15 giugno 2013

Milano avrà il suo fiume? Al via uno studio di fattibilità, promosso da Comune e Politecnico, per riportare in vita i Navigli sepolti

 

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La Darsena di Milano in una foto storica
E se Milano avesse un fiume? Come cambierebbe l’approccio alla città e della città verso se stessa? Poteva sembrare utopico fino a qualche ora fa, e invece adesso, forse, Milano avrà un fiume. Quel fiume artificiale che ha sempre avuto nella sua storia, e che è stato poi definitivamente tombinato, in larga parte, negli anni Ottanta dell’800, e che ora potrebbe tornare. In città ha mosso una sorta di rivolta popolare di meraviglia la proposta del Comune, in collaborazione con il Politecnico, di eseguire uno studio di fattibilità per riaprire in Navigli in città. Una notizia che ha scatenato un putiferio di entusiasmi sui social network legati al sindaco Pisapia e, allo stesso tempo, una pioggia di polemiche di fazioni opposte che lamentano, piuttosto, lo stato in cui versa la città secondo il loro punto di vista. Ebbene, più che addentrarci in quella che sembra una campagna elettorale molto anticipata e che potrà portare, o togliere, al major arancione diversi consensi, è l’aspetto quasi utopico ad essere interessante. La capacità presunta di poter portare di nuovo in città un altro orizzonte. Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco con delega all’urbanistica, ha commentato la notizia: «Dopo 130 anni ci mettiamo al lavoro per far riapparire nella planimetria urbanistica della città quel segno d’acqua storico. A due anni esatti dai referendum ambientali, nel rispetto della volontà espressa dai milanesi attraverso il voto, il Comune e il Politecnico firmano una convenzione per realizzare uno studio di fattibilità per la riapertura completa dei Navigli milanesi -Martesana, Cerchia interna, Naviglio di via Vallone, Conca di Viarenna, Darsena- che comprenda anche la possibilità di riattivarne la navigazione lungo tutti i tracciati. Daremo vita a un reale processo partecipativo coinvolgendo le zone, le associazioni, i comitati di cittadini che ne hanno a cuore la riapertura. Entro il 31 dicembre 2013 confidiamo di presentare lo studio ai cittadini». Un tempo più che ragionevole considerando i disastri e le lungaggini del Belpaese, e che forse anziché della cementificazione che era stata prevista per EXPO, di cui una parte miseramente decaduta, potrebbe realmente giovare alla città, come ha riportato l’ingegnere Antonello Boatti: «Con la riapertura dei Navigli Milano acquisterà molto in qualità della vita, del paesaggio, della bellezza apportando concreti elementi di miglioramento alla città pubblica». E che non avrebbe più nulla da invidiare alle grandi città d’Europa e ai loro fiumi, da Roma a Parigi, da Londra a Budapest. 

2 Commenti

  1. Mi sembra un’idea di chi sa pensare grande; la condivido pienamente. Mi piacerebbe che lo studio condotto da Politecnico e Comune, attraverso la procedura dell’ascolto delle comunità e delle categorie di cittadini interessate, costituisse una visione di base per un bando di concorso accessibile non solo alle engineering.

  2. Ora si commissiona a MM un secondo studio di fattibilità per una barca… di soldi, come non fosse abbastanza evidente la follia di riesumare i navigli dopo 60 anni buttando all’aria la città per scimmiottare Amsterdam. All’ultimo si è tirata fuuori la giustificazione a posteriori che potrebbero forse servire da scolmatori per le piene del Seveso.
    Sta già facendo abbastanza danni la Via d’acqua che per Expo 2015 devasta i parchi

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