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Immagini da attraversare. Lucia Bosso ci parla di Obiettivo Architettura al MAXXI

   
   
 
Immagini da attraversare. Lucia Bosso ci parla di Obiettivo Architettura al MAXXI
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Il rapporto tra una struttura architettonica e la sua immagine, la divergenza tra il progettare e l’inquadrare, ciò che si perde o si recupera passando dall’attraversamento all’osservazione e poi al contrario. È questo il dialogo al centro di Obiettivo Architettura, la rassegna curata dal MAXXI e ideata da Lucia Bosso, che intende indagare il rapporto tra un’architettura, il suo progettista e il fotografo che l’ha ritratta. 
Quattro gli incontri in programma per questa seconda edizione, che si apre il 28 febbraio, alle 18, nell’Auditorium del MAXXI, con lo Studio it’s di Alessandro Cambi, Francesco Marinelli e Paolo Mezzalama, in dialogo con l’artista visivo Francesco Mattuzzi. A seguire, martedì, 12 marzo, appuntamento con Alessandro Scandurra e Filippo Romano, quindi, martedì, 7 maggio, lo Studio SET, diretto da Lorenzo Catena, Onorato di Manno e Andrea Tanci, incontrerà Simone Bossi. Infine, martedì, 21 maggio, gli architetti Nunzio Gabriele Sciveres e Giuseppe Gurrieri, collaboratori dello studio di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, si confronteranno con Filippo Poli
Abbiamo raggiunto Lucia Bosso per farci dire di più. 

Obiettivo Architettura mette in confronto un progettista e un fotografo. Com’è nata l’idea di questa forma di dialogo? Quali sono stati gli sviluppi e le considerazioni dalla prima a questa seconda edizione? 
«Il progetto nasce dalla riflessione che ho maturato nel tempo, occupandomi di comunicazione dell’architettura da più di dieci anni, che mi ha portato a valutare il ruolo dell’immagine fotografica nella cultura e nella divulgazione del progetto contemporaneo. Di fatto e sempre più evidentemente, impariamo dalle immagini, conosciamo luoghi e architetture senza averle frequentate, consideriamo valido un progetto costruito se è fotograficamente intrigante. 
Ho immaginato Obiettivo Architettura come un’occasione di dar voce ai veri autori di queste narrazioni architettoniche che sono i fotografi, di cui spesso si conosce poco, ma che invece sono i ghost writer dei progetti contemporanei. Metterli a dialogo con chi ha progettato gli spazi che ritraggono, pone in evidenza la relazione simbiotica che li lega, dove la personalità dell’architetto e quella del fotografo si allineano nel creare l’edificio: la percezione del luogo si amplifica in una sorta di uno spazio altro, simile ad una dimensione immaginaria. Questo è ciò che emerso dalla prima edizione; dalla seconda mi aspetto di imparare nuovi significati». 
Quattro gli incontri in programma, da febbraio a maggio, con focus sull’architettura di Roma. Cosa potremo ascoltare e vedere? 
«Sì, il focus su Roma è stata una scelta consapevole e concertata con la direttrice del MAXXI Margherita Guccione insieme ai partner del progetto (Ordine degli Architetti di Roma, la Casa dell’Architettura e la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza) poiché siamo a Roma e perché a mio avviso, non esiste su Roma sufficiente interesse rispetto ai protagonisti della scena architettonica. Iniziamo con studio It’s, che si occupa di progettazione e sviluppo urbano in Italia, in Francia e in Oriente, con strumenti progettuali innovativi, inclusa la fotografia; e poi SET Architects che attraverso le immagini fotografiche definisce una dimensione evocativa del progetto». 
Da una parte i volumi dell’architettura, dall’altra la superficie dell’immagine. Cosa emerge da questa relazione tra il costruire e il vedere? 
«Hai menzionato il cardine del format: è questa relazione che determina ciò che oggi chiamiamo Architettura. La relazione, e dunque la distanza, tra ciò che è costruito e ciò che vediamo in un’immagine incide sulla nostra conoscenza degli spazi: ciò che guardiamo è un’opera di un architetto o di fotografo? quanto riusciamo ad apprendere attraverso un’immagine? Siamo consapevoli di quanto lo scatti fotografico sia lo strumento sostanziale della cultura architettonica? Obiettivo Architettura è un progetto mirato ad approfondire tale consapevolezza, indagando la duplice autorialità progettista-fotografo dell’architettura». 

In home: Sciveres Garden Cooperativa, Marina di Ragusa, 2016 
In alto: SET Architects, Bologna, Shoah Memorial. Foto di Simone Bossi
 


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