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Autori a confronto

   
 Per la prima volta autori e editori si incontrano per un confronto aperto sul proprio futuro. All'ombra della crisi del mercato, al Museo del fumetto si parlerà soprattutto di diritti e di contratti. La proposta arriva da Claudio Stassi. E questa è la sua prima intervista...  
 
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Una tavola rotonda fra autori di fumetto. Da dove nasce l'esigenza di un confronto?
Come ben saprai, il mercato dell'editoria a fumetti sta attraversando molte difficoltà. Ci sono problemi legati alle vendite e alla perdita di lettori. E su internet, prima che iniziasse l'estate, è nato un dibattito molto acceso sui compensi degli autori. Amando la rete, sono anche convinto che questo sia un mezzo straordinario per unirci, per esprimere la nostra opinione. Un mezzo che permette di essere vicini nella distanza. Ma sono altrettanto convinto che, analizzando problemi così forti e delicati su internet, non si arriverà a una soluzione condivisa. C'è quindi bisogno di dialogare, di discutere faccia a faccia per trovare possibili uscite. È con questo spirito che nasce l'incontro di Lucca.

Ovviamente, non essendoci un precedente, è difficile prevedere cosa accadrà. Cambierà qualcosa?
Una tavola rotonda come quella organizzato al Muf insieme a Luca Boschi non risolverà certo tutti i problemi. L'appuntamento ha però il merito di aver smosso le opinioni degli autori. Chiaramente non tutti sono d'accordo sui punti che saranno affrontati. Ma si percepisce la voglia che hanno di far cambiare qualcosa. Se non c'è accordo unanime sull'impostazione dell'incontro - di tutte le critiche ricevute farò tesoro per il futuro - c'è però la voglia di partecipare al cambiamento.

77046L'incontro è aperto a tutti gli operatori del settore. Ma ci sono anche interventi programmati...
Come quello di Ivo Milazzo, che da anni si sta sbattendo per migliorare la legge sul diritto d’autore. E poi anche Michele Ginevra del Centro fumetto Andrea Pazienza, che è stato capace di portare il fumetto ben oltre i luoghi convenzionali (nella scuola e non solo). E anche quello di Pic-nic. Se sono stati invitati è perché sono un esempio dell'altra faccia dell'editoria: quella delle autoproduzioni. Oltre a questi, ci saranno altri contributi. L'obiettivo, comunque, è di trovare una strada percorribile.

In che modo?
Se si creasse un'associazione o un ente capace di coinvolgere tutti gli autori, persone capaci di farla funzionare davvero, beh, credo che le attività di Milazzo e Ginevra potrebbero estendersi avendo alle spalle un sostegno culturale più forte.

Si parla di professione, professionalità e diritti. Ma alcune associazioni già esistono e c'è perfino un sindacato di settore...
In effetti c'è l'Associazione Illustratori, che già si muove abbastanza bene. Il sindacato, poi, è l'evoluzione di un primo tentativo di creare un'associazione di fumettisti. L'attività del Silf è importante, ma si muove solo sul fronte politico: si prendono in mano le cause fra autori ed editori e si sostengono le parti nelle dispute giuridiche. Complessivamente la vedo come un'entità sconnessa. Per camminare credo abbia bisogno di un'altra gamba, di un altro sostegno.

Quello di Lucca è il primo incontro. Ma non sarà anche l'ultimo, vero?
Esatto. Perché ci rivedremo a Napoli Comicon. Del resto, non posso essere io a creare questo organismo di cui si parla e di cui si sente il bisogno. Promuovendo l'incontro desidero solo offrire nuovi stimoli per il risveglio sociale dei grandi autori, che potrebbero dare un peso diverso a questo movimento, attribuendogli un maggior peso culturale, sociale e politico.

Non è la prima volta che parli di "risveglio sociale e culturale". Sembra quasi che, se a scioperare sono gli operai, la contestazione è riconosciuta e riconoscibile. Ma se a discutere di diritti sono i fumettisti, nessuno li considera. Siete una categoria secondaria?
Non siamo affatto una "categoria". Quando si prova ad aprire una partita Iva, il commercialista non sa dove inserirci. Nella categoria degli artigiani? Sì, a volte capita anche quello. Noi, ora, stiamo parlando dei compensi e dei diritti sulle proprie opere. Perché spesso gli editori cercano erroneamente di far propri i diritti che appartengono invece all'autore. Poi ognuno fa la sua scelta: ogni decisione di pubblicare con un editore, per ogni singolo autore è comunque insindacabile.

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Come a dire che autori affermati sono contesi dalle case editrici mentre gli esordienti pubblicherebbero anche gratis pur di farsi conoscere?

Una volta lo pensavo. Ora non più. Ho cominciato a conoscere grandi autori e mi sono reso conto che non è così. Neppure la loro fama o il loro talento sono un sinonimo di tutela.

Insomma, significa che per tirare a campare anche gli autori di fumetto devono attingere ad altre collaborazioni che portano maggior reddito? Penso ad esempio alle illustrazioni per i quotidiani nazionali...
Assolutamente. L'autore italiano, oggi, ha due possibilità: o lavora col mercato estero, oppure trova lavori alternativi.

Raccontaci la tua esperienza.
Vivo in Spagna. Uno Stato dove il livello dell'editoria a fumetti è inferiore a quello italiano. Qui i fumetti non si trovano nelle edicole. Le graphic novel sono distribuire nelle librerie specializzate. Nonostante questo, se propongo un progetto a un editore, pur consapevole delle vendite non esorbitanti, questo non mi dice di farlo gratis. E non si prende neppure i diritti del volume.

Allora cosa accade?
L'editore, al limite, si propone come "agente". Insieme si definisce una percentuale di agenzia sulla vendita. E pensa che non sto parlando della Francia, dove il fumetto assume un ruolo di primo piano. Qui siamo in Spagna.

Questo è l'indirizzo da prendere?
Le possibilità sono tante. Se ne può parlare. È anche possibile scegliere un sistema differente. Ma non si può ottenere un risultato singolarmente.

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Cosa intendi dire?

Che potevo starmene anche tranquillamente al lavoro, seduto qua di fronte al mio bel tavolo da disegno. Lavoro con Casterman, il Giornalino, Rizzoli. E queste collaborazioni mi permettono tranquillamente di vivere. Il problema è che da anni aspetto che qualcuno si muova cercando di creare un'identità che possa far cambiare le carte in gioco.

D'accordo, la partecipazione è fondamentale. Però quest’incontro non è frutto di un'autoconvocazione. Da quando hai proposto l'incontro, sembra che in pochi ti abbiano sostenuto. Di cosa hanno paura?
Questo dovresti chiederlo a loro. Per quel che mi riguarda, mi son sempre mosso con forza su cose in cui credo. Ho fatto due libri sulla mafia [Branciaccio, storie di mafia quotidiana e Per questo mi chiamo Giovanni] e sono andato nelle scuole a parlare di mafia. Ho registrato interviste televisive anche in luoghi sensibili. Come a Brancaccio, ad esempio. Io non ho paura di nulla. Se penso agli altri autori, beh, forse più che impauriti sono sconfortati. Non per il settore in cui lavoriamo, ma per le caratteristiche di questo Paese. Ci fanno vedere soluzioni facili e rapide. E il "sistema pensiero" cambia. Quindi credono che con questo incontro non si risolva nulla. E se non si risolve nulla, perché partecipare? È bene ricordare che tutto non può cambiare da solo. Né tanto meno può cambiare in fretta.

Da quando hai lanciato l'iniziativa non te la passi bene. è vero che hai ricevuto pressioni e attacchi personali?
In effetti ci sono stati interventi pubblici in cui purtroppo si coinvolge anche la sfera privata. È qualcosa che non riesco a capire. Ci sono persone che la pensano in modo diverso da me ma che sono capaci di un confronto onesto. Come Roberto Recchioni. Con lui abbiamo parlato per più di un'ora. È su un'altra posizione e anziché intervenire ha espresso la sua posizione sul suo blog. È un atteggiamento che apprezzo. Altri scartabellano cercando cose che possano screditarmi, magari toccando anche questioni private. Forse, di fronte a queste uscite, altri autori hanno preferito non intervenire.

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Sono i terribili difetti del comicdom italiano. Ma pare che sia i media di settore sia quelli generalisti hanno trascurato questa iniziativa... Però sei stato tirato in ballo spesso.

È così. Spesso sono stato tirato in ballo. Ma non c'è stato nessuno che mi abbia posto domande. E questa, a pochi giorni dall'incontro, è la prima intervista che rilascio.

Ora c'è Lucca e Napoli è dietro l'angolo. Quale sarà il profilo di questo secondo incontro?
Quando il Muf ha dato l'ok ho chiesto al Comicon, che ha subito offerto la massima disponibilità. Non ho pensato a quella scadenza come a una replica dell'incontro di Lucca. Non ci saranno eventi-fotocopia. Penso semmai a un appuntamento da interpretare come il seguito ideale. Una sorta di "capitolo zero" nel quale, individuati i problemi e raccolte le opinioni, si decide il da farsi. A Napoli grandi e giovani autori si possono unirsi in qualcosa (può essere un'associazione o qualunque altra cosa) che possa identificarsi in un unica realtà con proprie connotazioni sociali, culturali e anche politiche. Tutti noi, singolarmente, valiamo meno di niente. Se saremo insieme, le cose cambieranno.

Un'ultima domanda: inizialmente l'incontro era stato battezzato dagli utenti del web come i primi Stati generali del fumetto. Cosa non ti piaceva di questo titolo?
Mi pareva una buffonata. Perché è un po' come sminuire l'incontro. Fra l'altro non è neppure appropriato chiamarlo "tavola rotonda". Come giustamente mi ha fatto notare Matteo Stefanelli, sarebbe stato più opportuno organizzare un'assemblea. Ma io sono un autore, non uno che organizza eventi. Riconosco di aver fatto degli errori e sono disponibile a migliorare le cose per il prossimo appuntamento. Quando a Lucca lancerò la "pietra", sarò molto chiaro su un punto: non ci saranno altri incontri se non ci sarà un interesse generale degli autori.

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a cura di gianluca testa


domenica 31 ottobre 2010 ore 17-20
Una tavola rotonda - Autori a confronto
Organizzata da Claudio Stassi e Luca Boschi
Museo del fumetto di Lucca
Piazza San Romano, 4 - 55100 Lucca
Info: tel./fax +39 058356326; info@museoitalianodelfumetto.it www.museoitalianodelfumetto.it

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