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Il 2020 di Palazzo Strozzi sarà tutto contemporaneo, con Jeff Koons e Tomas Saraceno

   
   
 
Il 2020 di Palazzo Strozzi sarà tutto contemporaneo, con Jeff Koons e Tomas Saraceno
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Il 2020 di Palazzo Strozzi nascerà sotto il segno del contemporaneo. Dopo il grande successo della mostra su Verrocchio, che ha fatto registrare 100mila visitatori e che chiuderà il 14 luglio, in attesa dell’ultima mostra del 2019, in apertura a settembre, in collaborazione con la Tate Modern e dedicata alla grande Natalia Goncharova, il nuovo programma espositivo, presentato questa mattina, sarà scandito da due grandi mostre dedicate a due maestri dell’arte contemporanea: con Tomás Saraceno e Jeff Koons
Bisogna dire però che il contemporaneo porta bene a Palazzo Strozzi, considerando che la mostra di Marina Abramovic, chiusa a gennaio 2019, è arrivata alla cifra record di 180mila visitatori, con tanto di foto censurate da Facebook e aggressione. L'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, Tommaso Sacchi, ha ringraziato il direttore generale della Fondazione Palazzo Palazzo Strozzi, Arturo Galansino: «grazie a lui Palazzo Strozzi è diventato una delle grandi cattedrali del contemporaneo in Europa e nel mondo». 
«Dopo la grande mostra di autunno che segna una importante collaborazione internazionale con la Tate Modern di Londra, l’anno 2020 rappresenta un momento fondamentale nella storia di Palazzo Strozzi. Tomás Saraceno e Jeff Koons, due dei maggiori artisti contemporanei della scena internazionale, stanno lavorando con noi per la creazione di due mostre evento che trasformeranno il Palazzo in un luogo di profonda sperimentazione e coinvolgimento del pubblico. Palazzo Strozzi si pone così sempre più come un punto diriferimento tra le istituzioni culturali a livello internazionale, promuovendo la città di Firenze e la Regione Toscana anche come destinazioni per la grande arte contemporanea», ha dichiarato Galansino.
Si parte a febbraio, con Saraceno, che presenterà un grande progetto site specific – dopo gli scivoli di Carsten Höller e i gommoni di Ai Weiwei – incentrato sui temi dell’utopia e della sostenibilità. L’artista nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1973, ha spesso lavorato su argomenti ad alto impatto sociale ed etico, con installazioni imponenti e suggestive, dall’aspetto biomorfo, come nel caso di 14 Billions (Working Title), un enorme modello di ragnatela, presentato alla Bonniers Konsthall di Stoccolma nel 2010. Recentemente l’abbiamo visto a Venezia, in occasione della 58ma Biennale d’Arte, con un’opera del progetto Cloud Cities, installazione effimera, mobile, oscillante e sonora, a due passi dai padiglioni dell’Arsenale. 
Dovremo aspettare settembre 2020 per lasciarci stupire dalla prima, grande retrospettiva italiana di Jeff Koons, che con Damien Hirst si disputa il ruolo di artista più famoso e controverso al mondo. L’ultima? Il record per lo scintillante coniglio in acciaio inossidabile del 1986, stimato da 50 milioni a 70 milioni di euro da Christie’s. Al termine di una appassionante asta a colpi di milioni, l’opera è stata acquistata da Robert Mnuchin, padre del segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin, per 91 milioni di euro, superando di gran lunga il precedente record di Koons, attestato a 58,4 milioni. In questa occasione, sarà presentato un percorso scandito dalle opere più celebri, dagli anni Settanta fino agli ultimi lavori, ancora inediti.

In alto: Aiweiwei, Libero, Palazzo Strozzi, 2016-2017
 


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