21 giugno 2026

Nella grande mostra della Tate Modern di Londra c’è l’ultimo saluto di Julio Le Parc

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Il maestro dell'Arte Cinetica recentemente scomparso ha lavorato fino ai suoi ultimi giorni alla grande retrospettiva che ripercorre la sua carriera nell'istituzione londinese, dagli esordi parigini alle più recenti ricerche tra luce, colore e interazione

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Julio Le Parc at Tate Modern. Photo courtesy Tate Photography (Kathleen Arundell)

A meno di due settimane dall’apertura della retrospettiva a lui dedicata alla Tate Modern di Londra, il 30 maggio è morto a Parigi Julio Le Parc. Fino all’ultimo, l’artista e il suo atelier hanno collaborato da remoto all’allestimento di questa mostra, che può essere considerata come la sua ultima opera.

Nato in Argentina nel 1928, Le Parc ha frequentato la Scuola Nazionale di Belle Arti di Buenos Aires, avvicinandosi alle avanguardie artistiche locali. La svolta fondamentale nella sua vita personale e artistica è avvenuta nel 1958, quando ha colto l’opportunità di trasferirsi a Parigi. I circoli artistici francesi in cui si è inserito sono stati fertili per la sua evoluzione e la presenza di mercanti d’arte interessati all’astrattismo ha fatto il resto. Dal suo arrivo a Parigi prende avvio la mostra della Tate, che raccoglie lavori realizzati dal 1958 fino agli anni recenti.

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Julio Le Parc at Tate Modern. Photo (c) Tate Photography (Kathleen Arundell)

Le Parc è stato uno dei pionieri del cinetismo, lavorando in sintonia con esponenti dell’arte ottica, abbreviata in Op Art, che a Parigi aveva il suo epicentro, forgiando una sintesi personale delle due correnti. Riflettendo la mobilità delle sue opere, la sua visione artistica non è mai divenuta statica e di conseguenza alcuni lavori sono stati rivisti e aggiornati anche a distanza di decenni.

La narrazione della mostra ospitata nel museo londinese fino al 3 maggio 2027, Julio Le Parc. Light, Colour, Action, inizia con un’opera emblematica di questo approccio: Instabilité, del 1959, presentata nella sua versione ampliata del 1991, in cui gli effetti ottici vengono adattati alla nuova dimensione. I primi disegni e dipinti di quel periodo erano composti solo attraverso il bianco, nero e grigio, formando figure interessanti ma che costituivano ancora una fase embrionale del linguaggio maturo che si sarebbe sviluppato nel futuro.

Julio Le Parc at Tate Modern. Photo (c) Tate Photography (Kathleen Arundell)

È infatti l’arte cinetica la protagonista principale di questo evento in cui, dichiaratamente, la risposta del pubblico è al centro dell’esperienza artistica. Fin dalla seconda sala, è infatti impossibile non essere rapiti dai giochi di luce che emergono dalla parete in cui è stato incastonato il Continuel-lumière cylindre, opera di quasi cinque metri di diametro realizzata nel 1962 e aggiornata nel 2012. Si procede in una semioscurità che favorisce la visione in dettaglio degli effetti generati da lavori ipnotizzanti come Continuel-lumière avec quatre formes en contorsion, realizzato nel 1966, anno in cui Le Parc vinse il Gran Premio alla pittura della Biennale di Venezia con una serie di dipinti e installazioni.

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Julio Le Parc at Tate Modern. Photo (c) Tate Photography (Kathleen Arundell)

Una volta giunto a Parigi, a seguito della frequentazione e interazione con altri artisti dell’Op Art, Julio Le Parc era stato fra i fondatori del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GARV), un collettivo che ha operato dal 1960 al 1968 incentrandosi sulla realizzazione di arte cinetica e ottica.

In quegli anni il GARV ha organizzato alcune mostre d’insieme delle opere dei suoi membri, i Labyrinthes, in cui il pubblico era invitato ad aggirarsi fra i lavori esposti e interagire con molti di essi. Da di uno di questi “labirinti” proviene Lumière en vibration – Tulles: una delle ultime opere esposte con il GARV nel 1968 e rivisitata nel 1981.

L’adiacente Salle de jeux è ampiamente interattiva: i visitatori sono invitati a modificare il posizionamento degli elementi di vari lavori, manualmente o utilizzando tastiere come quella che attiva le singole parti di Ensemble de onze mouvements-surprise: undici opere adiacenti ma indipendenti, realizzate con diversi materiali e azionate dai motori collegati ai tasti.

Julio Le Parc at Tate Modern. Photo (c) Tate Photography (Kathleen Arundell)

Seguendo lo stesso principio si attiva Rubans au vent del 1988, in cui il pulsante aziona un ventilatore che sconvolge il posizionamento di lunghe strisce di polietilene. Nel corso degli anni, Le Parc ha realizzato vari tipi di sfere, composte da frammenti di materiali sospesi in modo da formare figure geometriche colorate dalle luci presenti in sala e mosse dal vento o dal passaggio dei visitatori. Sphère bleu, opera del 2001 aggiornata nel 2022, è la rappresentante di questa serie alla Tate Modern, in cui dimora dal 2024.

Radicata in uno studio sistematico dei colori iniziato sin dal 1959, a partire dal 1988 si è sviluppata la serie Les Alchimies, in cui una gamma di 14 colori è stata utilizzata, spesso nella sua interezza, per realizzare opere su tela o sculture di cui viene presentato un assortimento eterogeneo.

Julio Le Parc at Tate Modern. Photo (c) Tate Photography (Kathleen Arundell)

La mostra si conclude significativamente, per volontà dell’artista, con una sequenza di tavole che riportano il testo integrale di Avant que…, una sua poesia pubblicata nel 2024 in un leporello illustrato di 180 centimetri. Alla luce della sua recente scomparsa, queste parole rappresentano un commovente testamento, che continuerà a riflettersi, fra luci e colori, nelle sue opere esposte in tutto il mondo.

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