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Indagando le possibilità del reale e dell’immaginario. A Roma, entra nel vivo Short Theatre

   
   
 
Indagando le possibilità del reale e dell’immaginario. A Roma, entra nel vivo Short Theatre
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A Roma, il 5 settembre, è iniziato Short Theatre, un appuntamento fondamentale per la città, giunto alla 13ma edizione. Di anno in anno, questo festival chiama a raccolta una comunità di spettatori e operatori del settore, che si riuniscono per un rituale inizio di stagione e con il tempo questa comunità non solo si è consolidata ma si è anche ampliata. In questi giorni, abbiamo visto alla Pelanda, cuore di Short Theatre, tracce di un pubblico diverso, composto da giovani e non solo da addetti ai lavori. 
Un festival è un’architettura complessa e questa edizione di Short Theatre più che mai sembra rispecchiare la natura di un organismo rizomatico che si innesta in una città dalle dinamiche articolate come Roma, abitandola, invadendola, osservandola per innescare cambiamenti. Provocare realtà è, infatti, il sottotitolo di questa edizione che ha in programma non solo spettacoli e performance di artisti di fama internazionale. In questi primi giorni abbiamo avuto occasione di vedere, tra gli altri, Antonio e Cleópatra, di Tiago Rodrigues, che affronta il tema dell'amore attraverso il sentimento del tempo, con la storia di due individui e del loro entrare e uscire dal presente, sempre collegati nella presenza e nell'assenza. Oppure Gala di Jérôme Bel, realizzato a Roma in collaborazione con Grandi Pianure-Gli spazi sconfinati della danza contemporanea, rassegna del Teatro di Roma a cura di Michele Di Stefano, che mette in scena, accanto ad alcuni professionisti, corpi solitamente esclusi dalla danza istituzionale ponendo questioni sul concetto di bello e sul come trovare il proprio modo di attraversare la scena, che non è altro che il proprio modo di stare al mondo. Ma anche lavori come quello di Oona Doherty, Hope Hunt, o If, If, If, Then, di Jacopo Jenna, che attraverso la coreografia e la danza fotografano la realtà e creano uno spostamento. 
Questo Short non è una rassegna di spettacoli ma anche e soprattutto il tentativo di creazione di un contesto dove lasciare accadere, come un festival dovrebbe essere. Nella giornata di domenica, Panorama Roma ha segnato un primo movimento di rilancio di dialogo con e tra la scena artistica romana, per l'immaginazione di un luogo dove scambi e visioni possano essere possibili, un luogo in una città carente di spazi di questo tipo. Creare contesti e possibilità è anche il ruolo dei due progetti in residenza: Bad Peace, di China, Leo Non e Bob Junior in collaborazione con il Fanfulla 5a e Little Fun Palace di OHT, progetti che avranno una programmazione quotidiana e continua per tutto il festival, invadendolo essendone invasi, tra incontri, concerti e presentazioni di film. 
In questo interrogare l'arte per cambiare la realtà, nella sezione Tempo libero, dedicata alla formazione, il festival ha dato spazio, tra le altre cose, all'incontro Guerrilla Theory, opening del Master in Studi e Politiche di Genere dell'Università Roma Tre, dove studiose e curatrici hanno affrontato il tema del lavoro e, nello specifico, di quello creativo, da una prospettiva di genere, a partire dalla lectio magistralis di Valeria Graziano
Ma Short Theatre non è ancora finito e nei prossimi giorni ci sarà spazio per altre visioni e confronti: in programma Muta Imago con Combattimento, The End di Strasse, Sanctuary di Carlos Casas, mentre continuano le repliche de L'uomo che cammina di DOM e la programmazione musicale di Controra ci accompagnerà nelle serate alla Pelanda. 
Ne "Le Città Invisibili”, Italo Calvino parla di città e desiderio: «Nella mappa del tuo impero, o grande Kan, devono trovar posto sia la grande Fedora di pietra sia le piccole Fedore nelle sfere di vetro. Non perché tutte ugualmente reali, ma perché tutte solo presunte. L'una racchiude ciò che è accettato come necessario mentre non lo è ancora; le altre ciò che è immaginato come possibile e un minuto dopo non lo è più». Si sente un gran bisogno di provocare realtà e noi non vediamo l'ora di andare avanti nell'indagare desideri e possibilità. (Paola Granato)
 


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