10 novembre 2004

Distribuzione di Exibart.onpaper, così proprio non ci capiamo…

 

di

Exibart.onpaper 18 con la copertina di Botto&BrunoA partire dall’inizio di questa settimana le copie del fiammante Exibart.onpaper 18 sono atterrate negli Exibart.point, ovvero le librerie, i bar, i ristoranti, i centri sportivi, i saloni di bellezza, i musei, le gallerie, le boutique, i teatri, i cinema, i bookshop che distribuiscono gratuitamente il nostro periodico. E fin qui tutto regolare, se non fosse per il fatto che già dal pomeriggio stesso del giorno d’arrivo dei corrieri sono iniziate ad affluire in redazione mail e telefonate da parte dei titolari degli Exibart.point. Cosa volevano? Più o meno tutti questo: “mandateci altre copie perché sono già finite in poche ore, i lettori le aspettavano da qualche giorno, molti ce le avevano ‘prenotate’, altri sono passati e si sono lamentati per non averne trovate…“.
Dovremmo esserne entusiasti perché questo palesa l’attenzione che viene riservata ad ogni nuovo numero? Niente affatto. Che Exibart.onpaper sia un successone lo sappiamo da noi, senza bisogno di riscontri. La verità è che un fenomeno di questo tipo dimostra come i nostri lettori -specialmente quelli più affezionati- non abbiano ben compreso il peculiare spirito e la innovativa politica distributiva che abbiamo adottato.
Gli Exibart.point sono infatti da considerarsi degli avamposti selezionati per offrire ad un più vario e vasto pubblico possibile una copia-saggio del nostro giornale. Dunque lo scopo di questi punti di distribuzione non è quello di garantire un approvvigionamento regolare di copie aggratis ai ‘lettori affezionati’ che già ci conoscono, ma al contrario quello di intercettare ad ogni uscita un po’ di nuovo pubblico, possibilmente non appartenente al cosiddetto ‘mondo dell’arte’, ma a settori adiacenti come il design, la musica, il cinema, l’editoria, la pubblicità, la filosofia, il teatro, l’architettura, la moda… Come mai, altrimenti, avremmo scelto di distribuire il giornale in un teatro di Roma, in una scuola di design a Torino, in un ristorante trendy a Milano, in un discoclub di Palermo o in uno shop biologico di Napoli (e questi sono solo esempi, gli Exibart.point sono ormai più di 120)? Per raggiungere il nostro pubblico o magari per cercarne uno nuovo?
Gli Exibart.onpaper in distribuzione gratuita hanno un ruolo ed un compito ben preciso: finire nelle mani di chi ancora non ci conosce, di chi ci conosce poco, di chi vuole provarci. Quanto ai ‘lettori affezionati’ si dimostrino tali sottoscrivendo l’abbonamento invece di raccomandarsi al gestore dell’Exibart.point per mettere qualche copia da parte appena arriva. Naturalmente non ci guadagnamo nulla, i 12€ annui coprono solo le spese di confezionamento e spedizione. Guardate quanto costano gli abbonamenti alle altre riviste di settore…
Crediamo che questo modello di diffusione (basato sul doppio registro della distribuzione gratuita e su un abbonamento a ‘prezzo politico’) sia vincente per dare ai nostri contenuti un respiro che vada al di là del microscopico mondo dell’arte italiano. Non costringeteci a cambiare politica.

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[exibart]

8 Commenti

  1. Ma perché Botto e Bruno, in un’occasione così prestigiosa, hanno sentito il bisogno di scimmiottare la pubblicità della HP?

  2. Pensavo che l’unico fine di Exibart On Paper fosse diffondere il progetto più e meglio di quanto internet non possa fare, ma non pensavo che ci fosse una chiara manovra commerciale dietro…

  3. Carissima Redazione,
    faccio parte di coloro che hanno rubato il vostro giornale, nonostante io sia REGOLARMENTE ABBONATA. ho pensato di tacere il vostro ritardo nell’invio della rivista, ma dato il vostro atteggiamento non posso proprio evitare di farvi notare che IO RUBO IL VOSTRO GIORNALE PERCHE’ LO INVIATE CON 15 GG DI RITARDO AI VOSTRI ABBONATI.
    se questo è l’atteggiamento che voi riservate loro, beh non potete che essere ricambiati con un atteggiamento alla lupin III, di stima e sincero interesse…che questo interesse sia ricambiato?
    cordialmente vostra
    ap

  4. Carissima Alice,

    niente di più falso. Il giornale arriva nelle case dei lettori con uno scarto di pochissimi giorni rispetto all’Exibart.point. Ad esempio questo numero ha visto le copie agli Exibart.point in consegna lunedi o martedì e i numeri a domicilio sono arrivati il giovedì (oggi nella maggiorparte dei casi i lettori hanno ricevuto il giornale a casa) e si completeranno il venerdi. Inoltre abbiamo da subito approntato un abbonamento prioritario che permette ai lettori più impazienti, come lei, di ricevere a casa il giornale il giorno stesso dell’arrivo delle copie negli Exibart.point, con una spesa che è più che doppia rispetto all’abbonamento base, ma che nonostante ciò è di gran lunga al di sotto di qualsiasi rivista della “concorrenza” (che per solito realizza 4 o 6 numeri all’anno, non 8).

    Inoltre, per concludere, anche il più ingenuo dei lettori saprà che qualsiasi ritardo nella consegna dei giornali a domicilio dipende ESCLUSIVAMENTE da Poste Italiane Spa, noi siamo una redazione giornalistica, non una ditta di delivery.

    Prendendo la copia all’Exibart.point non ha fatto altro che rendere più difficoltosa la diffusione dei contenuti a nuovi lettori. Oggi o domani le arriverà la sua copia da abbonamento, visto che si ritroverà con il doppione, almeno ne regali una a qualche amico interessato che ancora non ha avuto modo di conoscerci…

  5. Gentile Redazione,
    niente di più vero: ad oggi, 13/11, la copia di exibart non è ancora arrivata, forse avete ragione, non sono 15 i giorni di ritardo ma 13.
    sarà colpa della posta, ma certamente non del vostro atteggiamento, che, mi ripeto, suona un pò arrogante, e me ne dispiaccio, soprattutto perchè, senza bisogno dei vostri inviti a diffondere il vostro progetto, avevo già segnalato la vostra iniziativa a tutte le gallerie e appassionati d’arte con cui ho l’onore di collaborare, invitandoli persino a diventare exibart point.
    mi chiedo sempre più spesso a cosa è dovuto questo atteggiamento così aggressivo.
    cordialmente, in attesa di ricevere la mia copia, per poter poi così regalare quella rubata.

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