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Da giorni le agitazioni dei lavoratori precari riuniti sotto l’ironica sigla di San Precario, che avevano aggirato la sicurezza prima della sfilata di Laura Biagiotti, stava rendendo ansiose le forze dell’ordine e tutto il carrozzone milanese della haute couture. Perché si continuavano a fare ipotesi di problemi d’ordine pubblico nel corso della sfilata della giapponese Serpica Naro, “nota” per le sue posizioni fascistizzanti e omofobe. La stilista dell’estremo oriente, come hanno battuto le agenzie, aveva addirittura tentato di affittare il centro sociale “Pergola” per la propria sfilata e, ottenendo uno sdegnato rifiuto, aveva programmato l’evento nel quartiere Isola. Ebbene, sabato 26 febbraio, nel tardo pomeriggio, la situazione pareva stranamente calma e alla conferenza stampa si sono presentati… proprio i chain worker, che in un ottimo inglese hanno spiegato che la stilista non esiste e che quel nome è semplicemente un anagramma di San Precario. Ne è seguita ovviamente una sfilata, con nutrite dosi di applausi. Quando si dice che il situazionismo è morto! (marco enrico giacomelli)
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