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Yuri Ancarani. Il pupillo di Cattelan domani a Roma presenta il suo terzo film sul lavoro. Critiche solo positive in arrivo?

   
   
 
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Yuri Ancarani, DaVinci, Still da video

Al Festival del Film di Roma, domani, appuntamento imperdibile per gli amanti del cinema "d'artista". Yuri Ancarani arriva, in prima internazionale, con il suo Da Vinci, ultimo film della trilogia dedicata al lavoro, che tra i produttori vede Antonella Rodriguez Boccanelli, Warly Tomey, Maurizio Cattelan, Ivan Frioni, Giorgio Gallenzi e Museo Marino Marini Firenze, dove il 17 l'artista inauguerà la sua personale "Ricordi Moderni".
E farà spola con un altro festival del film, "Lo schermo dell'arte" a Firenze, dove all'Odeon, il prossimo 22 novembre, saranno proiettate le prime due "puntate" della serie: Il Capo e Piattaforma Luna. Una stagione d'oro insomma per l'artista, che culmina con Da Vinci e la sua atmosfera: completamente ambientato all'interno di una sala operatoria, il lungometraggio si pone come un viaggio immaginifico all’interno di un microcosmo dove la speranza e l’aspettativa sentite dall’esterno si confondono con la lucida e razionale oggettività della macchina e dei chirurghi che operano attraverso di essa, proprio perché il sistema "Da Vinci" consiste in questo: il corpo del paziente non viene mai toccato direttamente dalle mani del medico, ma solo dal robot, in grado di catturare immagini e guidare, oltre ai nostri, gli occhi esperti del medico chirurgo. Dopo le montagne di Carrara e le escavazioni del marmo, Piattaforma Luna era stato girato all’interno di una camera iperbarica insieme a sei sommozzatori specializzati in immersioni a grande profondità: ora è invece il corpo il materiale (in)tangibile del "lavoro" di Ancarani. Un corpo lontanissimo dall'idea di taglio e sangue novecenteschi che si associano alla sala operatoria, ma un ente a sua volta quasi meccanico, meccanicamente sistemato. 
La grande novità, inoltre, è prevista per il 2013, quando i tre capitoli riuniti diventeranno un lungometraggio ad episodi.
 


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