranno imperfezioni, stime pessimistiche o al contrario troppo ottimistiche. Ma lo scopo di quest’articolo non è quello di calcolare con precisione il futuro. È quello di avvicinare le persone ad una tematica ostica eppur necessaria. Fantascienze più che possibili. Basta capire che la politica fiscale è presente quando entriamo in una galleria, quando cerchiamo un bando per aprire una start-up, quando vogliamo andare a prendere un aperitivo con un amico, quando facciamo la spesa al supermercato o quando andiamo al mercato rionale per comprare la frutta o vestiti di seconda mano. 
E adesso spiegatemi perché Industria e sanità come altre, sono categorie che hanno una visione di politica fiscale (condivisibile o meno); perché solo la cultura ne è priva? Chi giova? E, soprattutto, perché nessuno si indigna per questo? A voi che vi indignate e sapete farlo... 

Stefano Monti
 


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