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UN SARACENO IN VOLO

   
 Una mostra e una chiacchierata. Il protagonista è Tomas Saraceno, artista sempre più quotato dall’artworld. Ha da poco inaugurato una personale in Liguria. E già si mormora che giungerà ai Fori Imperiali... ginevra bria 
 
pubblicato
La Fondazione Remotti si trova all'interno di una piccola chiesa sconsacrata, sulle pendici del promontorio di Portofino. Navata centrale unica, pareti bianchissime, finestre alte, volte a capriate: la chiesetta camoglina è stata perfettamente restaurata e disposta a diventare sede espositiva su due livelli. Sulla facciata campeggia un infinito di Michelangelo Pistoletto, sul pavimento una stella di Zorio, mentre sul soffitto s'attorcigliano le fluorescenze di Rehberger. Tre opere permanenti che suonano come tre poetiche, tre registri di lettura del contemporaneo.
Fra le altezze di queste sale, a metà marzo ha inaugurato Tomas Saraceno (San Miguel de Tucumán, 1973; vive a Francoforte) con From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars... Sfere, cieli, nuvole, biosfere e ragnatele tridimensionali d'acciaio accompagnano il ritorno dell'artista argentino dopo due presenze imporanti quali l’ultima Biennale di Venezia (con Galaxies Forming along Filaments, like Droplets along the strands of a Spider’s Web) e l'installazione recente di alcuni Flying Gardens all'Andersen's Contemporary di Copenhagen.
Tomas Saraceno - From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars... - veduta della mostra presso la Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Camogli (GE) 2010 - courtesy Pinksummer, Genova - photo Atto
From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars...
è una sorta di diario di viaggio di Space Elevator, piattaforma sperimentale messa in opera come un laboratorio di rilevamento dell'aria la scorsa primavera in Argentina, a San Felipe (grazie anche al sostegno della Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti). Lo scopo di questo progetto è la ricerca di una forma di viaggiare e poi di stanziarsi più sostenibile, una forma che restringa, al posto di spalancare, i campi della comunicazione umana, fisica e mentale. La composizione molecolare di alcune strutture suggeriscono da sempre all'artista una modalità esplorativa dell'universo che viene a patti con il vuoto e con la vittoria dell'uomo sulla gravità.
A Camogli sono esposti tre video, alcune serie fotografiche, un libro d'artista stampato in bianco e nero, una nuova installazione site specific e tre delle sue celebri ragnatele scure, sostegni filamentosi di altrettante sfere di vita ultra-terrena. Saraceno pianifica in questo modo le proprie performance, evocando la strategia biologico-strutturale degli aracnidi (si veda la Rothamsted Research e la Ballooning Theory); insetti che, utilizzati direttamente in questa personale (all'interno di teche in plexiglas), hanno guidato simbolicamente il viaggio, la ricerca la produzione e il pensiero dell'intero progetto.
Tomas Saraceno - From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars... - veduta della mostra presso la Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Camogli (GE) 2010 - courtesy Pinksummer, Genova - photo Atto
Ragni?

Nel produrre filamenti di bava, i ragni intessono una tela che li sostiene e al tempo stesso li tiene legati al mondo. Nel mio lavoro sono attratto dal rapporto di interdipendenza che connette per sempre una creatura al suo pianeta. Ma allo stesso tempo sono stregato dalla possibilità che ho di sperimentare tutti i modi per elevarsi sopra il pianeta stesso, e lì sopravvivere stando giusto appesi a un filo. Spostando la comunicazione in verticale. È nel cielo, in alto, nella biosfera che c'è più luce, sole e ossigeno, elementi essenziali per la vita sulla terra. Non è incredibile?

Sembra un paradosso, proprio come quelle forme che tu insegui, fra arte e scienza...
Posso dire, per esempio, che alcuni scienziati dell'India si sono interessati alle mie installazioni. Ma, ancora prima, posso dire che è solo grazie all'aerogel, materiale trasparente inventato e testato da ingegneri aerospaziali americani, che faccio volare le mie strutture abitative utopistiche (Air-Port-City Project). Lo sapevi che il rivestimento di ognuna di quelle sfere costa solo 300 euro? In futuro mi piacerebbe che il progetto colonizzasse il cielo, rimanendo sospeso sui contrasti razziali, le politiche, le guerre, l'inquinamento e le differenze sociali di nazioni e città. È strano notare come esistano più confini orizzontali che non verticali e che siano questi ultimi a portare l'uomo verso l'autodistruzione. La mia intera ricerca artistica si fonda, prima di tutto, sulla mia curiosità per la ricerca scientifica. È grazie allo studio dei modelli riprodotti per simulare il volo dei ragni che ho scoperto come qualsiasi creatura, portata dall'aria, possa spingersi anche centinaia di chilometri dalla costa sopra il mare. Esistono modelli matematici che registrano le prove di volo su lunghe distanze di ragni che hanno sviluppato precise caratteristiche evolutive ed espedienti aerodinamici incredibili (senza dimenticare modelli progettuali di architetti quali Richard Buckminster Fuller, Peter Cook, Yona Friedman).
Tomas Saraceno - From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars... - veduta della mostra presso la Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Camogli (GE) 2010 - courtesy Pinksummer, Genova - photo Atto
Che cosa comporta la realizzazione di una “vera” utopia?

Il mio progetto di Air-Port-City e i suoi Flying Gardens sono strutture che libero nell'aria e che in un futuro dovrebbero rimanere sospese nel cielo come nuvole, come città posizionate al di sopra di tutto, per una collettività che ha imparato a diventare sostenibile prima che completamente autonoma dalla terra. Le unità che sto studiando come biosfere o come biotopi sono piattaforme che andranno contro l'andamento economico e politico delle frontiere globali. Al di là di tutti i tipi di frontiera. Non c'è nulla di più utopico, eppure nulla, per me, sembra più realizzabile delle mie visioni quando rimango lassù, quando nella tenda del sistema di Space Elevator arrivo in un luogo dove non esistono le regole dettate dalla legge dell'uomo né dalla legge fisica della gravità. E dove comunque, anche se legato, sono libero di vedere tutto.

Che relazione esiste tra spazio e gravità?
Sono convinto che entrambi possano esser considerati, a seconda delle situazioni, tanto problemi quanto opportunità. Entrambi però servono all'uomo a far cambiare le proprie relazioni con le altre persone. Credo infatti che spazio e gravità sviluppino forze ed energie che creano qualcosa di nuovo, nuove psico-geografie, nuove misure e distanze della socialità. A San Francisco, la scorsa estate - all’International Space Studies Program della Nasa - ho provato, assieme a una parte del mio staff, a rimanere in assenza di gravità, nei simulatori di cui si servono anche gli astronauti. In queste specie di contenitori bastava che uno si avvicinasse, anche di poco, all'altro e improvvisamente l'altro veniva spazzato via dall'altra parte, lontano. Quando spazio e gravità cambiano, anche gli scambi tra gli uomini cambiano di stato e diventano tutta un'altra cosa.
Tomas Saraceno - From Camogli to San Felipe, spiders weaving stars... - veduta della mostra presso la Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti, Camogli (GE) 2010 - courtesy Pinksummer, Genova - photo Atto
Parlami del futuro e di un certo progetto che avresti per Roma, ai Fori Imperiali...

[Ride] Ti ho appena detto che l'unica cosa che mi porterei in tasca, nelle mie sfere, se dovessi farle volare per salvare il pianeta, sarebbe l'universo, e questo non ti basta? Non ti basta che io abbia appena inaugurato qui a Camogli? Sto scherzando ovviamente. Comunque, per quanto riguarda Roma non posso dire nulla. Però se dovesse succedere qualcosa… vi avviso!

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ginevra bria


dal 13 marzo al 12 settembre 2010
Tomas Saraceno - From Camogli to San Felipe. Spiders weaving stars...
a cura di Francesca Pasini
Fondazione Remotti (in collaborazione con Pinksummer, Genova)
Via Castagneto, 52 - 16032 Camogli (GE)
Orario: da giovedì a domenica ore 16-19 e su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0185772137; info@fondazioneremotti.it; www.fondazioneremotti.it


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1 commento trovato 

28/03/2010
a. p.
ho visitato ieri la mostra... indubbiamente scenografica. però non mi hanno convinta le biosfere al secondo piano: troppo in contrasto con la cascata colorata del soffitto di rehberger

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