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Uno sguardo al futuro

   
 "L'Italia è l'ultima trincea del fumetto. E io sono come il generale Custer: lo difenderò e sarò l'ultimo a cadere". Parola di Sergio Bonelli, che analizza così le prospettive della sua casa editrice... Gianluca Testa 
 
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"Nella mia vita non ho mai lavorato tanto come in questi ultimi cinque o sei anni. Quindi anch'io mi pongo questa domanda: che ne sarà del futuro della casa editrice?”. Questa è la premessa di Sergio Bonelli, classe 1932, milanese, che oltre a essere conosciuto come sceneggiatore con lo pseudonimo di Guido Nolitta e oltre a essere figlio di Gian Luigi Bonelli, creatore di Tex, oggi è anche il più grande editore italiano.
È uno che sa stare al gioco, Sergio Bonelli. È cordiale con tutti e ha sempre una buona parola da spendere. Fa sentire importante il suo interlocutore, lo degna di attenzione e quasi mai si sottrae a chi gli chiede un'opinione. Così è stato anche al Museo del fumetto di Lucca, dove il patron del fumetto nazionale ha incontrato un pubblico composto quasi esclusivamente da lettori. I "suoi" lettori. Un'occasione, questa, per parlare del futuro della casa editrice.
In un momento in cui il mercato cambia e si fa sempre più fluido, Bonelli, che al di là di tutto ha le idee chiare, non usa mezze misure. E parla alla platea come a un familiare: "Se mi sono circondato da professionisti più giovani", spiega, "significa che a questo punto, alla mia età, non ho intenzione di influenzare più di tanto il futuro della casa editrice. Molto più di quanto accadeva in passato, oggi mi fido soprattutto delle intuizioni di chi collabora con la casa editrice. E il mio 'fiuto' lo metto da parte. Anche perché uno scrittore o un direttore che oggi ha cinquant'anni, beh, è già più avvantaggiato di me che, ahimè, ne ho un po' di più...".
Sergio Bonelli al Museo del fumetto di Lucca
La tendenza di Bonelli è quindi evidente: affidarsi con fiducia ai nuovi collaboratori. Perché a differenza di altri settori dell'arte e della ricerca, qui si è capito che la fuga di cervelli (o di "penne", se vogliamo definirla così) non è un bene per nessuno. E così la Bonelli si mette nelle mani di quei giovani capaci di anticipare i tempi e proporre opere adeguate al pubblico contemporaneo.
"Del resto non ho molti meriti", prosegue il Bonelli editore. "E i numeri di oggi sono ben lontani da quelli che la casa editrice aveva anche solo quindici anni fa". Colpa di scelte sbagliate? "No. Questa non è la conseguenza di flop, che comunque ogni tanto ci concediamo...", racconta Sergio con un velo di sincera ironia. "Noi sbagliamo come tutti gli altri. Semmai il problema è che il pubblico giovane non è più interessato come un tempo alla lettura del fumetto. Pretende sempre di più, forse perché è maturato e quindi anche più colto". E allora, nonostante questo, perché Tex resiste? "Perché esistono ancora molti lettori fedeli del passato".
Eppure, nonostante sia difficile fare previsioni, un sassolino dalla scarpa Bonelli se lo vuole togliere. E riguarda il fenomeno delle miniserie. "Che mi fan talmente schifo...", confessa con una battuta a mezza bocca pronunciata col microfono inconsapevolmente a distanza. Poi però chiarisce. Perché questa non è una gaffe, ma appunto una battuta. "Non sono io che, volendo spendere meno soldi, ho proposto le miniserie. Sono gli stessi autori ad avere un'ideuzza che a loro parere non potrebbe reggere più di tanto. Quindi, invece di pensarne una a lungo termine capace di durare anche cinquant'anni, si tengono quella buona solo per venti numeri. Poi, come editori, essendo lenti perché calmi e riflessivi non potremmo neppure permetterci di fare delle serie così corte".
Gallieno Ferri - Tex e Zagor
Questo, però, non significa rinunciare alle miniserie. Tutt'altro. L'atteggiamento di Bonelli, infatti, è piuttosto limpido. "Non faccio altro che leggere fumetti", racconta. "Ma a questo punto della mia vita desidero un minor coinvolgimento. Se mi propongo una miniserie, beh, sono favorevole a stamparla. Saranno senz'altro meno impegnative delle serie lunghe come Tex, Zagor, Nathan Never, Martin Mystère e così via". Quindi il futuro è rappresentato dal presente. Con un sostanziale via libera alle nuove produzioni a tempo. "Finché gli autori delle miniserie le azzeccano, procederemo così", conclude Bonelli. Ma se non dovessero funzionare? E qui Bonelli sigilla la conversazione con un'altra battuta: "In quel momento potrò andare in pensione anch'io. O no?".

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