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La Biennale di Marrakech al via! E Angelo Bellobono racconta l'Atlas attraverso la neve e il ghiaccio. Ecco una breve intervista prima del debutto

   
   
 
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Angelo Bellobono, afrika(n)ice atlasnow 01 - acrylic on canvas - 127x127 cm

Si inaugura oggi la quarta edizione della Biennale di Marrakech, intitolata Higher Atlas. Quattro sedi espositive suggestive, dall'incompiuto teatro Royal alle cisterne di Koutoubia, per una manifestazione piccola ma eterogenea, curata quest'anno da Carson Chan, critico e curatore d’architettura, e Nadim Sammam, curatore indipendente e storico dell’arte.
Angelo Bellobono, sospeso da anni tra Roma e New York, da sempre indaga il rapporto tra uomo e territorio, tra identità e appartenenza geografica anche a livello biologico, è alla Biennale con un progetto collaterale, intitolato Atla(s)now.
Come vedi la situazione artistica nei paesi della primavera araba a un anno dalle rivolte?
«Le mie esperienze mi hanno portato ad esporre al Cairo prima dei recenti scontri, ed allora mi era parsa una città interessante e caotica, ma ancora priva di un fermento artistico ben delineato e percepibile. Ora, con il progetto che sto realizzando in Marocco, ho avuto la possibilità di relazionarmi con le popolazioni dell’Atlas e di contribuire alla nascita di una piattaforma di sperimentazione antropologica e culturale attraverso l’arte e lo sci». 
Ci racconti qualcosa del tuo progetto per la Biennale di Marrakech Atla(s)now?
«Il progetto Atla(s)now non è stato concepito per la Biennale, è stato inserito nel programma parallelo in seguito alla risonanza che ha ottenuto sul territorio.
Si sviluppa attraverso la realizzazione di una piattaforma creativa e formativa, in cui l'arte e lo sci sono utilizzati come mezzo di sviluppo e condivisione sociale, apportando innovazione sul territorio.
La realizzazione delle prime opere per il Museo diffuso nelle case dei villaggi Berberi, l'attivazione del primo corso di formazione per maestri di sci e il rafforzamento di uno sci club di bambini dell'area, la messa in opera del primo ski rentals con materiale tecnico già donato e gestito in forma di Ong dagli addetti locali a cui verrà fornita competenza specifica  contribuendo allo sviluppo di una microeconomia reale. Tutto questo è realizzato attraverso un programma di residenze condivise  nella località di Imlil, sulle montagne ad un ora circa da Marrakech, reso possibile grazie ad Aniko Boelher coordinatrice e rappresentante di Mountain Prope e Summit Foundation. Le successive residenze si arricchiranno del contributo curatoriale di Alessandro Facente, in uno spirito di esperienze condivise. Sul sito www.atlasnowproject.com tutte le news e la gallery e su www.angelobellobono.com gli approfondimenti su Africa(N)ice ed altri progetti».
C'è una volontà imprenditoriale nella promozione dell'arte contemporanea in Marocco o si è ancora in una fase in qualche modo pionieristica?
«A differenza dell’Egitto, in Marocco ho notato un sistema più strutturato, in molti casi contraddistinto da un alto livello di professionalità più tecnica che concettuale e certamente una volontà di promuovere il contemporaneo, grazie anche alla presenza di molti occidentali che apportano capitali e competenze nel settore».
In Italia le mostre a tema "oriente” con artisti provenienti dall'est si sono moltiplicate. Credi sia un fenomeno passeggero legato al clima culturale e all'interesse che suscitano i moti di libertà o destinato a perdurare e a farsi sempre più strada?
«Credo che le mostre a tema riferite a minoranze etniche, paesi in via di sviluppo e quant’altro, rappresentino la ciclica tendenza dell’arte a voler appropriarsi in forma mistificatoria di ruoli che non le competono, per coprire di sociale contenuti deboli, cool e prettamente glamour in un ambiente in cui i giochi che durano troppo annoiano e se hanno struttura annoiano ancor più».
Una lezione per l'Italia guardando le evoluzioni del Nord Africa?
«Non ritengo di essere un conoscitore del Nord Africa, ho deciso di realizzare qualcosa in questa parte di mondo perché amo frantumare clichè e luoghi comuni, così come può essere parlare d’africa attraverso la neve e il ghiaccio. L’Italia è un gran paese che non sa condividere e comunque sono contento di lavorare a qualcosa non direttamente connesso e dipendente dal sistema arte, che a mio parere parlando e guardando solo in se stesso, sta rimanendo molto indietro rispetto alla contemporaneità dell’esistenza, e questo non solo in Italia».

 


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