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ArtVerona 10

   
 La fiera scaligera giunge alla sesta edizione con lo spirito del passista, confermando la crescita d’un modello che comincia ad assumere un’identità credibile. Sullo sfondo, le macerie della crisi. Che fa ancora sentire i suoi strascichi... Alfredo Sigolo 
 
pubblicato
Sia chiaro: che l’uscita dalla crisi debba coincidere con una sorta di restaurazione della golden age del mercato è tutta da dimostrare. Anzi, la sensazione è piuttosto di una complessiva revisione. Lo scotto subito comporta oggi una certa diffidenza, l’esigenza di maggiori garanzie e tutela, la ricerca di valori accreditati. In quest’ottica il fenomeno della crescita indiscriminata delle fiere d’arte e del presenzialismo a ogni costo non solo sembra essersi arrestato, ma indicare una sorta di arretramento. Perciò, mentre le fiere maggiori riprendono quota, le piccole sembrano penalizzate da un collezionismo più cauto e selettivo.
Mai come oggi la scelta di un modello chiaro e qualificato, il perseguimento (o aggiornamento) di un progetto di qualità diventano scelte per la sopravvivenza. Sotto questo profilo il lavoro sottotraccia condotto da ArtVerona e le scelte fatte in tempi non sospetti potrebbero alla lunga rivelarsi lungimiranti: un appuntamento che punta a fotografare il mercato nazionale del Novecento storico e del contemporaneo e che quest’anno si è giocata un asso importante, ovvero il dispiegamento di un paziente lavoro di dialogo con i gangli del tessuto culturale locale.
Risultato? 15 eventi collaterali, dentro e fuori la fiera, che hanno arricchito e animato il programma del lungo weekend: dall’anteprima della Biennale di Alessandria alla selezione dal Videoart Yearbook 2010 curato da Renato Barilli, dal progetto OnStage di Andrea Bruciati per artisti under 30 senza galleria alla sezione della costellazione di spazi indipendenti affidata a Cristiano Seganfreddo. Dadamaino - Volume - 1958-59 - tempera su tela - cm 80x60 - 2000&Novecento, Reggio EmiliaE poi gli appuntamenti rodati del focus sull’arte dell’Est, il Premio Aletti, quello Icona, l’installazione di Zhang Huan, la mostra di Gary Hill e via dicendo.
Una strategia chiara (e persino innovativa) che tradisce la volontà di rappresentare la filiera dell’arte nella sua complessità, anche a costo di togliere qualche riflettore alle gallerie, restituendole però a un ruolo chiave nella ricerca sul territorio.
È ipotizzabile che nei prossimi anni si imponga una revisione e un aggiornamento dei modelli tradizionali delle fiere, che segua i cambiamenti di un mercato che si fa sempre più articolato.

IN GIRO PER GLI STAND
Se il giudizio dovesse dipendere dall’ingresso, la bocciatura sarebbe istantanea: una desolata spianata di cemento accompagna il visitatore dando una sgradevole sensazione di approssimazione e sufficienza che non corrisponde allo spirito della fiera.
La passeggiata tra gli ampi corridoi muove obbligatoriamente dalle gallerie di casa, a cominciare da BoxArt, che conquista il Premio Aletti per la fotografia grazie al camaleontico cinese Liu Bolin la cui spettacolarità rischia di mettere in secondo piano una ricerca tutt’altro che scontata. Dal canto suo, La Giarina rilancia la mostra in galleria del giovane Daniele Giunta: tra pittura e installazione, una ricerca suggestiva e a tutto tondo sulla natura. Lo Scudo affianca ai nomi storicizzati come Gastini e Nunzio i dipinti a tecnica mista di Alessandro Roma, giovane promettente da qualche tempo trasferitosi a Berlino.
Fama Gallery
raccoglie l’eredità di Byblos senza sostanziali variazioni di programma e Studio La Città si conferma soprattutto nella qualità dei lavori storici, come dimostra un bellissimo angelo barocco in ceramica di Fontana.
La genovese Michipasto, nata nel 2008, promette di accompagnare il collezionista alla ricerca del bello, tra arti visive e arti applicate, oltre le mode e i condizionamenti di mercato; tra le proposte, una serie di carte, da Sol LeWitt a Tobey, da Solakov a Fautrier, alcune interessanti.
Da Antonella Cattani una grande tela del bolzanino Max Rohr ricorda come alle volte la vita giochi brutti scherzi, facendoti nascere pittore a pochi chilometri da una terra, la Germania, dove la pittura gode ancora di considerazione. Per la stessa galleria, Emanuela Fiorelli porta a casa il secondo dei due Premi Aletti messi in palio.
2000 & Novecento
è solo una delle tante (Artesilva, Carlina, Dep Art, LAC, P420, Marchese) a esporre a Verona le tele bucate di Dadamaino, candidandola come possibile riscoperta nell’ambito del gruppo creatosi intorno alla rivista Azimuth. Nell’ordine, dopo Manzoni, Castellani e Bonalumi, il mercato potrebbe riservare ora per l’opera di quest’artista (mancata nel 2004) qualche sorpresa.
Massimo Simonetti, direttore di ArtVerona
Lo stand della mantovana Bonelli non si discosta dal solito gusto ampolloso. Da segnalare il piccolo excursus dedicato a Nicola Verlato e, sulla parete esterna, il grande Green Sweater (2009) di Kim Dorland che è finalmente e davvero un’opera convincente.
Tra le rare presenze straniere, la viennese Kro Art presenta i boschi su legno disegnati da Marika Vicari mentre la trentina Arte Boccanera offre un programma ben articolato che va dal video Cross Broadway della giovane Valentina Miorandi, in cui i passanti diventano involontari personaggi immaginari, ai paesaggi organici di Carlos Ceci fino al grande arazzo lunare di Michele Lombardelli, realizzato ingigantendo il dettaglio di un’altrui opera. Una quasi concittadina, la roveretana Paolo Maria Deanesi, oppone ai paesaggi pop di Antonio De Pascale, critica al consumismo onnivoro di cose e persone, le manipolazioni del giovane Jacopo Mazzonelli.
Il Premio Icona 10 va a Luca Pozzi presentato da Astuni: un’assegnazione che non sorprende per un nome caldo del panorama nazionale; discutibile è semmai la scelta di un’opera vecchia, di una serie per di più già molto esposta nelle fiere italiane.
Tra le occasioni di investimento più importanti, un cenno va allo spettacolare polittico di Marco Tirelli del ’97 che campeggia da Otto, studio geometrico sull’ombra in 12 pannelli, ma sono numerose le opportunità offerte anche da Ca’ di Fra’. Non solo le classiche fotografie di Araki e Giacomelli ma anche le opere di Mario Nigro degli anni ’50, gli Agnetti e, su tutti, rare carte e collage di Boetti degli anni ’60 e primi ’70.
L’installazione di Jacopo Mazzonelli da Paolo Deanesi, Rovereto (TN)
Tra le sorprese invece merita di essere citato un grande feltro museale d’epoca di Robert Morris per la milanese Osart, mentre da Six spuntano piccoli ma interessanti lavori di Meese e Bock.
Una sensazione generale è il ritorno all’interesse verso le opere storiche considerate minori, in testa disegni e multipli, specie per gli artisti attivi nel terzo quarto del Novecento; un mercato complesso ma anche realmente in grado di dare soddisfazioni, a patto di tutelarsi al meglio sul fronte dell’autenticità e della provenienza.
Conclusioni: la fiera cresce ma alcune lacune permangono. Alzare l’asticella della qualità complessiva degli operatori è un primo nodo da risolvere; ciò può esser fatto evidentemente a patto di mettersi in condizioni tali da poter esercitare una rigorosa selezione. Un secondo nodo critico è scansare il rischio di diventare la fiera della Padania giacché rari sono gli operatori partecipanti operanti a sud di Firenze. Per far ciò la fiera deve non solo crescere in credibilità ma offrire opportunità alternative e qualificanti rispetto alla concorrenza. Una proposta indecente: perché non fare ciò che nessuno ha fatto fino ad oggi, ovvero coinvolgere le case d’asta?

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alfredo sigolo

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indice dei nomi: Agostino Bonalumi, alfredo sigolo, Alighiero Boetti, Antonella Cattani, Antonio De Pascale, Carlos Ceci, Cristiano Seganfreddo, Dadamaino, Daniele Giunta, Emanuela Fiorelli, Enrico Castellani, Gary Hill, Jacopo Mazzonelli, Jean Fautrier, John Bock, Jonathan Meese, Kim Dorland, Liu Bolin, Luca Pozzi, Lucio Fontana, Marco Tirelli, Marika Vicari, Mario Giacomelli, Mario Nigro, Mark Tobey, Max Rohr, Michele Lombardelli, Nedko Solakov, Nicola Verlato, Nobuyoshi Araki, Paolo Maria Deanesi, Piero Manzoni, Renato Barilli, Robert Morris, Sol LeWitt, Valentina Miorandi, Vincenzo Agnetti, Zhang Huan
 

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