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C’è una strana fiera a New York, che però prosegue negli anni, e in questi giorni festeggia la sua ventesima edizione. É la fiera degli outsider, degli artisti al di fuori degli schemi e delle logiche del mercato. Una questione naif, di psicopatologica o legata alle dimensioni dell’arte terapia? Beh, in qualche modo tutte queste sfere rientrano nella produzione della manifestazione che però, va da se, è certamente originale. All’appello rispondono 36 gallerie che mettono in scena il lavoro di artisti visionari, autodidatti o disabili più o meno famosi.
E tra gli espositori c’è tale James Brett, curatore di Londra, che ha creato un “Museo del tutto”, all’atto pratico una serie di mostre racchiuse in volumi che per la fiera sono stati inseriti in una libreria, i cui scaffali emergono da un trompe d’oeil. Sulle edizioni anche riflessioni sull’arte di Maurizio Cattelan e Carsten Höller. Altro pezzo interessante viene dalla galleria Packer e Schopf che presenta Lee Groban (1947-2011), artista autodidatta di Chicago la cui intensa opera comprende illustrazioni comiche psichedeliche, ma soprattutto un poema epico di cinquemila pagine che si intitola “Una cura per l’insonnia”. C’è poi la collaborazione con il Museo di Losanna e della sua collezione di Art Brut e con l’istituzione newyorkese di El Museo del Barrio (che il prossimo 1 Febbraio inaugura “TESTIMONIOS: 100 Years of Popular Expression”). Come negli anni precedenti, l’American Folk Art Museum ha organizzato una serie di dibattiti sul tema. Insomma, non è probabilmente vero che l’accezione “outsider” valga solo in termini completamente dispregiativi. (m.b.)














