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IL PLAGIO DI MARINETTI

   
 Ho visto con immensa tristezza tale Luca Barbareschi leggere una sorta di goffa parafrasi del Manifesto di Fondazione del Futurismo di Marinetti, un testo che fa parte del patrimonio storico della modernità italiana. Una mia amica che vive in Italia mi segnala che ci aveva già provato Veltroni, rappresentante dell’ala Boys Scouts della sinistra italiana, a fare il ventriloquio del fondatore del Futurismo... giovanni lista 
 
pubblicato
Per quanto ne so, è la prima volta nella Storia che un partito politico recupera e scimmiotta così esplicitamente un gesto che appartiene al mondo della cultura e dell’arte.
Come ho sottolineato più volte nei miei scritti, l’operazione era preparata da molto tempo, dai comizi post-fascisti di Fini, spesso annunciati con cartelloni che riproducevano i dipinti futuristi di Depero, alle formule sempre più calcate sullo stile e sul linguaggio marinettiano, non ultimo il nome stesso del nuovo partito, Futuro e Libertà, i cui aderenti pretendono così di potersi chiamare "futuristi”. Eppure è difficile per me accettare la parodia perpetrata, di fatto, dalla recitazione di Luca Barbareschi, offerta sugli schermi del telegiornale, cioè un atto derisorio, illegittimo e arbitrario che equivale a mettere sotto sequestro uno dei capolavori testuali dell’avanguardia storica.
Ho analizzato altrove il possente respiro organico del Manifesto di Marinetti, che poggia sui tre modelli stilistici: l’epicità dello Zarathustra di Nietzsche per il prologo introduttivo, la perentorietà del manifesto politico di Marx ed Engels per il programma, l’autoironia delle commedie dal registro eroico di Edmond Rostand per la chiusura finale. Il neopartito di Fini si è limitato a riprendere in modo cantilenato l’incipit "Noi vogliamo...”, che scandisce la sezione programmatica del Manifesto di Marinetti. Si tratta di ben poca cosa, ma è quanto basta: il male è fatto. Le Figaro del 20 febbraio 1909Di suo, Luca Barbareschi ha aggiunto solo il groppo dell’emozione, uno dei sintomi più classici della frustrazione della piccola borghesia romantica e umanista italiana, in cui Luigi Salvatorelli individuava la base sociologica del fascismo.
Come se non bastasse, il manifesto è stato esplicitamente e platealmente dedicato a Gianfranco Fini, secondo quel "culto del capo”, cioè quel cesarismo politico che è un altro aspetto della cultura di destra. Come può un manifesto essere dedicato a un leader politico? Marinetti guardava in alto, sognava una nuova Italia e una rivoluzione totale che portasse alla nascita di un mondo nuovo. Il suo Manifesto aveva lo spessore e il soffio di un atto filosofico. Con la sua retorica legnosa, Gianfranco Fini ha annunciato alla tribuna il grandioso e lillipuziano sogno per il quale si è arrogato il diritto di appropriarsi il Manifesto futurista: essere Presidente del Consiglio nel 2012. In realtà, abbiamo assistito a un altro degli spettacoli grotteschi che ci riserva ogni giorno l’Italia odierna.
Conosco le lettere in cui Marinetti confidava ai suoi amici il disprezzo che aveva per Mussolini, l’uomo politico che Fini apprezza come uno dei più grandi statisti del secolo scorso. Marinetti è cascato solo nel 1923 nel fascismo, ben quattordici anni dopo il Manifesto, quando, ormai anziano, era confrontato a una dittatura.
La fondazione del partito di Fini, in cui si è visto un ministro rimettere il suo mandato a un Presidente della Camera che lancia un ultimatum al governo, assume ab origine i metodi antidemocratici della cultura politica del fascismo. La gravità di un tale episodio, che sarebbe inaudito in qualsiasi altra democrazia occidentale, ha ricevuto la cauzione del Manifesto di Marinetti, come se l’avanguardia futurista fosse stata naturalmente prefascista e fascista.
Rolando Bravi - Gruppo Boccioni di Macerata - 1932
Storicamente e ideologicamente non è affatto vero, per questo l’operazione del neopartito di Fini è da denunciare senza ambiguità o riserve, sperando che ci sia ancora qualcuno, in una classe intellettuale italiana sempre più alla deriva, che sia capace di reagire.
La mia tristezza viene dal fatto che, come già rilevava Boccioni, la sinistra italiana non è mai stata capace di capire la forza e l’importanza della nostra avanguardia storica. Basti per tutte la frase di Pier Paolo Pasolini su Marinetti: "Bisogna essere teppisti per avere l’idea di scrivere un manifesto”. È proprio questa ottusità politica della sinistra italiana, di cui faceva prova anche un intellettuale così eterodosso come Pasolini, a rendere possibile il delitto di appropriazione indebita consumato dai finiani.

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2 commenti trovati  

17/11/2010
hm censored
http://www.youtube.com/user/HeartMind999
non capisco tutta questa censura. avevo solo fatto una previsione futura sulla politica.

17/11/2010
Lord Sandwich
Le elezioni dovrebbero (dovrebbero) tenersi nel 2013, quindi è per quell'anno che Fini "vorrebbe diventare Presidente del Consiglio". Il 2012, invece, come tutti sanno, è la data in cui il mondo finirà.

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