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Falsi De Dominicis. Sgarbi risponde per le rime, mentre le indagini si spostano a Fabriano

   
   
 
Falsi De Dominicis. Sgarbi risponde per le rime, mentre le indagini si spostano a Fabriano
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Come prevedibile, la storia delle 250 opere di De Dominicis contraffatte sta continuando tra le aule dei tribunali e le dichiarazioni dei protagonisti, coinvolti loro malgrado. Dopo le parole di Italo Tomassoni, critico d’arte e conoscitore di Gino De Dominicis e del suo lavoro, oltre che cofondatore, nel 1999, dell’Associazione Gino De Dominicis, è il turno di Vittorio Sgarbi, tra i 23 indagati insieme al critico Duccio Trombadori, al gallerista Pio Monti e a Marta Massaioli, vicepresidente della Fondazione Archivio De Dominicis. Sgarbi, che è presidente della Fondazione nata in seguito alla scissione dall’Associazione, ha affidato tutte le sue preoccupazioni alle colonne de Il Giornale. Una colonna piuttosto lunga e anche visibilmente accorata: «Implacabile e irrevocabile mia convinzione è che non esistano falsi di De Dominicis, che non ne esista un falsario e che, per il limitatissimo mercato dei suoi collezionisti, non abbia alcun senso falsificarne le opere». 
«Come può accadere che le energie e le risorse dello Stato siano spese in modo inutile, occupandosi di un caso inesistente e di un artista che nessuno ha interesse a falsificare […]?», si chiede Sgarbi che, quindi, si lancia nella sua ricostruzione degli eventi. L'inchiesta è partita dalla denuncia dell'erede di De Dominicis, pilotata da Tomassoni, bollato come un «Avvocato amatore e collezionista, critico d'arte dilettante», «Che non è riuscito a piazzare nessuna opera presso il grande collezionista Luigi Koelliker e decide quindi, a priori, di dichiarare false, non si capisce da chi contraffatte, perché di fonti diverse, le opere comprate da diversi mercanti, tutte buone e documentate». Il riferimento è alla diffida del 2011 della erede di De Dominicis, Paola Damiani, a pubblicare circa sessanta opere dell’artista, provenienti dalla collezione di Luigi Koelliker e ritenute dei falsi, sul catalogo della mostra "Gino De Dominicis. Teoremi figurativi” presso la Ca’ d’Oro di Venezia, curata dallo stesso Sgarbi. Fu proprio in seguito a tale episodio, che non sarebbe stato l’ultimo screzio accorso tra Tomassoni e Sgarbi, che questi decise di fondare la Fondazione Archivio De Dominicis. 
Per Sgarbi, dunque si tratta di un tiro volto unicamente a minare la sua credibilità: «Il presidente, inoltre, in quanto parlamentare, la cui onorabilità è gravemente minacciata dall'inchiesta del pubblico ministero e dalle indagini dei carabinieri, ha legittimo diritto di invocare, in nome dell'articolo 68 della Costituzione, l'insindacabilità delle sue opinioni, su cui poggia anche la sua credibilità politica». 
Intanto le indagini continuano e pare si stiano concentrando sulla figura di Massaioli, individuata come la possibile regista della presunta organizzazione di falsari e attualmente agli arresti domiciliari nella sua casa a Civita di Fabriano, usata in passato anche come sede di mostre. Gli inquirenti non escludono che il laboratorio per la contraffazione delle opere d’arte possa aver avuto luogo proprio nella cittadina delle Marche. «Tutte le opere sono assolutamente autentiche», ha affermato Angelo Franceschetti, avvocato difensore di Massaioli che, in passato, fu anche assistente del grande maestro.
 


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