14 gennaio 2026

Una vita nel colore, quella di Claire Vasarely ad Aix-en-Provence

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Fino al 15 febbraio, la Fondazione Vasarely ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Claire Vasarely (1909–1990), artista e designer, ripercorrendo trent’anni di attività creativa, dagli esordi a Budapest alla fine degli anni Venti fino agli ultimi lavori realizzati a Parigi negli anni Cinquanta

Fondation Vasarely, 2025. © Fabrice Lepeltier

Che cosa resta, oggi, dellopera di unartista quando il suo lavoro è stato a lungo letto attraverso quello di un altro? La retrospettiva Una vita nel colore, dedicata a Claire Vasarely e curata da Valérie Da Costa presso la Fondation Vasarelyrestituisce valore e autonomia alla sua figura, sottraendola finalmente a una lettura derivativa legata alla carriera del marito e riportando al centro la sua pratica artistica originale, creativa e pienamente inscrivibile nella storia del modernismo europeo.

Attiva tra la fine degli anni Venti e la fine degli anni Cinquanta, Claire Vasarely – nata Klára Spinner a Budapest nel 1909 – sviluppa un percorso coerente e articolato che attraversa arti grafiche, pittura, disegno di moda, progettazione tessile e arazzo, muovendosi tra Budapest e Parigi e operando allinterno di contesti culturali segnati dal modernismo europeo, dal modello bauhausiano e da una concezione dellarte come campo di applicazione e sperimentazione formale. La sua formazione al Műhely, scuola fondata da Sándor Bortnyik sul modello del Bauhaus di Weimar, è determinante non solo sul piano tecnico, ma soprattutto per lidea di un linguaggio visivo strutturato, modulare, aperto alla serialità e alla trasposizione su supporti diversi.

Fondation Vasarely, 2025. © Fabrice Lepeltier

Il percorso espositivo ricostruisce in sezioni cronologiche come la pratica di Claire Vasarely si sviluppi lungo una linea di continuità più che per cesure stilistiche: i primi lavori grafici, i manifesti e i progetti pubblicitari degli anni Trenta condividono con i successivi disegni tessili e con gli arazzi di Aubusson una stessa attenzione alla superficie come campo organizzato, alla relazione tra forma e colore e alla possibilità di generare variazioni a partire da un impianto strutturale dato. In questo senso, il lavoro sui motivi tessili – che occupa una posizione centrale nella mostra – appare come uno dei luoghi principali della sua ricerca visiva. Tra linizio degli anni Trenta e la fine degli anni Cinquanta, Claire Vasarely produce un corpus vastissimo di disegni per tessuti, destinati non solo alle seterie di Lione ma anche a industrie tessili attive in Francia, Germania e Stati Uniti. Motivi floreali stilizzati, geometrie ripetute, campiture cromatiche accostate secondo logiche di variazione seriale definiscono un linguaggio che anticipa, in alcuni casi in modo sorprendente, questioni che diventeranno centrali nellarte ottico-cinetica. Non è secondario, a questo proposito, il riconoscimento esplicito da parte di Victor Vasarely del ruolo svolto da Claire nellintroduzione del colore come elemento strutturale e non decorativo nella sua ricerca. La mostra affronta con attenzione anche la dimensione di porosità creativa allinterno della coppia Vasarely: disegni, studi e opere firmate a quattro mani mostrano un campo di scambio, di influenze reciproche e di sovrapposizioni linguistiche, in cui la distinzione delle attribuzioni risulta meno rilevante della comprensione dei processi condivisi. 

Fondation Vasarely, 2025. © Fabrice Lepeltier

Il passaggio allarazzo, avviato nel secondo dopoguerra grazie alla collaborazione con gli atelier Tabard ad Aubusson, segna lultima fase della produzione di Claire Vasarely e, al tempo stesso, uno degli esiti più compiuti della sua ricerca. I suoi primi arazzi, realizzati alla fine degli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta, spesso combinano figurazione e astrazione, con busti e volti femminili inseriti in campi di colore vivaci e motivi geometrici, dove elementi naturali – fiori, foglie e paesaggi stilizzati – si intrecciano con le forme. In alcune composizioni, la presenza di figure femminili dalle espressioni intense dialoga con scenari naturali evocativi, conferendo alle opere una dimensione narrativa oltre che visiva. Questi aspetti rivelano la capacità della desiginer di fondere rappresentazione e astrazione, arricchendo il linguaggio dellarazzo con una sensibilità originale nel contesto delle arti tessili moderne. 

Sebbene la sua produzione venga purtroppo ad interrompersi alla fine degli anni Cinquanta, quando Claire Vasarely assume un ruolo centrale nella gestione dellatelier e della carriera del marito, il suo percorso resta coerente e pienamente leggibile. Una vita nel colore restituisce la sua figura al centro della storia del modernismo, invitando a riscoprire lartista come elemento chiave per comprendere le dinamiche artistiche del Novecento e per mettere in discussione i criteri con cui la storia dellarte seleziona e gerarchizza le pratiche creative.

Fondation Vasarely, 2025. © Fabrice Lepeltier

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