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«Se Twitter censura smetterò di twittare». Parola di Ai Weiwei, il più influente, e forse ormai inflazionato, artista del 2011 secondo ArtReviews. Dopo l’arresto in patria, le mobilitazioni di pubblico e fans, per l’artista-attivista è tempo di una nuova mostra in territorio parigino, più precisamente al Jeu de Paume, dal 21 febbraio. “Interlacing”, questo il titolo, è la mostra più esaustiva che sia mai stata dedicata alle fotografie e ai video dell’artista cinese, che aveva iniziato a usare i medium tecnologici negli ultimi anni a New York e dopo il ritorno a Pechino nel 1993. Scatti urbani sulla vita quotidiana, che documentano storia sociale e architettura della Cina, eventi catastrofici pubblici o personali (come la distruzione del suo studio a Shanghai). Oltre alla mostra c’è anche un libro che intreccia il lavoro prettamente visivo di Weiwei con il suo lavoro quotidiano di networking, con parti del blog e saggi, messaggi da twitter etc. A proposito della censura di twitter, che rimuoverà i messaggi scomodi su richiesta dei governi, si scaglia anche la blogger cubana Yoani Sanchez che si è espressa a sfavore e ha annunciato un giorno di boicottaggio personale del sito. L’attivista egiziano Mahmoud Salem ha inviato una lettera al presidente di network per chiedere la rimozione immediata del provvedimento, accusando il sito di «privare i cyberdissidenti dei Paesi scarsamente democratici di uno strumento cruciale di informazione e organizzazione». Secondo gli amministratori invece la nuova mission è proprio quella di fare trasparenza. In base alla nuova politica un tweet che viene rimosso lascia comunque traccia sul sito chillingeffects.org, dove vengono raccolte tutte le richieste di censura da parte di governi, società e singoli. Per ora, a proposito, ad Ai Weiwei è proibito dalle autorità cinesi di lasciare il paese. Noi, per ora, ad ammirare i progetti dell’artista, possiamo andare. (m.b.)














